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Feb 29


Con la direzione artistica di Alessandro Bulgini, Flashback Habitat Ecosistema per le Culture Contemporanee inaugura Insurrezioni. Fotografie di una protesta: tre modi di fare e raccontare rivoluzioni e proteste in un’unica mostra. L’esposizione è aperta al pubblico dal 1° marzo 2024 fino al 2 giugno 2024 negli spazi di corso Giovanni Lanza 75.

I protagonisti della tripersonale sono Chris Suspect con Path to Insurrection, progetto curato da Jacopo Buranelli; Enrico Gili con Yellow Movement, curato da Patrizia Bottallo e Angelo Quattrocchi con WOUNDED KNEE Indiani alla riscossa, curato da Lapo Simeoni. L’allestimento della mostra è stato pensato a stanze alternate per far sì che i tre racconti si contaminino a vicenda andando formare un racconto più complesso e sfaccettato. Sono più di centocinquanta le fotografie in esposizione.

 “Il comune denominatore dei progetti è l’energia dirompente che ne scaturisce.
La comunità non è più passiva, ma attiva. La cosa interessante delle insurrezioni, al di là delle ideologie, è lo scollamento tra il pensare e il fare: la persona che prima contestava dal divano di casa, decide di mettersi in strada e cambiare la propria esistenza e quella degli altri. Ci si espone. Questa mostra diventa uno stimolo per riflessioni importanti sulle proprie posizioni esistenziali”. Queste le parole del Direttore artistico Alessandro Bulgini.

Dalla street photography di Chris Suspect che documenta le proteste politiche a Capitol Hill, alla rivoluzione pacifica degli ombrelli gialli ad Hong Kong di Enrico Gili fino alla resistenza degli Indiani d’America negli anni 70 raccontata da Angelo Quattrocchi: una mostra che diventa dunque stimolo per riflessioni importanti sulle proprie responsabilità come membri di una comunità.

Chris Suspect, pluripremiato fotografo americano, narra attraverso i suoi scatti quella che fu la rivolta di Capitol Hill, avvenuta il 6 gennaio 2021. La selezione in mostra è divisa in stanze tematiche che seguono un percorso cronologico, come una saga a capitoli: Election Night, 4 Years of Protest, Biden Wins, January 6, Epilogue (Biden inauguration). Suspect è specializzato nella street photography, con la rivolta si è trovato al momento giusto nel posto giusto, essendo lui di Washington. Un momento perfetto che poteva trasformarsi in tragedia, morte e distruzione, per un evento che mai era avvenuto prima nella storia degli Stati Uniti. Gli scatti in bianco e nero della mostra Path to Insurrection raccontano questo periodo storico, una situazione politica fortemente destabilizzata e un occhio che, magistralmente, racconta tutta l’America nella sua volontà espressiva priva di controllo. In queste foto, che sembrano vari backstage di film hollywoodiani, c’è la Guerra Civile fascista senza Capitan America, l’action movie con le forze speciali, la narrazione politica della rivolta con tonalità che ricordano le pellicole di Coppola, Stone e Tarantino, tutti registi che hanno raccontato a loro modo quella complessa matassa di situazioni, ideologie, tentativi politici e rivoluzionari che compone la storia americana.

Enrico Gili è un fotografo italiano vissuto molti anni a Hong Kong. In Yellow Movement documentata la “rivoluzione degli ombrelli”, avvenuta in due diversi periodi, nel 2014 e nel 2019. Cosa significa un ombrello giallo a Hong Kong oggi? È il simbolo di una protesta pacifista che diventa un atto rivoluzionario. I cittadini di Hong Kong, ex colonia britannica, chiedevano a Pechino di rispettare la promessa di mantenere un sistema politico pienamente democratico con diritto di voto alle elezioni.

Decine di migliaia di manifestanti hanno occupato per giorni la metropoli asiatica al grido di: “Vogliamo la democrazia e il suffragio universale”. La risposta del governo di Pechino alle proteste pacifiste durate mesi è stata la repressione. I manifestanti hanno usato degli ombrelli per proteggersi dallo spray al peperoncino e dai gas lacrimogeni della polizia, l’ombrello icona mondiale di questa protesta è diventato così un simbolo politico di resistenza.

I cittadini bloccarono le arterie principali del centro finanziario di Hong Kong.  Stampa, tv e social media trasmettevano in diretta immagini surreali di immensi viali deserti e piazze puntinate di tende da campeggio, brulicanti di persone munite di ombrelli e cartelli. Defraudati dai mezzi legali per esprimere la propria voce, i cittadini inventarono un nuovo linguaggio di protesta, fatto di simboli e colori. Gili vivendo questi episodi sul campo, è riuscito a catturare alcuni momenti salienti utilizzando uno sguardo giornalistico, senza pregiudizi, ma con l’intento di lasciare una traccia di quello che è sicuramente diventato un momento storico da ricordare.

Queste fotografie raccontano con garbo ed eccezionale sensibilità la genesi di una lotta per l’emancipazione democratica e più in generale contro l’oppressione.

Angelo Quattrocchi è stato giornalista e attivista. WOUNDED KNEE-Indiani alla riscossa è il racconto attraverso fotografie, documenti e testi dell’occupazione, dell’assedio e della difesa di Wounded Knee, villaggio sperduto nella riserva Indiana.

Nel 1973, Quattrocchi viveva a San Francisco, dove lavorava per L.A. Free Press e per The Barbour, un giornale anch’esso della città. L’ambiente era underground, ricco di scrittori, musicisti e artisti, caratterizzato da una vivacità straordinaria. Nei primi mesi di febbraio, venne a conoscenza che i nativi americani della riserva di Wounded Knee volevano ribellarsi agli abusi subiti. Decise così di recarsi subito nel Nord America, fino alla riserva indiana, per documentare giorno per giorno gli eventi. Presto, questo si trasformò in un’occupazione contro l’assedio degli americani. Furono settanta giorni di guerra, in cui pochi guerrieri, con qualche vecchio fucile, combatterono contro mille agenti della FBI, la polizia Indiana, la CIA e i carri armati. Il grande momento (tutti i giornali del mondo ne parlarono) in cui gli indiani voltarono pagina e storia, buttandosi alla riscossa.

“Questa è la storia, giorno per giorno, dell’occupazione, dell’assedio e della difesa di Wounded Knee, villaggio sperduto nel cuore del mostro e prima libera nazione Indiana.
Furono 70 giorni di guerra, in cui pochi guerrieri, con qualche vecchio fucile, combatterono contro mille agenti dell’FBI, la polizia Indiana (fatta di rinnegati), la CIA, i carri armati…
É stata la riscossa del popolo degli Indiani, il popolo più bello del mondo, e il più oppresso. È stato il grande momento (tutti i giornali del mondo ne parlarono) in cui gli indiani voltarono pagina e storia, buttandosi alla riscossa…
E da allora combattono ancora, contro l’uomo bianco, per essere liberi, e per essere un popolo”
Con queste parole inizia il libro di Quattrocchi.

Con Insurrezioni. Fotografie di una protesta tornano i Flashback lab di Mariachiara Guerra per i bambini e le loro famiglie. La responsabile del progetto didattico di Flashback habitat, dopo una passeggiata nel parco e una vista al polo espositivo, coinvolgerà i bambini e genitori in laboratori creativi per liberare la fantasia e confrontarsi con la propria vena artistica. Per maggiori informazioni www.flashback.to.it/lab.

Maggiori  informazioni sul sito di Flashback Habitat