preload
Mar 02


CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia presenta, per la prima volta in Italia, la mostra “Capolavori della fotografia moderna 1900-1940. La collezione Thomas Walther del Museum of Modern Art, New York”: a Torino dal 3 marzo al 26 giugno 2022 una straordinaria selezione di oltre 230 opere fotografiche della prima metà del XX secolo, capolavori assoluti della storia della fotografia realizzati dai grandi maestri dell’obiettivo, le cui immagini appaiono innovative ancora oggi. Come i contemporanei Matisse, Picasso e Duchamp hanno saputo rivoluzionare linguaggi delle arti plastiche, così gli autori in mostra, ben 121 tra nomi leggendari e sorprendenti scoperte, hanno ridefinito i canoni della fotografia facendole assumere un ruolo assolutamente centrale nello sviluppo delle avanguardie di inizio secolo. 

Un fermento creativo che prende avvio in Europa subito dopo la Prima Guerra Mondiale per arrivare poi negli Stati Uniti, che accolgono in misura sempre maggiore gli intellettuali in fuga dall’Europa delle dittature, arrivando a diventare negli anni Quaranta il principale centro di produzione artistica mondiale.

Accanto ad immagini iconiche di fotografi americani come Alfred Stieglitz, Edward Steichen, Paul Strand, Walker Evans o Edward Weston e europei come Karl Blossfeldt, Brassaï, Henri Cartier-Bresson, André Kertész e August Sander, la collezione Walther valorizza il ruolo centrale delle donne nella prima fotografia moderna, con opere di Berenice Abbott, Marianne Breslauer, Claude Cahun, Lore Feininger, Florence Henri, Irene Hoffmann, Lotte Jocobi, Lee Miller, Tina Modotti, Germaine Krull, Lucia Moholy, Leni Riefenstahl e molte altre.

Oltre ai capolavori della fotografia del Bauhaus (László Moholy-Nagy, Iwao Yamawaki), del costruttivismo (El Lissitzky, Aleksandr Rodčenko, Gustav Klutsis), del surrealismo (Man Ray, Maurice Tabard, Raoul Ubac) troviamo anche le sperimentazioni futuriste di Anton Giulio Bragaglia e le composizioni astratte di Luigi Veronesi, due fra gli italiani presenti in mostra insieme a Wanda Wulz e Tina Modotti.

A riprova della ricchezza di poetiche e pensieri, all’interno della collezione Thomas Walther del Museum of Modern Art, New York si trovano fotografie realizzate grazie alle nuove possibilità offerte dagli sviluppi tecnici di questi anni, ma anche una molteplicità di sperimentazioni linguistiche realizzate attraverso diverse tecniche: collages, doppie esposizioni, immagini cameraless e fotomontaggi che raccontano una nuova libertà di intendere e usare la fotografia.

È la particolarità di questi decenni a spingere il collezionista Thomas Walther a raccogliere, tra il 1977 e il 1997, le migliori opere fotografiche prodotte in questo periodo riunendole in una collezione unica al mondo, acquisita dal MoMA nel 2001 e nel 2017.

La mostra nasce da una preziosa collaborazione fra il Jeu de Paume di Parigi, il MASI di Lugano e CAMERA, dove è possibile vedere per l’ultima volta in Europa questi grandi capolavori della fotografia prima che tornino negli Stati Uniti. L’importanza storica, il valore artistico e la rarità dei materiali esposti rendono quindi questa mostra un appuntamento imperdibile.

Accompagna l’esposizione il catalogo edito da Silvana Editoriale in associazione con the Museum of Modern Art, New York, che include un saggio critico di Sarah Hermanson Meister, brevi introduzioni alle sezioni della mostra e riproduzioni di opere presentate.

Mostra organizzata dal Museum of Modern Art, New York.

