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Giu 23


In occasione della riapertura al pubblico del Parco Michelotti di Torino in corso Casale si è svolta, dal 21 al 23 giugno, “Ethological art – Hall of Fame ex zoo di Torino”, manifestazione che ha visto, attraverso interventi di Urban Art, una valorizzazione in chiave artistica dell’ex Giardino Zoologico di Torino.

Nato da un’idea dell’assessorato alla Cura della città e del Verde Pubblico, l’evento -organizzato da “TO SHAPE – Torino Urban Art District”, con il patrocinio della Città di Torino in collaborazione con Torino Creativa e Fondazione Contrada Torino Onlus, coordinato dai collettivi artistici “Il Cerchio e le Gocce” e “Monkeys Evolution” e curato da Roberto Mastroianni– intende proporre, come estensione delle opere che già popolano il parco, nuovi interventi artistici sulla recinzione metallica dell’area di cantiere ex rettilario e sul volume tecnico Iren realizzando una Hall of fame di Urban Art e Graffiti-Writing.

Il 23 giugno alle ore 16 ha avuto luogo l’evento di inaugurazione delle opere, alla presenza dell’assessora della Città di Torino con delega alla Rigenerazione urbana, Politiche giovanili e presidente del GAi Carlotta Salerno, dell’assessore della Città di Torino con delega al Verde pubblico, ai parchi e alla Cura della città, Francesco Tresso, del Direttore della Fondazione Contrada Torino Onlus, Germano Tagliasacchi, dell curatore artistico, Roberto Mastroianni, di un esponente del collettivo artistico “Il cerchio e le gocce” e di un esponente del collettivo artistico “Monkeys Evolution”.

Questi interventi vogliono creare un filo conduttore con le opere realizzate tra il 2011 e il 2012 in occasione di SAM – Street Art Museum, una galleria a cielo aperto situata nell’ex Giardino Zoologico grazie al progetto Border Land, promosso e sostenuto dall’associazione culturale BorderGate. In quegli anni gli interventi hanno contribuito attivamente alla riqualificazione urbana e sociale dell’area: le opere realizzate da sessantasei artisti italiani e stranieri, dislocate sulle pareti dei vecchi edifici, dentro le gabbie e nelle vasche occupate un tempo dagli animali, hanno concretizzato un intervento creativo precorritore grazie al curatore Carmelo Cambareri.

Tale patrimonio nel corso del tempo è andato parzialmente perduto: per questa ragione, anche in coerenza con una delle mission istituzionali collegata alla valorizzazione dei beni culturali, la Fondazione Contrada Torino, in accordo con tutti gli attori coinvolti avvierà a breve, un intervento “modello” di restauro di un’opera di Urban Art a partire da quella del noto artista e illustratore torinese, mancato prematuramente, Alessandro Calligaris.

“Memoria e sguardo sul futuro in questo caso si fondono per dare vita ad un progetto che non si limita ad una dimensione rigenerativa, ma punta sulla creatività giovanile per portare innovazione e valorizzazione. Il Parco verrà restituito alla cittadinanza grazie ad un lavoro corale, che incrocia tante diverse realtà ma riconosce nell’arte urbana l’elemento di traino per una nuova sperimentazione sociale e culturale.” ha dichiarato l’assessora della Città di Torino con delega alla Rigenerazione urbana, Politiche giovanili e presidente del GAi Carlotta Salerno.

“Grazie alla riqualificazione da poco conclusa abbiamo finalmente restituito alla città il Parco Michelotti, un’area verde di grande valore paesaggistico impreziosita anche da opere di street art che si sono stratificate nel tempo – ha sottolineato l’assessore della Città di Torino con delega al Verde pubblico, ai Parchi e alla Cura della città, Francesco Tresso -. In concomitanza con l’inaugurazione della porzione centrale del parco, ci è sembrato significativo quindi realizzare anche un nuovo progetto di urban art – continua Tresso – in cui le opere del presente dialogheranno con quelle del passato, attivando nuovi possibili interventi culturali che porteranno ad nuova vocazione di questi spazi”.

