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Apr 22


È stata inaugurata il 22 aprile, presso l’Archivio Storico della Città di Torino (via Barbaroux 32), la mostra Il gusto della storia. Torino e il cibo nell’Archivio della Città.

Ingresso libero fino al 31 dicembre 2026, dal lunedì al venerdì (8.30–16.30).

Il percorso racconta il legame tra cibo, paesaggio urbano e società attraverso documenti, immagini e progetti conservati in Archivio. Emergono la trasformazione del territorio con campi e vigneti, gli sforzi storici per garantire l’approvvigionamento alimentare e lo sviluppo di infrastrutture come canali e mulini per la lavorazione dei cereali.

La narrazione attraversa anche la cultura del vino, regolata da pratiche e consuetudini consolidate, e la storia dei mercati cittadini, dai grandi spazi centrali fino alla nascita di Porta Palazzo e del mercato ortofrutticolo all’ingrosso. Accanto a questo, trovano spazio negozi, marchi e produzioni che hanno segnato l’identità economica torinese, insieme agli studi agronomici e alle innovazioni tra Settecento e Ottocento.

La mostra restituisce inoltre il valore della cucina piemontese, della ristorazione e della convivialità, fino alle tradizioni sociali del Novecento. Un approfondimento è dedicato alla rappresentazione scientifica della frutta, tra tavole illustrate e modelli, come esempio di incontro tra arte, ricerca e patrimonio culturale.

L’esposizione offre così una lettura della città attraverso il cibo, mettendo in relazione storia, identità e cultura materiale.

Apr 21


È stata presentata questa mattina a Torino la mostra “Gaza, il futuro ha un cuore antico. Materie e memorie del Mediterraneo”, un grande progetto internazionale che aprirà al pubblico dal 22 aprile al 27 settembre 2026 presso la Fondazione Merz.

Realizzata in collaborazione con il Museo Egizio di Torino e il MAH – Musée d’art et d’histoire di Ginevra, la mostra intende restituire la profondità storica e culturale di Gaza, crocevia millenario di scambi tra Africa, Asia e Mediterraneo, proponendo una riflessione sul valore universale del patrimonio culturale.

Al centro del percorso espositivo, circa ottanta reperti archeologici – dall’età del Bronzo al periodo ottomano – dialogano con le opere di artisti contemporanei palestinesi e internazionali, creando un confronto diretto tra passato e presente. A questi si affianca una selezione fotografica dell’UNRWA, che documenta la memoria visiva del territorio.

Il progetto nasce anche con l’obiettivo di sottrarre Gaza a una lettura esclusivamente legata all’attualità, mettendone in luce la complessità storica e il ruolo strategico nelle reti commerciali e culturali del Mediterraneo. Allo stesso tempo, la mostra si inserisce nel dibattito sulla distruzione del patrimonio culturale nei contesti di conflitto, evidenziando come la perdita riguardi non solo i monumenti, ma anche le comunità che li hanno vissuti.

Il percorso si articola in quattro sezioni tematiche che intrecciano archeologia, storia e contemporaneità: dalla riflessione sulla fragilità del patrimonio in guerra, alla ricostruzione di Gaza come ponte tra Europa, Africa e Asia, fino all’analisi degli scambi culturali e religiosi che hanno segnato il territorio per millenni.

Le opere degli artisti contemporanei – tra cui Khalil Rabah, Wael Shawky e Dima Srouji – amplificano questi temi, trasformando la memoria in uno strumento critico per leggere il presente e immaginare il futuro.

Accanto alla mostra, un ricco programma di eventi – tra incontri, workshop, cinema e musica – coinvolgerà istituzioni culturali italiane e internazionali. Tra gli appuntamenti principali, la presentazione del libro Storia di Gaza dello storico Jean-Pierre Filiu durante il Salone Internazionale del Libro di Torino e una retrospettiva cinematografica dedicata al regista palestinese Kamal Aljafari.

La mostra si propone così come uno spazio di dialogo tra epoche e linguaggi, invitando il pubblico a riflettere sulla responsabilità collettiva di preservare la memoria culturale, oggi più che mai minacciata.

Maggiori informazioni nelle pagine della Fondazione Merz

Apr 15


Il 15 aprile 2026 la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo ha inaugurato una nuova stagione espositiva con le personali di Diego Marcon, Xin Liu, June Crespo e Lenz Geerk. L’evento si è svolto dalle ore 19:00 alle 21:00, aprendo al pubblico quattro progetti distinti che riflettono linguaggi e ricerche tra loro eterogenei ma accomunati da una forte tensione sperimentale.

L’inaugurazione è stata accompagnata dal talk Framing Problems / Biennale Tecnologia, occasione di confronto tra figure centrali del panorama artistico e culturale internazionale, tra cui Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Guido Saracco, Massimiliano Gioni, Hans Ulrich Obrist, insieme agli artisti Xin Liu e Diego Marcon.

La mostra EXHAUST di Xin Liu, visitabile fino all’11 ottobre, segna la prima personale in Italia dell’artista. Il progetto indaga le conseguenze delle aspirazioni tecnologiche e scientifiche, soffermandosi su ciò che rimane dei processi di innovazione: detriti, materiali degradati, codici e organismi alterati. Attraverso film, installazioni e nuove produzioni, la ricerca si concentra sulla trasformazione dello scarto in potenziale generativo, aprendo una riflessione sulle promesse disattese del progresso. Il progetto si avvale della consulenza curatoriale di Hans Ulrich Obrist ed è realizzato in collaborazione con K11 Art Foundation Hong Kong.

Con Krapfen, in programma fino al 26 luglio, Diego Marcon presenta un lavoro nato nell’ambito del New Futures Production Fund, frutto della collaborazione tra la Fondazione e il New Museum di New York. L’opera video costruisce una narrazione sospesa e perturbante, in cui un giovane protagonista e alcuni elementi quotidiani si muovono in un ambiente apparentemente infantile ma attraversato da tensioni oscure. L’atmosfera si carica progressivamente di inquietudine, trasformando un elemento semplice in un dispositivo evocativo di emozioni estreme.

La personale Theatre of the mind di Lenz Geerk, aperta fino all’11 ottobre, rappresenta la prima mostra in un’istituzione italiana dedicata alla sua pittura. Le opere propongono figure e paesaggi immersi in dimensioni silenziose, dove il tempo sembra sospeso. L’artista costruisce immagini in cui il significato emerge da delicate tensioni emotive, privilegiando introspezione e ambiguità rispetto a una narrazione esplicita.

Con Danzante, a cura di Bernardo Follini, June Crespo presenta la sua prima mostra istituzionale italiana, visitabile fino all’11 ottobre. Il progetto riunisce sculture e installazioni che instaurano un dialogo diretto con il corpo e la percezione dello spettatore. Le opere, ispirate a forme organiche e floreali, sviluppano un’indagine su materiali e superfici, generando esperienze sensoriali che evocano vitalità e trasformazione. La mostra è realizzata in collaborazione con la Secession di Vienna e il MO.CO. di Montpellier.

L’inaugurazione del 15 aprile conferma il ruolo della Fondazione come spazio di produzione e riflessione sulle pratiche contemporanee, capace di mettere in relazione artisti internazionali e nuove traiettorie della ricerca visiva, con un programma che intreccia arte, tecnologia e indagine sul presente.

Maggiori informazioni sul sito della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo