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Mar 28


Per la prima volta in Italia lo straordinario ciclo di pitture medievali del Castello di Cruet (Val d’Isère, Francia), una testimonianza unica della pittura in Savoia nel Trecento e uno dei rarissimi cicli di quest’epoca conservatisi in Francia.

Le pitture medievali provengono dalla sala d’apparato del castello di Cruet, proprietà dei signori de la Rive, vassalli di Amedeo V di Savoia (1285-1323) e rappresentano episodi tratti da una celebre chanson de geste, il Girart de Vienne di Bertrand de Bar-sur-Aube, composta nel 1180 e dedicata alle vicende di un cavaliere della corte di Carlo Magno. Troviamo scene di caccia nella foresta, battaglie, duelli, una scena di assedio a un castello, una di investitura feudale, la raffigurazione di un banchetto, accanto ad episodi narrativi specifici di questo poema cavalleresco. Presentate in sequenza nella Corte Medievale di Palazzo Madama, le pitture ricostruiscono idealmente la decorazione della sala aulica del castello di Cruet.

Accanto alle pitture, una trentina di opere di proprietà di Palazzo Madama e in prestito da altre istituzioni, che arricchiscono il percorso consentendo di immaginare la vita nei castelli medievali della contea di Savoia tra Due e Trecento. Sculture, mobili, armi, avori, oreficerie, codici miniati, ceramiche, vasellame da tavola, cofanetti preziosi, monete e sigilli documentano i tanti aspetti dell’arte di corte e della cultura materiale dell’epoca

Dopo una prima tappa a Ginevra nel 2017, l’esposizione giunge con importanti novità a Palazzo Madama dal 29 marzo al 16 luglio. La mostra è frutto di un’importante collaborazione con il Musée Savoisien di Chambéry, istituzione con cui Palazzo Madama lavora stabilmente dal 2001. I due musei fanno entrambi parte di una rete internazionale di musei “alpini” – accomunati dall’appartenenza ai territori facenti originariamente parte del ducato sabaudo – costituitasi circa quindici anni fa per lavorare a progetti di ricerca condivisi.

Maggiori informazioni sul sito di Palazzo Madama

Mar 22


La musica e la sua grafica negli anni ‘60 – ‘80

22 marzo – 22 aprile 

Mausoleo della Bela Rosin

strada Castello di Mirafiori 148/7

 

Un disco al giorno. 365 copertine dei long play più significativi dove la musica diventa immagine prima di videomusic e dell’avvento del formato CD. Questo è Mausoleo a 33 giri. Un viaggio dentro la musica che ha cambiato il mondo negli ultimi 50 anni.

La mostra vuole offrire “un muro” di copertine di vecchi e nuovi 33 giri esposte in pareti di cellophane. Quanto basta per garantire un effetto trasparenza che permetta di sbirciare tra il riconosciutissimo album “The dark side of the moon” (1973) degli inglesi Pink Floyd o lo psichedelico “Volunteers” degli americani Jefferson Airplaine (1972) o gli italianissimi Banco del Mutuo Soccorso nel loro mitico salvadanaio o le bollicine del Vasco Rossi nazionale.

MAUSOLEO A 33 GIRI” presenta un percorso nell’emozione del suono, un ingresso in quel baule di immagini e musiche che sono state la colonna sonora di oltre mezzo secolo di cultura giovanile e non solo. Cultura, e non subcultura, concetto oggi ormai chiarito, se ce ne fosse ancora bisogno, anche dal Nobel di cui è stato insignito Bob Dylan nello scorso 2016.

L’esposizione “MAUSOLEO A 33 GIRI” è un omaggio a un tempo scomparso, quando gli album puntavano a essere capolavori unitari dalle trame ambiziose.

È proprio la forma stessa del Mausoleo della Bela Rosin ad aver suggerito l’idea. Infatti la sua architettura offre l’insolita pianta circolare, come “il piatto” di un vecchio giradischi. Basta “metterci la puntina” per aprire un mondo capace di farci immergere in un mare di musica e di parole in circolo.

Quella promossa da Assemblea Teatro, è un’iniziativa che troverà senz’altro l’interesse del pubblico, e non solo tra i residenti nel quartiere di Mirafiori. Si rivolge alle famiglie e soprattutto ai giovani che in misura crescente stanno scoprendo il fascino dei vinili, quegli stessi 33 giri attraverso i quali i nostri genitori e i coetanei di tutto il mondo hanno conosciuto e apprezzato le melodie pop e i ritmi del rock. Il linguaggio universale della musica, grazie alla magia delle note e delle parole dei cantanti sprigionate dal giradischi, ha unito generazioni, amalgamandone i gusti, valicando i confini nazionali – sottolinea Francesca Leon, Assessora alla Cultura del Comune di Torino -. Portare una rassegna come questa all’interno dell’edificio monumentale costruito negli ultimi decenni del 1800 per dare degna sepoltura alla moglie morganatica di Vittorio Emanuele II, Rosa Vercellana, è un’operazione di grande interesse e valorizza un edificio importante per la storia della nostra città”.