GLI ARTISTI

Dieci sono gli artisti chiamati a interagire con gli spazi dell’ex Giardino Zoologico e del parco all’insegna di un rapporto tra natura, architettura, mondo umano e animale che vede nell’etologia il principio ispiratore di una relazione equilibrata e rispettosa tra fauna, flora e tessuto metropolitano:

-Corn79

-Zeta

-Wat

-Noreason

-Slave

-Sheko

-Sara De Lucia

-OAFS

-Supe

-Y.Hoffa

Giu 15


La Fondazione Torino Musei in collaborazione con la Fabbrica di San Pietro in Vaticano e con il patrocinio dell’Arcidiocesi di Torino, dal 16 giugno al 29 agosto 2022, presenta nella Corte Medievale di Palazzo Madama La tavola di Ugo da Carpi per l’altare del Volto Santo nella Basilica Vaticana (1524-1525). L’opera viene esposta al vasto pubblico grazie al sostegno di Reale Mutua e al contributo tecnico di Targetti Sankey Spa attraverso tecnologie illuminotecniche ad accensione diversificata per una narrazione visiva abbinata. Nel prestigioso spazio espositivo di Palazzo Madama, i visitatori potranno ammirare la pala d’altare di Ugo da Carpi con la Veronica che dispiega il velo del Volto Santo tra gli Apostoli Pietro e Paolo – un’opera di straordinaria importanza per arte e fede. Si tratta di una tavola “fatta senza pennello”, come è scritto dall’autore accanto alla firma e come riferisce Giorgio Vasari che la vide in San Pietro insieme a Michelangelo. Quella di Ugo da Carpi “intagliatore” fu una sperimentazione audace, ingegnosa e senza precedenti che nessuno ebbe in seguito l’ardire di ripetere; un’opera unica nel suo genere perché eseguita non con l’arte della pittura, ma con la tecnica della stampa a matrici sovrapposte. La tavola viene esposta al pubblico per condividere, oltre un’opera di formidabile interesse tecnico e artistico, i risultati di uno studio articolato e complesso, che, grazie al lavoro di figure professionali di altissimo profilo e a scrupolose ricerche, hanno permesso di svelare la storia e la tecnica d’esecuzione dell’opera che si appresta a compiere cinquecento anni di età. Una vita compresa tra due Giubilei: quello del 1525 durante il pontificato di Clemente VII e l’ormai prossimo Anno Santo del 2025.

Maggiori informazioni su www.palazzomadamatorino.it

Giu 14


Martedì 14 giugno il PAV Parco Arte Vivente ha presentato On copper, wax, iron, wisteria and ice. Elena Mazzi: 10 years of smellscapes, labs and conversations, mostra personale dell’artista Elena Mazzi a cura di Marco Scotini.

