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Apr 23


Visita a sorpresa questa mattina all’Anagrafe centrale di via Giulio da parte di Luciana Littizzetto, testimonial d’eccezione della campagna di sensibilizzazione promossa dal Comune di Torino per incentivare la dichiarazione di volontà alla donazione di organi.

L’iniziativa ha visto la partecipazione dell’assessore ai Servizi Anagrafici, Francesco Tresso, che ha accompagnato l’artista tra gli sportelli, incontrando i cittadini presenti per il rilascio o il rinnovo della carta d’identità. Durante la visita, è stato sottolineato come il momento della richiesta del documento rappresenti un’occasione concreta per esprimere la propria volontà in merito alla donazione.

«Rendere consapevoli i cittadini sull’importanza di un gesto semplice, ma di straordinario valore umano, è un dovere civico – ha dichiarato l’assessore Tresso –. La collaborazione con una figura pubblica come Luciana Littizzetto consente di amplificare il messaggio e raggiungere un pubblico più ampio».

Attraverso la sua presenza, Littizzetto ha voluto sensibilizzare sull’importanza della donazione come atto di solidarietà e civiltà, capace di offrire nuove possibilità di vita a chi è in attesa di trapianto. La sua partecipazione ha suscitato grande interesse e coinvolgimento, contribuendo a rafforzare l’efficacia della campagna.

Apr 16


Questa mattina, nella caserma La Marmora di via Asti 22, sono stati ricordati i partigiani fucilati nell’allora sede dell’Ufficio Investigativo della Guardia Nazionale Repubblicana. Un luogo simbolo della repressione nazifascista, dove si consumarono torture, detenzioni e condanne sommarie durante gli anni dell’occupazione.

La caserma Lamarmora – conosciuta proprio come “caserma di via Asti” – divenne, dopo l’8 settembre 1943, il quartier generale dell’Ufficio Politico Investigativo (UPI) della Guardia Nazionale Repubblicana (GNR), con il compito di stroncare ogni forma di opposizione al regime: partigiani, dissidenti, antifascisti. Le violenze perpetrate dal comandante della GNR, Giovanni Cabras, sono state rievocate da Boris Bellone, dell’Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti (A.N.P.P.I.A.), nel suo discorso ufficiale.

Autorità civili e militari si sono unite nel rendere omaggio alle vittime, proprio nel luogo dove molti furono condotti alla fucilazione. Presenti alla cerimonia il Gonfalone della Città di Torino, decorato con Medaglia d’Oro al Valor Militare, il consigliere comunale Luca Pidello, il vicepresidente del Consiglio regionale Domenico Ravetti – delegato al Comitato Resistenza e Costituzione – e il sottosegretario alla Presidenza della Regione Piemonte, Alberto Preioni.

“Oggi ricordiamo chi, in questo luogo, non aveva più una speranza personale”, ha sottolineato Luca Pidello nel suo intervento, portando il saluto della Città e del Consiglio Comunale. “Qui venivano vissuti gli ultimi momenti di una vita terrena che si concludeva con un atto di Resistenza, alle torture, alla volontà di piegare l’animo e di estorcere ancora qualche nome da poter falcidiare. Tuttavia – ha aggiunto – la mancanza di speranza personale era sostenuta dalla speranza che qualcosa di nuovo potesse nascere, un mondo migliore per cui valesse la pena morire. Noi siamo qui a testimoniare che questo sacrificio è germogliato, e che all’interno di tutti i rappresentanti dell’arco costituzionale non possiamo far altro che onorarlo e continuare ad alimentarlo.”

Alberto Preioni ha espresso un sentito “grazie ai partigiani per aver difeso la libertà”, mentre Domenico Ravetti ha portato il saluto del Consiglio Regionale e del Comitato Resistenza e Costituzione, ricordando l’invito ai sindaci piemontesi ad aprire i palazzi comunali il 27 aprile, due giorni dopo l’80° Anniversario della Liberazione: “Un gesto simbolico per testimoniare che i sindaci sono elementi fondamentali della nostra democrazia e che le istituzioni rispettano i valori della Costituzione.”

Apr 15


Anche quest’anno, in occasione delle celebrazioni per l’ottantesimo anniversario della Liberazione, lo spazio antistante l’edificio al numero 122 di corso Ferrucci si è trasformato in un luogo della memoria per ricordare gli operai torinesi che, durante la Resistenza, scioperarono più volte mettendo a rischio la propria vita. Prima per contrastare il regime nazifascista, poi – dopo l’8 settembre del 1943 – per salvaguardare la produzione industriale nelle fabbriche, anche con le armi.

Come ha sottolineato Pierino Crema, intervenuto per portare il saluto ufficiale della CittĂ :
“Gli operai di Torino, da questa fabbrica e da altre della città, furono tra i primi a scioperare contro la guerra, per la pace e per la libertà”.

Il presidente della commissione Lavoro di Palazzo Civico ha poi ricordato:
“Scioperarono nel marzo del ’43, con Mussolini ancora al potere, poi nel 1944, e fino alla Liberazione difesero con le armi il loro posto di lavoro, nella convinzione che impedire la distruzione e lo smantellamento delle fabbriche avrebbe permesso di ricostruire più in fretta il Paese, una volta terminata la guerra”.

“La Resistenza è stato tutto questo – ha concluso Crema – ricordarla in questo luogo, sede di uno degli stabilimenti più importanti della Fiat dell’epoca, è un modo per trasferire alle giovani generazioni un ricordo che non può essere ridotto a poche righe in un libro di storia”.

Durante la cerimonia, cui hanno partecipato anche Susanna Maruffi per ANED – Associazione Nazionale ex Deportati nei Campi nazisti – e Valentina Cera in rappresentanza del Consiglio regionale del Piemonte, è stata deposta una corona alla lapide che ricorda il sacrificio degli operai torinesi, all’interno dell’edificio che oggi ospita alcuni uffici della Città di Torin