Il vinile ha segnato un’epoca. La migliore musica del passato è stata pensata per essere registrata su quel supporto e, nonostante le evoluzioni del mercato, il formato dell’album sopravvive anche oggi, nell’era dell’usa e getta, di canzoni in formato digitale e compilation fai da te.

E non si tratta solo di un fenomeno limitato ad alcuni irriducibili nostalgici. Ne è prova il successo di bancarelle o mercatini o il ritorno in vendita del formato 33 giri.

“Quello appena concluso è stato l’anno della rivincita del vecchio vinile. Le vendite dei dischi di catalogo, realizzati anni fa e ristampati o ancora in circolazione, hanno superato le vendite dei nuovi – afferma Renzo Sicco, Direttore Artistico di Assemblea Teatro -. Un sorpasso storico, un piccolo evento che racconta come sta cambiando il consumo della musica. Nostalgia? No, perché il pubblico della registrata, che spende per acquistarne è fatto soprattutto di giovani, la fascia d’età dai 10 ai 35 anni, un pubblico che per motivi evidenti ha avuto un rapporto solo occasionale con quello che viene comunemente definito “classic rock”. I ragazzi si avvicinano perché sanno di andare a colpo sicuro e trovare buona musica, mentre orientarsi nella gigantesca offerta odierna risulta piuttosto difficile. Vecchi e sicuri, è difficile che i dischi di catalogo deludano chi li compra. E, mentre i più adulti hanno in casa le loro collezioni, sono i giovani e i giovanissimi a riscoprire i Queen, i Deep Purple, i Rolling Stones, i Led Zeppelin, a preferire le certezza di vinili passati alla storia a proposte che tra quattro o cinque mesi saranno già dimenticate”.

La mostra MAUSOLEO A 33 GIRI è realizzata grazie al sostegno di Compagnia di San Paolo, in collaborazione con le Città di Torino e le Biblioteche Civiche Torinesi. È inoltre inserita nel calendario ufficiale degli eventi 2018, promosso dalla Città di Torino.

MAUSOLEO A 33 GIRI non è solo una mostra. Oltre ai dischi esposti, Assemblea Teatro presenta una serie di incontri con grandi ospiti che amano e che hanno fatto della musica la loro ragione di vita. Giornalisti, scrittori, critici e musicisti.

Tutti uniti da un solo scopo: “salvare” 33 vinili della storia della musica, sulla zattera dei suoni imperdibili.

Undici personaggi chiamati a scegliere 3 LP. Sono in totale 33 long play messi in salvo a bordo della zattera. È l’occasione per raccontare e riascoltare la musica immortale dei mostri sacri del rock e per esporre ogni volta album diversi, i loro suoni, la loro storia.

Ancora una volta il Mausoleo diventa luogo di cultura e di musica. Gli incontri della Zattera inizieranno durante il periodo della mostra e proseguiranno fino all’estate.

Il primo appuntamento è domenica 25 marzo, con Ernesto Assante, autore insieme a Gino Castaldo del libro “33 dischi senza i quali non si può vivere”, che in qualche modo ha ispirato Renzo Sicco, direttore artistico di Assemblea Teatro.

A seguire gli scrittori Enrico Remmert e Gabriele Romagnoli, Marinella Venegoni, Guido Harari, Maurizio Blatto, Fabio Geda e altri ancora.

Parallelamente tutti gli spettatori saranno invitati a partecipare al gioco “La vostra zattera”: compilando un questionario potranno salvare i loro 3 LP del cuore e comporre un’altra selezione, i cui risultati si festeggeranno il 14 luglio. 

Programma 

  • Zattera 1 – 25 marzo, ore 16.00, con ERNESTO ASSANTE che salva Who’s next degli Who
  • Zattera 2 – 31 marzo, ore 21.00, con ENRICO REMMERT che salva London calling dei Clash
  • Zattera 3 – 15 aprile, ore 16.00, con GABRIELE ROMAGNOLI che salva The dark side of the moon dei Pink Floyd
  • Zattera 4 – 20 aprile, ore 21.00, con MARINELLA VENEGONI che salva Sing o’ the times di Prince
  • Zattera 5 – 6 maggio, ore 16.00, con VALERIO PIPERATA che salva Immagine di John Lennon
  • Zattera 6 – 12 maggio, ore 21.00, con MAURIZIO BLATTO che salva Pet sound dei The Beach Boys
  • Zattera 7 – 13 maggio, ore 16.00, con GUIDO HARARI che salva Let it bleed dei Rolling Stones
  • Zattera 8 – 27 maggio, ore 16.00, con MARCO BASSO che salva Born in the USA di BRice Springsteen
  • Zattera 9 – 5 giugno, ore 21.00, con FABIO GEDA che salva Revolver dei Beatles
  • Zattera 10 – 29 giugno, ore 21.00, con FEDERICO SACCHI che salva Remain in lights dei Talking Heads
  • Zattera 11 – 1° luglio, ore 16.00, con DARIO CASTELLETTI che salva Actung baby degli U2
  • Zattera special – 7 luglio, ore 21.00, RUDY TRUDY in L’AMERICANO CHE AMIAMO, Fra musica e letteratura nei ricordi di Nanda Pivano
  • Festa Zattera – 14 luglio, ore 21.00, La vostra classifica – festa finale della “zattera”, con DARIO CASTELLETTI e FUNKY VILLAGE                       
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Mar 21


