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Set 27


Si è svolta questo pomeriggio, nella Sala Rossa di Palazzo Civico, la cerimonia per il conferimento del Sigillo civico della Città ad Annibale Crosignani. Erano presenti la vicesindaca Michela Favaro e la presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo.

Crosignani, laureato in Medicina, consegue la specialità in neuropsichiatria nel 1961 e dal suo arrivo all’Ospedale psichiatrico femminile di via Giulio, nel 1968, si impegna per migliorare le condizioni di vita delle ricoverate assumendo un ruolo fondamentale nel processo che porta alla chiusura della struttura nel 1973.

Impegnato nella lotta contro i manicomi, fonda la prima comunità terapeutica a Torino e apre il primo ambulatorio psichiatrico territoriale a Collegno. Dopo l’entrata in vigore della legge Basaglia realizza e dirige il Servizio psichiatrico di Diagnosi e cura a Rivoli.

Nel 1988 contribuisce a redigere il testo della Legge regionale sull’organizzazione dipartimentale dei servizi e presidi psichiatrici territoriali. Nel 1993 apre in città la prima comunità residenziale pubblica per malati psichiatrici “la Nuvola bianca”. Ritiratosi dalla professione, ha svolto il ruolo di perito psichiatrico.

Nel ricevere il Sigillo civico, Crosignani ha voluto precisare come nell’affrontare la sua straordinaria opera, sia stato motivato e spinto da solidità morale e forte senso civico acquisiti dalla famiglia di origine e dalla formazione ricevuta nei suoi diversi livelli di studente e sia stato supportato, nelle sue battaglie per la dignità dei malati psichici, dalle varie forze politiche e sociali che, in quegli anni, si sono rese protagoniste della lotta per il rinnovamento.

Poco prima, nel suo saluto introduttivo, Maria Grazia Grippo aveva sottolineato come Annibale Crosignani, nell’esercizio della sua professione di medico psichiatra, non abbia solamente dato un senso compiuto all’etica deontologica del giuramento che ha prestato, ma abbia alzato con le proprie forze, talvolta in assoluta solitudine, l’asticella della dignità che è dovuta verso le persone nel momento della malattia e più in generale della fragilità.

Nel suo intervento, Michela Favaro ha invece ricordato come Crosignani sia stato un medico che ha fatto della comprensione, della condivisione e della cura il tratto distintivo del suo operato nel corso degli anni, con la capacità di stare accanto a tutti coloro che si sono trovati ad essere emarginati, rinchiusi, dimenticati dalla società, con un approccio alla disciplina che sceglieva di tendere la mano e di umanizzare le vite delle malate e dei malati.

Alla cerimonia ha partecipato anche il professore emerito Massimo Salvadori, che ha concluso la serie degli interventi ricordando la lunga amicizia che, dai tempi dell’università, lo lega a Crosignani.

A conclusione del suo intervento in Sala Rossa, lo ha salutato così: “hai operato a sostegno e difesa dei deboli, con spirito di umana solidarietà. Puoi ben dire, a questo punto, come dicevano gli antichi, dixi et servavi animam meam”.

[Fonte: Ufficio stampa Consiglio comunale]

Set 25


Sviluppare strategie condivise per l’infanzia e l’adolescenza e indirizzare le politiche e gli interventi sul territorio cittadino -grazie allo strumento del Child rights assessment analysis, che sarà sviluppato congiuntamente- con particolare attenzione al quartiere di Porta Palazzo. Questo l’obiettivo dell’accordo quadro che è stato siglato questa mattina nella Sala Capigruppo di Palazzo Civico tra la Città di Torino e Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini e le bambine a rischio e garantire loro un futuro. Per la Città hanno siglato il documento il sindaco Stefano Lo Russo, la vicesindaca con delega alle Politiche per le Famiglie Michela Favaro, l’assessore alle Politiche Sociali Jacopo Rosatelli e l’assessora alle Politiche Educative e Giovanili Carlotta Salerno mentre per Save the Children la direttrice programmi Italia-Europa Raffaela Milano.

“Questo accordo- ha spiegato il sindaco Lo Russo – rappresenterà un tassello importante per le politiche di inclusione che la Città sta mettendo in campo, anche attraverso i fondi europei, con particolare attenzione ad alcuni quartieri come Aurora e Barriera di Milano. La pandemia ha sottratto a ragazze e ragazzi due anni delle loro vite, lasciandoli molto più soli nelle dinamiche sociali. Con l’aiuto della grande esperienza e conoscenza del tema di Save The Children costruiremo interventi concreti per aiutarli ad affrontare il futuro”.

“Questo accordo quadro tra la Città di Torino e Save the Children- ha dichiarato Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children -rappresenta per noi un esempio che speriamo sia seguito da molte altre amministrazioni locali. L’esperienza dimostra infatti che dalla assunzione congiunta di responsabilità da parte delle istituzioni più vicine ai cittadini, come i Comuni, e dalle organizzazioni civiche è possibile costruire delle città davvero a misura dei bambini e degli adolescenti, a partire da quelli che vivono in condizioni di maggiore fragilità. È un patto che guarda al futuro valorizzando la storia di questi anni di impegno che hanno visto Save the Children, con una rete di partner territoriali, attiva nella città. L’accordo che annunciamo oggi punta a facilitare il coinvolgimento attivo di istituzioni, insegnanti, professionisti e realtà già operanti sul territorio, oltre che del settore privato, in una logica di corresponsabilità rispetto ai singoli obiettivi di cambiamento stabiliti insieme. È la migliore garanzia per un cambiamento duraturo e sostenibile, che punti al benessere, all’inclusione, alla possibilità di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire conoscenze, capacità e talenti di tutti i bambini, bambine, ragazze e ragazzi, come risorse fondamentali per costruire il futuro della comunità e del territorio.”