A cura di Sarah Hermanson Meister, ex curatrice del Dipartimento di Fotografia, The Museum of Modern Art, New York e Quentin Bajac, direttore del Jeu de Paume, Parigi con Jane Pierce, assistente alla ricerca, Carl Jacobs Foundation, The Museum of Modern Art, New York.

Coordinamento e sviluppo del progetto a CAMERA: Monica Poggi e Carlo Spinelli.

Per maggiori informzioni:

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia

Via delle Rosine 18, 10123 – Torino www.camera.to 

Feb 25


A Torino grandi protagonisti della scena dell’arte contemporanea internazionale, Maria  Hassabi e Nina Canell –  24 febbraio 25- 27 marzo 2022 –  collaborazioni con eccellenze del territorio e istituzioni nazionali e internazionali, in attesa del progetto a Venezia in occasione della Biennale Arte 2022

Da febbraio a giugno 2022 in OGR Torino un programma artistico dal forte respiro internazionale, che esplora i linguaggi più innovativi e sperimentali della scena del contemporaneo. Si inizia il 25 febbraio con i progetti e le ricerche delle due artiste Maria Hassabi e Nina Canell: con le nuove mostre nei Binari di OGR i visitatori potranno immergersi in installazioni ambientali per immaginare nuove relazioni con il tempo e ridefinire l’impatto della propria presenza su ciò che li circonda.
 
Maria Hassabi con HERE porta all’interno di OGR sei danzatori immersi in una installazione che ricopre d’oro il Binario 1, restituendo uno spazio e un tempo sospesi e un invito a vivere il momento presente.

Nel Binario 2 l’installazione HARDSCAPES di Nina Canell muta e si evolve con la presenza fisica del pubblico, sottolineando come l’essere umano possa influire e lasciare il segno nell’ambiente in cui si muove.

La live installation Here” di Maria Hassabi invita i visitatori a condividere il loro tempo e la loro presenza con sei ballerini e una coreografia rivelata a un ritmo decelerato, all’interno di un ambiente scultoreo che trasforma lo spazio del Binario 1. Le movenze dei performer sono accompagnate da una composizione sonora: una voce femminile scandisce i secondi che passano, da 1 a 14399’’, sottolineando l’eterno trascorrere del tempo: immersi in questo costante continuum, i movimenti dei danzatori creano una situazione di presenza mutevole, che dimostra la natura scivolosa del qui e ora.

A partire dai primi anni 2000, Maria Hassabi sviluppa una pratica coreografica unica nel suo genere, focalizzata sull’immobilità e sullo spazio tra i movimenti. L’artista lavora su convenzioni, gerarchie e codici comuni al teatro, ai musei e agli spazi pubblici, rielaborate nelle sue opere per aderire a specifici contesti e dialogare con l’unicità delle architetture dei luoghi con i quali si relaziona. Al centro delle coreografie, immobilità e decelerazione sono usate sia come tecniche che come soggetti della rappresentazione, mentre i corpi che performano oscillano tra danza e scultura, soggetto e oggetto, corpo vivo e immagine statica.

I lavori di Maria Hassabi (Cipro) sono stati presentati in tutto il mondo in teatri, festival, musei, gallerie e spazi pubblici tra cui Secession (Vienna), Pulitzer Art Foundation (St. Louis), Centre Pompidou (Parigi), MoMa (New York), Hammer Museum (Los Angeles), Australian Center for Contemporary Art (Melbourne), Centre d’Art Contemporain (Ginevra).

Realizzata in collaborazione con GAMeC, Bergamo, in occasione del Meru Art*Science Research Program, Hardscapes di Nina Canell  mostra su un grande ledwall “Energy Budget”, lavoro dell’artista realizzato nel 2018 in collaborazione con Robin Watkins. Nel video una lumaca leopardo striscia lentamente su un quadro elettrico, sfregando il proprio corpo su cavi e relè in una nuova forma ibrida. Lo zoom sull’animale e le sue interazioni con il contesto portano la nostra attenzione sulle fluttuazioni muscolari del gasteropode che si muove guidato dall’umidità e dalla luce, percorrendo una strada segnata dall’intuito e basata su energie residue presenti sul percorso.

