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Dic 19


Cristina di Francia e Giovanna Battista di Savoia Nemours, due donne che impressero un forte sviluppo alla società e alla cultura artistica nello stato sabaudo tra il 1600 e il 1700. Due figure emblematiche della storia europea, che esercitarono il loro potere declinato al femminile per affermare e difendere il proprio ruolo e l’autonomia del loro StatoLe azioni politiche e le committenze artistiche delle Madame Reali testimoniano la ferma volontà di fare di Torino una città di livello internazionale, in grado di dialogare alla pari con Madrid, Parigi e Vienna.

La mostra Madame Reali: cultura e potere da Parigi a Torino, a Palazzo Madama dal 21 dicembre al  6 maggio 2019, con oltre 120 opere tra dipinti, oggetti d’arte, arredi, tessuti, gioielli, oreficerie, ceramiche, disegni e incisioni, ripercorre cronologicamente la biografia delle due Madame Reali e racconta le parentele che le collegano alle maggiori case regnanti europee, le loro azioni politiche e culturali, le scelte artistiche per le loro residenze, le feste sontuose, la moda e la devozione religiosa. L’allestimento sviluppa un itinerario attraverso la vita di corte in epoca barocca, negli stessi ambienti in cui vissero le due dame, documentate non solo nella loro immagine politica, ma anche in quella più intima e femminile.

Le opere esposte provengono dal Polo Museale del Piemonte, con ritratti dalla quadreria del Castello di Racconigi, dai Musei Reali di Torino, dalla Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, dalle Gallerie degli Uffizi e dal Museo degli Argenti di Firenze, dal Museo dei tessuti e il Museo di Belle Arti di Lione, dal Museo del Rinascimento di Ecouen, dal Museo del Prado di Madrid e  dal Museo del Castello di Versailles. Tra gli artisti in mostra: Anton Van DyckFrans Pourbus il giovaneGiovanna GarzoniFrancesco Cairo, Philibert Torret, Giovenale Boetto, Jacques Courtilleau Charles Dauphin, Pierre Gole, Carlo Maratta, Maurizio Sacchetti, Filippo Juvarra.

Maggiori informazioni sul sito di Palazzo Madama – www.palazzomadamatorino.it

Dic 18


Questa mattina il Vicesindaco Guido Montanari ha commemorato le vittime della Strage di Torino del 1922 quando squadre fasciste trucidarono, secondo le fonti ufficiali, undici persone e ne ferirono trenta.
Quell’eccidio, ricordato come la Strage di Torino, si consumò in un mese tragico: alla fine di quel mese di dicembre si contarono molti morti in più.
Operai, sindacalisti, militanti di sinistra, comunisti. La strage “puntava a colpire un’idea di organizzazione popolare e operaia contraria al potere fascista”.

Dic 12


Dopo 4 mesi di restauro è tornata al suo originario splendore, grazie al contributo della Fondazione CRT, la grande pala d’altare della Chiesa di San Filippo Neri a Torino, raffigurante “La Madonna in gloria con il Bambino tra i Santi Giovanni Battista ed Eusebio e i beati Amedeo e Margherita di Savoia”.

La maestosa tela fu realizzata dal pittore Carlo Maratta, maestro del classicismo barocco romano, coadiuvato da una équipe di aiuti, per la chiesa dei Filippini di Torino all’inizio del XVIII secolo. L’opera è collocata all’interno di una grandiosa macchina d’altare in marmi policromi, opera di Michelangelo Garove e Antonio Bertola, commissionata e finanziata dal principe di Carignano.

“Un altro tassello del nostro patrimonio storico-artistico viene restituito alla collettività in tutta la sua bellezza – dichiara il Presidente della Fondazione CRT Giovanni Quaglia –. Gli interventi di ‘cura’ e valorizzazione della Fondazione CRT, che opera da sempre in sinergia con le altre forze del territorio, toccano in modo capillare il Piemonte e la Valle d’Aosta: dalle cappelle più remote ai ‘gioielli’, come la Chiesa di San Filippo Neri, che ‘brillano’ nel cuore di Torino”.

La Chiesa di San Filippo è la chiesa più estesa della città ed è una delle più ricche di opere d’arte. La sua costruzione iniziò nel 1675 per volere di Carlo Emanuele II e fu Filippo Juvarra, che vi lavorò dal 1715 al 1730, a seguito del disastroso crollo che aveva interessato una parte dell’edificio seicentesco, a conferire alla grande aula l’aspetto definitivo.

Il restauro ha restituito le cromie originali settecentesche al dipinto, eseguito ad olio su tela di lino, che si presentava compromesso nelle coloriture dei personaggi e degli sfondi, per l’alterazione della pellicola pittorica, depositi di sporco organico e prolassi. Inoltre, grazie alle ricerche storico documentarie e alle analisi multispettrali, è stato possibile ricostruire le fasi storiche che hanno connotato le articolate vicende del dipinto giunto da Roma a Torino.