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Mar 21


Centinaia di persone sono scese in piazza a Torino per manifestare contro il razzismo in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale indetta dall’Onu. L’iniziativa è stata organizzata da Rete 21 marzo con il patrocinio di Comune di Torino e Regione Piemonte.
A rappresentare la Città l’Assessore Marco Giusta che ha ringraziato gli organizzatori per questo evento, che ha un significato importante: “ È inesatto dire che Torino è immune da episodi di razzismo, semmai ció che ci distingue è la capacitá di reagire”.
In piazza bandiere della pace, dei sindacati, cartelli e striscioni, tra gli altri quello della ong Mediterranea. Il corteo, partito da piazza Carlo Felice ha raggiunto piazza Carlo Alberto per poi concludersi in piazza Castello.

Mar 21


Nell’interno di via Francesco Cigna 96 a Torino, nei pressi dell’ex fabbrica Incet, è stata intitolata una piazza a Teresa Noce, madre costituente, partigiana, antifascista e politica italiana, impegnata nella legislazione sul lavoro femminile, nata a Torino il 29 luglio 1900 e morta a Bologna il 22 gennaio 1980.

La “nuova” piazza era gremita da circa 500 alunni della Direzione Didattica Ilaria Alpi e delle scuole primarie Anna Frank, Erich Giachino, Enrico Pestalozzi, XXV aprile e del gruppo “Crescere in coro” che hanno preso parte alla marcia per la 24a giornata Vittime delle Mafie organizzata da Libera e che al termine della Cerimonia Ufficiale hanno scandito letture e canti.

A rappresentare la Città di Torino alla cerimonia, è intervenuto il vicepresidente vicario del Consiglio Comunale Enzo Lavolta: “Aver scelto Teresa Noce come toponimo da associare a questo spazio pubblico, in un’area in cui sorgevano un tempo gli stabilimenti Incet, dove si producevano cavi elettrici, in una delle tante aree industriali della periferia di Torino, per troppo tempo abbandonate ma che da alcuni anni è stata oggetto di importanti ed efficaci iniziative di riqualificazione da parte della Città di Torino, non fa che rafforzare il senso di identità, di appartenenza e di riconoscenza per chi ha lottato in nome di Torino, dell’Italia e della nostra Democrazia”.

“Oggi, nel ricordo di Teresa Noce – ha concluso Lavolta – è più che mai necessario frenare l’assalto ai diritti che le donne e i lavoratori e le lavoratrici hanno acquisito a caro prezzo. Da oggi, il suo nome, il suo ricordo vivranno con noi, vicino a noi. In un luogo che appartiene alla storia di questa Città e che sarà nostro dovere morale tenere e mantenere con cura e amore”.

Il presidente del Consiglio regionale del Piemonte Nino Boeti ha quindi ricordato l’opposizione della Noce alla prima Guerra Mondiale, la sua appartenenza al Partito Comunista e la tragica esperienza della deportazione: “Fu una donna straordinaria, una delle tre donne piemontesi che hanno fatto parte dell’Assemblea costituente, che credeva nel cambiamento, nell’interesse della comunità in cui viveva”.

Arrivato da Bologna, Giuseppe Longo, figlio di Teresa Noce, ha poi sottolineato il percorso dal basso che ha portato all’intitolazione e l’attualità della lotta al fascismo e alle mafie, necessaria allora così come oggi. Teresa Noce però – ha ricordato – è stata anche una mamma che ha avuto paura mentre svolgeva attività antifascista illegale, sotto i bombardamenti nella guerra civile di Spagna e nel campo di concentramento di Ravensbrück, ma non per sé, ma per il futuro dei suoi figli.

Tiziana Rubano, dell’associazione Artemuda, ha quindi ringraziato tutti i promotori dell’intitolazione e dello spettacolo teatrale dedicato alla figura di Teresa Noce: “Dedicarle una piazza, in un’area di ex fabbrica, luogo di lotte, in un quartiere multiculturale, è stato un gesto di responsabilità, per restituire a una grande torinese il riconoscimento che la storia non le ha dato”.

Ha concluso la cerimonia la presidente della Circoscrizione 6, Carlotta Salerno: “Abbiamo intitolato questa piazza, anonima dopo una grande riqualificazione urbana, attraverso un percorso partecipato e condiviso. Per dare un giusto tributo alle battaglie politiche, sindacali e antifasciste di una donna eccezionale”.

Perché Teresa Noce…

Nata in una famiglia di modestissime condizioni economiche Teresa mostra da subito acume, caparbietà e desiderio di riscatto. Dopo la morte della madre e del fratello fa dell’impegno politico la sua ragione di vita, dapprima nel Partito socialista italiano e, in seguito, nel Partito Comunista d’Italia dove conosce Luigi Longo, destinato a diventare dirigente politico nazionale di primo piano, marito e padre dei suoi tre figli. Dopo aver combattuto nella Guerra Civile Spagnola ed essere rientrata più volte clandestinamente nel nostro Paese per sostenere l’antifascismo militante nel corso degli Anni Trenta, viene arrestata in Francia e internata nel campo di Rieucros, poi deportata in Germania e in Cecoslovacchia. Tornata in Italia nel 1945, si dedica pienamente all’attività politica: è nominata alla Consulta e nel 1946 è eletta alla Costituente come una delle candidate più votate del PCI a livello nazionale. Entra a far parte della Commissione dei 75, incaricata di stendere il testo della Carta Costituzionale. Eletta in Parlamento, vi rimane per due legislature, durante le quali presenta, tra le altre, la proposta di legge per la “Tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri”, che rimarrà la base della legislazione in materia fino agli anni Settanta, e quella sulla parità tra donne e uomini, prevedendo eguale salario per eguale lavoro.

[Fonte: CittAgorà, Notizie Circoscrizione 6]

Mar 18


Un minuto di silenzio per ricordare le vittime del museo Bardo di Tunisi. Nella strage, compiuta il 18 marzo 2015, morirono 23 persone. Tra questi, i torinesi Antonella Sesino e Orazio Conte. Davanti al Palazzo di Città, la sindaca Chiara Appendino, il presidente del Consiglio Comunale, Francesco Sicari, insieme ai vice Enzo Lavolta e Viviana Ferrero, con tanti consiglieri e assessori, oltre a impiegate e impiegati (molti gli ex colleghi di Antonella Sesino), si sono stretti ancora una volta attorno ai familiari delle vittime e a coloro che, nell’attentato, riportarono gravi ferite.

[Fonte: CittAgorà]