La relazione tra i territori a rischio e le comunità che li abitano innesca le pratiche di Elena Mazzi (1984), che decostruiscono e contestano le dicotomie epistemiche della modernità, sollecitandoci a pensare un nuovo rapporto ecologico tra natura, cultura e mondo; Mazzi colleziona casi di studio sul campo, luoghi di lavoro, laboratori portatili, mette in opera differenti set di procedure, scambi interdisciplinari, vocabolari indigeni e specializzati, per superare i limiti degli ambiti in cui la conoscenza si è prodotta e si produce. Seguendo la contrapposizione tra “scienza di stato” e “scienza nomade” (Deleuze e Guattari), potremmo annettere la ricerca di Elena Mazzi a quest’ultimo modello teorico.
Mazzi si introduce in ambito artistico, antropologico e scientifico con un approccio “minore”, con un fare rizomatico in cui le circostanze, di volta in volta, fanno emergere i kit di strumenti, i concatenamenti disciplinari e gli interlocutori possibili. L’obiettivo è quello di trovare una risposta non convenzionale alle urgenze ecologiche, all’estrattivismo neoliberista, al collasso delle biodiversità, cercando nuovi immaginari di interconnessione, intersezione e mutua dipendenza, oltre il monopolio cognitivo dei saperi occidentali. L’orizzonte strategico del suo lavoro, nei contenuti e nelle metodologie, è quello di sensibilizzare le soggettività coinvolte all’importanza della dimensione ecosistemica e delle “entità circolanti” (Bruno Latour) che popolano la società.
Il titolo della mostra indica proprio questo processo additivo di molteplici laboratori che hanno come base le materie prime. Combinando le arti visive con soluzioni e tattiche deputate da discipline quali geografia, scienze sociali ed antropologia, nel lavoro di Elena Mazzi la pratica artistica diventa azione all’interno delle comunità.
Troviamo infatti la comunità (ampia ma specifica) degli scienziati incontrati nella realizzazione di Copperialities (2022, nato nell’ambito di Scientific Visualizations: Impact on Practice, presso la Libera Università di Bolzano-Bozen); delle comunità di api ed umani, nel progetto sull’apicoltura nomade En route to the South (2015) realizzato in collaborazione con Rosario Sorbello, mentre con The Upcoming Polar Silk Road (2021), la nozione di comunità si espande alla dimensione geopolitica. Infine, la comunità locale è al centro del progetto Smellscapes, pensato per questa mostra al fine di valorizzare la dimensione olfattiva e la cultura materiale, botanica e gastronomica territoriale tramite la creazione laboratoriale di essenze che funzionino come rappresentazioni partecipative del quartiere.

Nell’ambito del public programme della mostra, il 5 Luglio il PAV ospita Soils Matter, un incontro interdisciplinare dedicato alla relazione tra pratiche artistiche, il suolo e le scienze del suolo, promosso e curato dal gruppo di ricerca del progetto Scientific Visualizations: Impact on Practice della Facoltà di Design e Arti della Libera Università di Bolzano-Bozen.

Elena Mazzi (Reggio Emilia, 1984) dopo gli studi presso l’Università di Siena e lo IUAV di Venezia, ha trascorso un periodo di formazione al Royal Institute of Art di Stoccolma. Le sue opere sono state esposte in mostre personali e collettive, tra cui: der TANK a Basilea, MADRE a Napoli, ar/ge kunst a Bolzano, Whitechapel Gallery di Londra, BOZAR a Bruxelles, Museo Novecento di Firenze, GAMeC a Bergamo, MAMbo a Bologna, Sonje Art
Center a Seoul, Palazzo Fortuny a Venezia, 16° Quadriennale di Roma, 14° Biennale di Istanbul, 17° BJCEM Biennale del Mediterraneo, Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia. È vincitrice, tra gli altri, di Cantica21 promosso dal Ministero degli Esteri e dal Ministero dei Beni Culturali, della 7° edizione dell’Italian Council promosso dal Ministero dei Beni Culturali.

Nel periodo di apertura al pubblico della mostra, su prenotazione, le AEF Attività Educative e Formative del PAV propongono alle scuole e ai gruppi l’attività laboratoriale La città delle api, sperimentazione naturalistica in ambito urbano dove la socialità di questi importanti insetti impollinatori è proposta come veicolo per giungere alla conoscenza dei meccanismi che regolano le popolazioni in un’ottica ecologica.
Nell’ambito della rassegna di Workshop con gli artisti, Elena Mazzi conduce il workshop pubblico dal titolo Smellscapes, un percorso di esplorazione del territorio in cui è situato il PAV per lavorare alla produzione di essenze di quartiere. Il percorso di ricerca partecipativa si sviluppa su più date: 31 maggio, 28 giugno e 5 ottobre 2022.

La mostra è realizzata con il sostegno di Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT,
Regione Piemonte, Città di Torino. Si ringrazia [N.A!] Project.

Maggiori informazioni su: parcoartevivente.it