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Feb 13


Il Centro Italiano per la Fotografia apre nella propria sede torinese la stagione 2024 con tre esposizioni dedicate a grandi maestri della fotografia internazionale. 

Dalle immagini della guerra civile spagnola a un grande progetto artistico nella Milano del boom economico passando attraverso i paesaggi del Piemonte rurale, il pubblico potrà ammirare fotografie considerate oggi grandi classici senza tempo. 

Dal 14 febbraio 2024, con tre nuove mostre all’insegna dei grandi classici senza tempo, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino apre il suo programma espositivo per il 2024.

La tragica guerra civile spagnola, momento cruciale della storia del XX secolo, e il rapporto professionale e sentimentale fra Robert Capa e Gerda Taro sono il fulcro della mostra Robert Capa e Gerda Taro: la fotografia, l’amore, la guerra che con oltre 120 fotografie racconta una stagione intensa di fotografia, guerra e amore.

Nella mostra Ugo Mulas / I graffiti di Saul Steinberg a Milano protagonista è la Milano del boom economico e le creazioni del grande illustratore e disegnatore Saul Steinberg immortalate da un giovane Ugo Mulas, mentre lo sguardo poetico sul Piemonte rurale di Michele Pellegrino offre storie di uomini, donne e montagne nella mostra Michele Pellegrino. Fotografie 1967-2023.

Accanto alle esposizioni temporanee, la Manica Lunga del Centro, ospita l’esposizione permanente La storia della fotografia nelle tue mani, una proposta originale, la prima in Italia per tipologia e concezione, che offe ai visitatori una lunga timeline con testi, immagini e materiale video, nata dalla volontà di consentire a tutte e tutti, anche alle persone non vedenti o ipovedenti, di fruire di testi, immagini e contenuti digitali.

Maggiori informazioni nella pagine di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia

 

Gen 31


La più celebre manifestazione della canzone italiana nasce nel 1951, organizzata dalla Rai di Torino, in tre serate e trasmessa radiofonicamente in presa diretta dal Salone delle Feste del Casinò. Le prime edizioni vengono trasmesse solo dalla radio, ma nel 1955, la manifestazione comincia ad avere una certa popolarità e la tv decide di appropriarsene. Da allora infatti la storia del Festival di Sanremo procede di pari passo con la storia della televisione italiana. Il Festival di Sanremo è un capitolo importante non solo della storia della musica e della televisione ma anche della storia sociale del Paese.

I fotoreporter dell’Agenzia Publifoto intuiscono l’importanza della manifestazione e, negli anni in cui l’evento fu ospitato nel Casinò di Sanremo (1951-1976), realizzano circa 15.000 fotografie del Festival. La mostra espone un nucleo di fotografie dell’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo, ripercorre gli anni in cui il Festival fu ospitato nel Casinò di Sanremo prima di trasferirsi definitivamente al Teatro Ariston e si sofferma in pochi casi sulle immagini delle esibizioni degli artisti sul palco, per concentrarsi invece sul “fuori scena”: l’attesa dei cantanti in platea durante le prove; le passerelle degli artisti (anche gli ospiti stranieri) in giro per la città di Sanremo; la produzione degli autografi per il pubblico; gli artisti in sala trucco; il pubblico; gli artisti ritratti in situazioni curiose, ma anche l’orchestra, la giuria, la sala stampa. Un album di fotografie spesso inconsuete, che ritraggono gli artisti lontano dai riflettori, nei momenti di vita quotidiana che accompagnano le frenetiche giornate del Festival, con un’ingenuità e immediatezza che ce li fanno sentire sorprendentemente familiari. Sono fotografie che testimoniano di un’Italia che ha fretta di dimenticare la guerra e la povertà, che vuole affidare alle canzoni una ritrovata spensieratezza, ma anche, come nel caso della canzone “Vola colomba”, un desiderio di rivalsa circa la “questione triestina o giuliana”. La colonna sonora dell’esercito di liberazione americano era stato il boogie-woogie, musica piena di eccitazione ma a noi sconosciuta, adesso bisognava trovarne una tutta italiana, legata alla tradizione melodica e del bel canto. Il titolo della mostra richiama la giovane età di un Festival agli esordi e di un’Italia in crescita.