La seconda parte del video è una sequenza che vede un lungo zoom che lentamente ingrandisce i grattacieli della Telegraph Bay di Hong Kong, dove alla fine del XIX secolo fu collocato il primo cavo telegrafico sottomarino. Nel rispetto degli ideali legati al feng shui e alla circuitazione delle energie, i grattacieli di questa zona presentano grandi buchi, le cosiddette “porte dei draghi”, che devono permettere ai leggendari animali di poter liberamente circuitare dalle montagne al mare, senza interferenze. Il video richiama coi suoi accostamenti la nostra attenzione su come forme di energia non umana interagiscano e si muovano all’interno dell’infrastruttura dell’ambiente costruito. 

Le conchiglie che compongono la scultura sono in realtà la materia prima per la maggior parte del nostro mondo costruito, essendo alla base della costituzione del cemento. I processi minerari che hanno ospitato o sostenuto le forme viventi del passato ora ospitano le forme viventi che le distruggono. Guardando all’imminente carenza di sabbia (quindi cemento e vetro) che incombe sul prossimo futuro, l’artista dimostra che il nostro presente è letteralmente alimentato dai fossili, e ci ricorda il nostro coinvolgimento diretto nella geosfera.

Maggiori informazioni nelle pagine delle OGR Torino

Feb 22


In occasione dei 120 anni dalla nascita di Carlo Levi – scrittore, medico, pittore, intellettuale a tutto tondo -, la GAM di Torino, in collaborazione con la Fondazione Circolo dei lettori, dedica all’artista la mostra “Viaggio in Italia: luoghi e volti” che si inserisce all’interno di un articolato progetto di incontri, riflessioni e approfondimenti per rileggerne la figura, protagonista della vita culturale e sociale per buona parte del Novecento italiano.

Con 30 dipinti realizzati tra il 1923 e il 1973, l’esposizione allestita negli spazi della Wunderkammer dal 10 febbraio all’8 maggio 2022 si focalizza sulla geografia complessiva dell’esistenza dell’artista, tra Nord e Sud dell’Italia. Sono opere che testimoniano i diversi sviluppi stilistici della sua ricerca, partito giovanissimo da una pittura fortemente ‘oggettiva’, per poi orientarsi su una rappresentazione più espressionista, e infine intonarsi, nel secondo dopoguerra, a un moderno realismo.

Nella vasta produzione pittorica di Carlo Levi il ritratto è una delle tematiche più frequenti e il significato teorico è stato analizzato dal pittore in una serie numerosa di scritti. Sono realizzati principalmente in ambito familiare, ma spesso i suoi modelli appartengono a illustri personalità della cultura e della politica italiana e straniera: ad esempio Edoardo Persico che legge del 1928, che ritrae il critico d’arte napoletano con il volto pallido sotto la bombetta nera, l’enigmatico Ritratto di Carlo Mollino e il piccolo e familiare autoritratto Il letto (A letto).

Quello dei paesaggi naturali e delle vedute urbane è l’altro tema costante della produzione figurativa di Levi, che dal 1926 al 1974 realizza dipinti dedicati alle città o alle realtà con cui ha i più intensi rapporti affettivi e culturali: Torino, Alassio, Parigi, la Lucania e Roma. Si tratta di paesaggi che rappresentano un percorso biografico ed esistenziale, testimoniato ad esempio da La casa bombardata del 1942 o Tetti di Roma del 1951, ma anche una visione particolare del legame tra l’uomo e il paesaggio, dal Lungomare realizzato ad Alassio nel 1928 fino a Gli amanti della terra del 1973, dove quasi sfondo e figure non si distinguono più l’uno dall’altro.

Per maggiori informazioni www.gamtorino.it