In concomitanza con la mostra sull’ebanisteria in programma dal 17 marzo 2018 alla Reggia di Venaria, Palazzo Madama presenta dal 21 marzo 2018 un nuovo allestimento che vede protagonisti gli arredi di Luigi Prinotto e di Pietro Piffetti dalle collezioni di Palazzo Madama. Con i loro intarsi in avorio, tartaruga, metalli e legni pregiati, Prinotto e Piffetti – figure cardine nella storia del mobile e dell’ornato in Italia – hanno portato l’ebanisteria piemontese del Settecento ai massimi livelli. L’intervento è stato curato da Clelia Arnaldi di Balme, conservatore per le Arti del Barocco di Palazzo Madama.

Il nuovo allestimento si sviluppa al piano nobile tra Sala Quattro Stagioni, Camera di Madama Reale, Camera Nuova e Gabinetto Cinese e consente di valorizzare lo stile fantasioso di questi arredi, che comprendono console, mazzarine, cassettoni, crocifissi, tavolini. Le nuove didascalie approfondiscono i collegamenti della loro arte con la cultura artistica contemporanea in Europa e in Oriente, la trattatistica relativa all’ebanisteria, l’interesse per la scienza e le tecniche a trompe l’oeil.

L’intervento conservativo e la consulenza scientifica per rimettere in funzione i movimenti sono stati interamente realizzati e sostenuti dal Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”, dall’Osservatorio Astrofisico di Torino (INAF) e da Infini.to – Museo dell’Astronomia e dello Spazio, Planetario di Torino – con sede a Pino Torinese, con la collaborazione per gli apparati didattici e l’allestimento dell’Inner Wheel Torino e Inner Wheel 45° parallelo.

Realizzato in legno e avorio intorno al 1740–1750 per rappresentare il dinamismo tra Sole, Terra, Luna e i pianeti con i loro satelliti, il planetario (detto anche Orrery da Charles Boyle quarto conte di Orrery, che fece costruire il primo strumento di questo genere nel 1704) veniva usato durante le lezioni di astronomia come strumento didattico per le dimostrazioni sperimentali con gli allievi.

Il restauro rappresenta un passo importante nella conoscenza della storia degli strumenti scientifici, che a Torino nel Settecento riscuotono l’interesse del duca Carlo Emanuele III di Savoia e dell’aristocrazia, tanto da far chiamare da Parigi il fisico Jean-Antoine Nollet per tenere un corso di fisica e astronomia al principe Vittorio Amedeo futuro re di Sardegna. Proprio grazie alle illustrazioni e alle descrizioni fornite dall’abate Nollet nelle sue Leçons de physique expérimentale pubblicate a Parigi a partire dal 1743, è stato possibile in fase di restauro identificare i vari pezzi e rimettere in funzione i movimenti, che non erano mai stati usati dall’ingresso dell’opera nelle collezioni di Palazzo Madama nel 1874.

Il Planetario viene esposto al pubblico in Camera Nuova nella configurazione statica del sistema solare secondo la teoria copernicana come nota a metà Settecento, accompagnato da un video che illustra il restauro e il funzionamento dell’opera, che serviva a illustrare: la simulazione del moto di due pianeti con orbita circolare, il moto ellittico di un pianeta intorno al Sole, il concetto di orbita retrograda, la teoria tolemaica non più in vigore, il moto orbitale della Luna intorno alla Terra e altri concetti dell’astronomia.

Ad arricchire il percorso anche una selezione di incisioni sul tema dell’ornato e dei modelli degli arredi, esposte nel Gabinetto Cinese. Tra essi una ristampa di primo Ottocento della lastra incisa da Francesco Antonio Gilodi su disegno di Pietro Piffetti recentemente acquisita dal museo e raffigurante il Vero ritratto del glorioso martire San Vittorio venerato nella chiesa dello Spirito Santo di Torino (1743), matrici di incisioni e fogli da repertori di modelli incisi e degli esempi di iconografie ricorrenti nelle decorazioni ad intarsio.

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