La mostra vede la curatela di Aldo Grasso e, grazie alla media partnership con la Rai, è arricchita da contributi video-sonori in collaborazione con Rai Teche.

In occasione della mostra, l’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo, pubblicherà online le schede catalografiche di tutte le fotografie dei servizi realizzati dall’agenzia Publifoto.

Maggiori informazioni nelle pagine di Gallerie d’Italia

Dic 19


Da oggi il Teatro Regio si veste di nuovo, si proietta verso piazza Castello e si racconta attraverso parole e immagini che arricchiscono l’impatto già così felicemente creato con la colonna musicale diffusa sotto i portici.

L’intervento ha l’obiettivo di valorizzare l’architettura del Teatro, sia la facciata esterna, con un potente effetto visivo rivolto alla Città, sia i portici verso l’ingresso, in forma di racconto storico-fotografico rivolto ai passanti. Ecco, dunque, i tre portali rossi e i quattro light box che si inseriscono nelle finestre dei portici e che ospitano la grafica dedicata alla storia della trasformazione del Teatro Regio. L’allestimento della facciata interna prevede quattro light box, con immagini storiche, e un rivestimento delle colonne realizzato grazie a foto iconiche del Teatro. Ovali rossi sottolineano l’anniversario Regio 50, dando risalto alle date fondamentali della storia del Teatro: 1740 – 1973 – 2023.

Il racconto per immagini si avvale di documenti storici come: la sala dell’antico Teatro fotografata da Groppelli nel 1930; la riproduzione dell’olio su tela di Giovanni Michele Graneri del 1752; lo spaccato longitudinale del Regio Teatro di Benedetto Alfieri del 1761; la foto di Bertazzini del 1936 con operai e vigili del fuoco sul tetto del Regio devastato dall’incendio. Accanto ai documenti, campeggiano bellissime immagini fotografiche di Maxime Galati-Fourcade, Andrea Macchia, Ramella&Giannese, Daniele Ratti e Arnaldo Vescovo. I testi ripercorrono la storia dall’inaugurazione nel 1740, al prestigio ben presto riconosciuto: «Questo Teatro è giudicato da tutti il più grandioso e compìto d’Europa» (Guida de’ Forestieri per la Real Città di Torino, 1753), fino al disastroso incendio del 1936, per proseguire con la ricostruzione del 1973 su progetto dell’architetto Carlo Mollino e dell’ingegnere Marcello Zavelani Rossi per arrivare ai giorni nostri, attraverso 50 anni di sogni, meraviglie ed emozioni.

L’allestimento delle arcate si inserisce nell’ampio programma di festeggiamenti per Regio 50 – che è iniziato il 10 aprile scorso, con la proiezione sulla Mole Antonelliana del logo appositamente creato per l’anniversario, e successivamente con due giornate di porte aperte gratuite, per proseguire a luglio con il Concerto di Gala “I Vespri siciliani” di Giuseppe Verdi, per ricordare la riapertura del Teatro (10 aprile 1973) firmata nella regia da Maria Callas e Giuseppe Di Stefano. Oltre alla musica, i punti cardine di questo compleanno lungo un anno sono il forte legame del Teatro con la Città, come raccontano i banner posizionati fino a fine dicembre in via Po: un percorso attraverso le emozioni degli spettacoli messi in scena negli ultimi 50 anni e Carlo Mollino protagonista della mostra Carlo Mollino: Atlante, che approfondisce la straordinaria complessità dell’artefice del Nuovo Regio che siamo felici di annunciare è stata prorogata fino al 3 marzo 2024. In omaggio a Mollino, da oggi, sulla grande vetrata di ingresso del Teatro che affaccia su Galleria Tamagno è posizionata la scritta “Teatro Regio Torino”, realizzata in neon e ricavata dalla grafia dell’architetto torinese.

Per tutte le informazioni e gli aggiornamenti: www.teatroregio.torino.it.