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Feb 19


Si è tenuta questa mattina, giovedì 19 febbraio 2026 alle ore 13, al Foyer del Toro del Teatro Regio di Torino, la conferenza stampa di presentazione del nuovo allestimento di Macbeth. Presenti all’incontro il Maestro Riccardo Muti, la regista Chiara Muti, il cast artistico e il team creativo; Rosanna Purchia, assessora alla Cultura della Città di Torino; Mathieu Jouvin, Sovrintendente del Teatro Regio; Cristiano Sandri, Direttore artistico del Teatro Regio; Luigi Lana, Presidente di Reale Mutua.

L’opera inaugura uno dei momenti centrali della Stagione d’Opera e di Balletto 2025/2026: martedì 24 febbraio alle ore 19 il Maestro Riccardo Muti torna sul podio dell’Orchestra e del Coro del Regio per dirigere Macbeth di Giuseppe Verdi, su libretto di Francesco Maria Piave e Andrea Maffei, tratto dalla tragedia di William Shakespeare. Si tratta della quarta presenza del direttore negli ultimi cinque anni, con un titolo che occupa un posto centrale nel suo percorso artistico.

La nuova produzione porta la firma di Chiara Muti e propone un allestimento di forte impatto visivo, incentrato sull’indagine dell’inconscio del protagonista e sulle ambiguità morali del dramma. Nel ruolo del titolo debutta al Regio Luca Micheletti, affiancato da Lidia Fridman nel ruolo di Lady Macbeth. Completano il cast Giovanni Sala e Maharram Huseynov. Le scene sono di Alessandro Camera, i costumi di Ursula Patzak, la coreografia di Simone Valastro, le luci di Vincent Longuemare; il Coro è preparato dal maestro Piero Monti.

L’opera, realizzata in coproduzione con il Teatro Massimo di Palermo, sarà in scena per sei recite dal 24 febbraio al 7 marzo, con tutti i biglietti esauriti. La produzione è resa possibile grazie al sostegno di Reale Mutua, che rinnova il proprio impegno a fianco del Teatro in progetti di alto profilo artistico.

Lo spettacolo sarà registrato dal Regio e trasmesso in Italia dalla Rai, con successiva distribuzione internazionale, rafforzando la presenza del teatro torinese nel panorama musicale globale.

Nov 21


Il Torino Film Festival ha inaugurato la sua 43ª edizione con una serata che ha trasformato il Teatro Regio in un punto d’incontro tra glamour, cinema d’autore e grande partecipazione cittadina. Nonostante il freddo di fine novembre, il pubblico si è riversato lungo le transenne del red carpet, accompagnando con applausi e curiosità l’arrivo degli ospiti internazionali e italiani chiamati a celebrare l’avvio del festival diretto, per il secondo anno, da Giulio Base.

Il tappeto rosso ha accolto protagonisti del cinema mondiale: Jacqueline Bisset, Daniel Brühl, Spike Lee, Claude Lelouch, Aleksandr Sokurov, Hanna Schygulla, Sergio Castellitto, Antonio Banderas e Dolph Lundgren. Una dopo l’altra, le otto Stelle della Mole hanno attraversato il percorso che conduce all’ingresso del Regio, salutando una folla numerosa e impaziente. Tra le personalità attese figura anche Stefania Sandrelli, che sarà premiata nonostante l’assenza per motivi di salute.

Alla guida della cerimonia, Giulio Base e Laura Chiatti hanno introdotto la serata inaugurale e la consegna dei riconoscimenti, momento che ha dato il via ufficiale a un programma composto da 120 film. Presente in sala anche il sindaco Stefano Lo Russo.

L’atmosfera si è poi fatta più raccolta con la presentazione del film d’apertura, Eternity di David Freyne, proiettato in anteprima italiana. La visione ha segnato il primo passo di nove giorni dedicati esclusivamente al cinema pensato per la sala, secondo la linea artistica definita dalla direzione del festival.

Ago 27


Mercoledì 27 agosto Borgo Campidoglio si è trasformato in un palcoscenico a cielo aperto grazie al progetto “Attraversamenti e contatti”, promosso da Cordata For con il sostegno del Ministero della Cultura e della Città di Torino tramite il bando “Circoscrizioni che spettacolo…dal vivo! Avviso pubblico 2025.

In via Rocciamelone, nel cuore del quartiere, gli acrobati Antonio Panaro, Camille Guichard, Davide Visintini e Francesco Germini hanno dato vita a una performance site specific che ha catturato l’attenzione dei passanti con repliche nel pomeriggio e in serata. Sospensioni, salti e improvvisazioni hanno trasformato lo spazio pedonale attiguo al MAU – Museo di Arte Urbana in una scena vivente, intrecciando corpi e architetture, gesto acrobatico e colore murale.

La regia di Francesco Sgrò ha guidato il processo creativo, iniziato nei giorni precedenti con un laboratorio che ha coinvolto cittadini e commercianti del quartiere, chiamati a partecipare attivamente alla costruzione dell’evento. Una modalità che ha reso l’iniziativa non solo spettacolo, ma occasione di incontro e dialogo collettivo intorno a un tema semplice e universale: che cos’è la bellezza?

«La natura all’aperto dell’intervento – ha spiegato Giuseppina Francia, responsabile della produzione – ha permesso a chiunque di avvicinarsi, lasciandosi attrarre e coinvolgere. Un’esperienza che ha stimolato riflessioni sullo spazio che abitiamo e sugli immaginari estetici che ci circondano».

Borgo Campidoglio e i suoi murales: un museo a cielo aperto

Non poteva esserci luogo più adatto per un progetto che intreccia arte e quotidianità. Borgo Campidoglio, quartiere operaio di fine Ottocento dalla trama di vie strette e case basse, è oggi conosciuto come uno dei poli più vitali della street art torinese.

Il MAU, nato negli anni ’90 come primo museo d’arte urbana a cielo aperto in Italia, custodisce oltre 180 opere murali disseminate tra cortili e facciate: un percorso che unisce memoria, identità e sperimentazione artistica. I murales raccontano storie di comunità, omaggi a personaggi locali, riflessioni sociali e poetiche visive che si intrecciano con la vita quotidiana del quartiere.

L’incontro tra questa galleria diffusa e la performance acrobatica ha moltiplicato i livelli di lettura, trasformando Borgo Campidoglio in un luogo dove arte visiva e arte performativa dialogano con lo spazio urbano e con chi lo attraversa.

Una scintilla artistica e sociale

L’esperienza, come sottolineano gli organizzatori, non è stata pensata solo per il pubblico abituale di eventi culturali, ma anche per chi capita per caso in strada: un modo per includere i cosiddetti “non pubblici”, offrendo a tutti la possibilità di essere spettatori – e in parte protagonisti – di un atto creativo.

«Il progetto è una scintilla artistica e sociale», conclude Francia. Una scintilla che a Borgo Campidoglio ha trovato terreno fertile, accendendo per un giorno le strade del quartiere di bellezza condivisa.