preload
Mag 12


Al MAUTO di Torino è stata inaugurata la mostra LUCIO DALLA & ROBERTO ROVERSI. AUTOMOBILI. UN DISCO, progetto espositivo ospitato nella Project Room del primo piano del Museo Nazionale dell’Automobile e visitabile dal 13 maggio al 20 settembre 2026. Curata da Carlo Emilio Zummo e Mario Esposito, l’esposizione celebra i cinquant’anni di Automobili, il celebre concept album pubblicato nel 1976 da Lucio Dalla e Roberto Roversi.

Per l’opening sono intervenuti Antonio Bagnoli, Rachele Bastreghi, Federico Sacchi e i curatori della mostra Carlo Emilio Zummo e Mario Esposito, introducendo il pubblico al significato culturale e politico di un’opera ancora oggi estremamente attuale.

La mostra ripercorre la genesi di un’opera considerata ancora oggi tra le più radicali della musica italiana degli anni Settanta, nata come progetto teatrale e poi trasformata in un disco che metteva in discussione il mito dell’automobile e della modernità industriale. Un lavoro profondamente politico, capace di raccontare l’automobile non soltanto come simbolo di progresso e libertà, ma anche come emblema di alienazione, consumismo e trasformazione sociale.

Il percorso espositivo intreccia musica, storia e cultura visiva attraverso materiali d’archivio provenienti dal fondo di Antonio Bagnoli, nipote di Roversi: lettere autografe tra i due artisti, taccuini manoscritti, programmi di sala dello spettacolo Il futuro dell’automobile, articoli dell’epoca e materiali audiovisivi del programma televisivo Automobili del 1977. Un corpus documentario che restituisce il clima culturale e politico in cui nacque il disco.

Accanto ai documenti, due vetture simboliche accompagnano il racconto: la Alfa Romeo Tipo B P3 del 1932, evocazione dell’epica della velocità e del mito di Nuvolari, e la Autobianchi Bianchina del 1967, immagine dell’automobile di massa entrata nella quotidianità del boom economico italiano. Due icone che sintetizzano le contraddizioni raccontate da Dalla e Roversi e che, a distanza di cinquant’anni, tornano a interrogare il presente tra transizione ecologica, mobilità sostenibile e rapporto tra uomo e tecnologia.

Più che una celebrazione nostalgica, la mostra si presenta come una riflessione attuale sul ruolo dell’automobile nella società contemporanea, rileggendo Automobili come un’opera ancora sorprendentemente capace di parlare al nostro tempo.

 

Apr 22


È stata inaugurata il 22 aprile, presso l’Archivio Storico della Città di Torino (via Barbaroux 32), la mostra Il gusto della storia. Torino e il cibo nell’Archivio della Città.

Ingresso libero fino al 31 dicembre 2026, dal lunedì al venerdì (8.30–16.30).

Il percorso racconta il legame tra cibo, paesaggio urbano e società attraverso documenti, immagini e progetti conservati in Archivio. Emergono la trasformazione del territorio con campi e vigneti, gli sforzi storici per garantire l’approvvigionamento alimentare e lo sviluppo di infrastrutture come canali e mulini per la lavorazione dei cereali.

La narrazione attraversa anche la cultura del vino, regolata da pratiche e consuetudini consolidate, e la storia dei mercati cittadini, dai grandi spazi centrali fino alla nascita di Porta Palazzo e del mercato ortofrutticolo all’ingrosso. Accanto a questo, trovano spazio negozi, marchi e produzioni che hanno segnato l’identità economica torinese, insieme agli studi agronomici e alle innovazioni tra Settecento e Ottocento.

La mostra restituisce inoltre il valore della cucina piemontese, della ristorazione e della convivialità, fino alle tradizioni sociali del Novecento. Un approfondimento è dedicato alla rappresentazione scientifica della frutta, tra tavole illustrate e modelli, come esempio di incontro tra arte, ricerca e patrimonio culturale.

L’esposizione offre così una lettura della città attraverso il cibo, mettendo in relazione storia, identità e cultura materiale.

Apr 21


È stata presentata questa mattina a Torino la mostra “Gaza, il futuro ha un cuore antico. Materie e memorie del Mediterraneo”, un grande progetto internazionale che aprirà al pubblico dal 22 aprile al 27 settembre 2026 presso la Fondazione Merz.

Realizzata in collaborazione con il Museo Egizio di Torino e il MAH – Musée d’art et d’histoire di Ginevra, la mostra intende restituire la profondità storica e culturale di Gaza, crocevia millenario di scambi tra Africa, Asia e Mediterraneo, proponendo una riflessione sul valore universale del patrimonio culturale.

Al centro del percorso espositivo, circa ottanta reperti archeologici – dall’età del Bronzo al periodo ottomano – dialogano con le opere di artisti contemporanei palestinesi e internazionali, creando un confronto diretto tra passato e presente. A questi si affianca una selezione fotografica dell’UNRWA, che documenta la memoria visiva del territorio.

Il progetto nasce anche con l’obiettivo di sottrarre Gaza a una lettura esclusivamente legata all’attualità, mettendone in luce la complessità storica e il ruolo strategico nelle reti commerciali e culturali del Mediterraneo. Allo stesso tempo, la mostra si inserisce nel dibattito sulla distruzione del patrimonio culturale nei contesti di conflitto, evidenziando come la perdita riguardi non solo i monumenti, ma anche le comunità che li hanno vissuti.

Il percorso si articola in quattro sezioni tematiche che intrecciano archeologia, storia e contemporaneità: dalla riflessione sulla fragilità del patrimonio in guerra, alla ricostruzione di Gaza come ponte tra Europa, Africa e Asia, fino all’analisi degli scambi culturali e religiosi che hanno segnato il territorio per millenni.

Le opere degli artisti contemporanei – tra cui Khalil Rabah, Wael Shawky e Dima Srouji – amplificano questi temi, trasformando la memoria in uno strumento critico per leggere il presente e immaginare il futuro.

Accanto alla mostra, un ricco programma di eventi – tra incontri, workshop, cinema e musica – coinvolgerà istituzioni culturali italiane e internazionali. Tra gli appuntamenti principali, la presentazione del libro Storia di Gaza dello storico Jean-Pierre Filiu durante il Salone Internazionale del Libro di Torino e una retrospettiva cinematografica dedicata al regista palestinese Kamal Aljafari.

La mostra si propone così come uno spazio di dialogo tra epoche e linguaggi, invitando il pubblico a riflettere sulla responsabilità collettiva di preservare la memoria culturale, oggi più che mai minacciata.

Maggiori informazioni nelle pagine della Fondazione Merz