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Apr 02


Oggi, venerdì 2 aprile, nel 77° anniversario dall’Eccidio del Pian del Lot, si è svolta una breve cerimonia commemorativa nel rispetto della vigente normativa anti-Covid senza l’abituale presenza di pubblico, scuole e rappresentanti di associazioni della Resistenza.

La Città di Torino ha desiderato tuttavia rendere omaggio ai caduti. La Sindaca Chiara Appendino si è recata presso il monumento di strada San Vito accompagnata dai Gonfaloni della Città della Regione Piemonte e della Città à Metropolitana, dal Vice Prefetto Lucio Parente, dall’Assessore regionale Andrea Tronzano e dal trombettiere del Corpo di Polizia Municipale.

Le note del Silenzio sono risuonate nella radura dove 77 anni fa vennero fucilati 27 partigiani e civili torinesi, per commemorare il loro sacrificio e perpetuarne il ricordo.

Mar 18


Un bosco nascerà all’interno del cimitero Monumentale per ricordare le migliaia di italiane e italiani la cui vita è stata spenta dal Covid-19.
Questa mattina, presente la sindaca Chiara Appendino, è stata messa a dimora la prima pianta, un ulivo, albero di pace e della speranza.
Alla cerimonia svoltasi nel campo H, Ampliazione 7 (ingresso da via Varano 39) hanno partecipato la sindaca di Torino Chiara Appendino e l’assessore ai Diritti Marco Giusta, la presidente di Sicurezza e Lavoro Loredana Polito e il direttore Massimiliano Quirico e il presidente di Afc Roberto Tricarico.
In occasione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’epidemia da Covid-19 le bandiere di Palazzo Civico saranno esposte a mezz’asta e, accogliendo l’invito che l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani ha rivolto a tutti i sindaci del nostro Paese, anche nel capoluogo piemontese è stato osservato un minuto di silenzio davanti al Municipio, in piazza Palazzo di CittĂ .
Così, la Città di Torino onora la memoria delle vittime dell’epidemia da coronavirus nella Giornata nazionale a loro dedicata e, per il sacrificio e l’infaticabile lavoro svolto in questi terribili mesi, ringrazia gli operatori sanitari e tutte le persone che, con ruoli e compiti diversi, si sono messe a disposizione per aiutare la comunità cittadina ad affrontare in e uno dei periodi più tristi e difficili della nostra storia recente.

Feb 17


Sono legati a quelle case e a quel villaggio Santa Caterina che rappresenta la loro seconda vita. Siamo a Lucento, corso Cincinnato, qui una buona parte di esuli istriani fiumani e dalmati hanno ricominciato a vivere, oltre sessant’anni fa.

Una comunità che si è integrata nel quartiere e che continua ad essere punto di riferimento, partecipando allo sviluppo della Circoscrizione e dell’intera città. Lo ha sottolineato il presidente della Circoscrizione 5, Marco Novello, aprendo la cerimonia che si è svolta questa mattina all’angolo con via Pirano, dove è posta la lapide a ricordo dell’esodo.

Una cerimonia che, per l’emergenza sanitaria, non ha visto, come in passato, il tradizionale corteo ma ha registrato comunque la partecipazione delle istituzioni, dei rappresentanti dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e molti cittadini, rispettosi dei distanziamenti imposti dalle norme.

Maurizio Marrone, per la Regione Piemonte, si è soffermato su quanto le istituzioni devono ancora fare per questa comunitĂ  mentre il presidente dell’Associazione, Antonio Vatta, ha sottolineato come in realtĂ  sia difficile il dialogo con Regione e Comune, soprattutto per la manutenzione delle case degli esuli, â€śorgogliosi di continuare a vivere in questo quartiere”.

Per la CittĂ  è intervenuto il vice presidente del Consiglio Comunale, Enzo Lavolta: â€śIl nostro compito â€“ ha esordito – non è quello di stropicciare la storia e di attribuirne un significato di parte, non è quello di ricostruirla in base alle nostre esigenze ma è quello di ricordarla per quello che è stata, una delle pagine piĂą tristi del secolo scorso, che avrebbe dovuto essere un momento di pacificazione mentre per migliaia di persone è stato un momento tragico, in cui hanno abbandonato la propria terra, i propri cari, gli oggetti personali i propri ricordi. Sono contento, ha aggiunto, che ci siano momenti simbolici che ci aiutano ad andare avanti, a dire che ogni volta che si abbraccia la violenza si sta dalla parte sbagliata della storia. Oggi, ha concluso, occorre lavorare perchĂ© i legami sociali e le comunitĂ  siano piĂą coese e piĂą forti a partire da questo territorio, da questi edifici simbolo dell’accoglienza che è parte integrante della storia della nostra comunitĂ  torinese”.

[Fonte: CittAgorĂ ]