Degli oltre 600mila minori che vivono in Piemonte, il 19% (120.909) vive nel Comune di Torino. Qui i minori rappresentano il 32% della popolazione totale e, in più di un caso su cinque (22% o 27.362), sono i minori di origine straniera (elaborazione su dati ISTAT 2023).
Con il documento l’amministrazione comunale e Save the Children si impegnano nella definizione congiunta del Piano di sviluppo dell’infanzia e dell’adolescenza per il territorio di Torino sviluppato secondo lo strumento della Child rights assessment analysis di Save the Children e a collaborare attivamente e in maniera partecipata alla costruzione di interventi e azioni specifiche che siano in linea con l’analisi territoriale immettendo risorse pubbliche e private, costruendo un sistema di governance territoriale innovativo basato sulla contaminazione di competenze, reciprocità di impegni, protagonismo delle ragazze e dei ragazzi, attivazione di modelli sperimentali che portino alla costruzione di un ecosistema capace di attivare processi trasformativi di cambiamento fondati sul valore condiviso in un’ottica di sostenibilità e miglioramento sociale. A definire le linee di azione e le priorità di intervento sarà un comitato strategico cui prenderanno parte per la Città la vicesindaca Favaro, gli assessori Rosatelli e Salerno e i direttori dei Dipartimenti Servizi Sociali e Servizi Educativi e per Save the Children la direttrice programmi Italia-Europa, il rappresentante regionale dei programmi e il responsabile sella struttura innovazione sociale.

L’iniziativa si inserisce nell’impegno della Città che considera prioritari i diritti dei bambini, delle bambine e degli adolescenti e che nel 2022 ha aderito al Network nazionale dei “Comuni amici della famiglia”, promosso dalla Provincia autonoma di Trento con cui si è impegnata a realizzare un “Piano Famiglie” con politiche per le famiglie di sviluppo locale e di welfare generativo che promuovano innovazione sociale.

Save the Children è presente e attiva nella città di Torino dal 2012, con progetti di intervento rivolti in particolare a bambini, bambine, adolescenti e famiglie che vivono in territori caratterizzati da condizioni di svantaggio socio-economico e dalla carenza di servizi, spazi e opportunità adeguate alla loro crescita. I progetti, che nel 2022 hanno raggiunto più di 7mila minori, sono realizzati in collaborazione con istituzioni, scuole, famiglie, servizi e realtà di promozione sociale del territorio, e sono basati su modelli di intervento innovativi, che puntano alla misurabilità dell’impatto effettivo e alla possibilità di essere adottati in altri contesti e replicati su larga scala. Tra gli ambiti di intervento in diversi quartieri della città c’è il mondo della scuola, con i progetti di contrasto alla dispersione scolastica (Fuoriclasse e Fuoriclasse in Movimento), per il recupero della perdita di apprendimento estiva (Arcipelago Educativo) o conseguente alla pandemia (l’accompagnato allo studio a distanza dei Volontari per l’Educazione), ma anche progetti pluriennali di apprendimento delle competenze digitali (Connessioni Digitali) o di lotta alle disuguaglianze (la radio web UndeRadio), e di sostegno all’inclusione scolastica dei minori profughi ucraini. Nell’ambito dell’educazione informale l’Hub Educativo 0-18 anni realizzato in collaborazione con Juventus, nella promozione del protagonismo giovanile il Movimento Giovani per Save the Children, in quello del sostegno alla maternità il progetto Fiocchi in Ospedale e lo Spazio Mamme 0-6 anni. Nell’ambito della protezione e dell’inclusione dei minori stranieri non accompagnati il Centro CivicoZero, realizzato nel 2015 in partnership con la Città di Torino.

[Fonte: TorinoClick]

Set 09


Da giugno a settembre 1706, in piena guerra di secessione spagnola, Torino fu cinta nell’assedio delle truppe francesi. Furono mesi di bombardamenti, «guerra nel sottosuolo», combattuta nel reticolo di gallerie scavato a partire dalla Cittadella per colpire di sorpresa le truppe nemiche.

La liberazione si ebbe con la battaglia campale del 7 settembre, alla quale i torinesi assistettero dai tetti. I vincitori entrarono in città fra la folla festante. Fu un episodio decisivo della guerra, che si chiuse tre anni dopo, mentre la pace fu sancita nel 1713-14.

Oggi la Città ha ricordato gli oltre 5mila caduti dell’assedio, nel 317esimo anniversario, con una rievocazione storica della battaglia e con la cerimonia di commemorazione durante la quale la Vicesindaca Michela Favaro ha deposto di un omaggio floreale al Monumento Principe Eugenio.