preload
Feb 15


Sono iniziati al Pala Alpitour i quarti di finale della Final Eight di Coppa Italia di pallacanestro. Nel primo incontro sono scese in campo le squadre di Milano e Brescia nel derby lombardo. Il primo quarto si è concluso con i bresciani avanti di un punto. Nel secondo la formazione allenata da Alessandro Magro ha addirittura aumentato il vantaggio andando al riposo sul + 16. Al rientro dall’intervallo Milano ha dato un chiaro segno di ripresa riducendo la distanza a – 1. Nell’ultimo quarto è continuata la battaglia con le due compagini che si sono giocate la vittoria finale punto a punto. Ad imporsi è stata Brescia di tre lunghezze che si è guadagnata così la prima semifinale di sabato contro una tra Pesaro e Varese.

Tabellino: EA7 Emporio Armani Milano – Germani Brescia (19/20; 29/45; 55/56; 72/75)

Nel secondo match di giornata si sono affrontate Pesaro e Varese, due squadre che in campionato sono distanziate di soli due punti. Con un gran primo quarto i marchigiani sono saliti sul +17 che ha sottolineato la poca precisione sotto canestro dei lombardi. Varese in netta ripresa nel secondo quarto con un parziale di 15 a 27 ha riacceso la gara prima dell’intervallo lungo. Varese alla fine del terzo quarto è riuscita finalmente a mettere la testa avanti, rimontata immediatamente dalla tripla di Tambone. Quando mancavano 10 minuti alla fine Pesaro era avanti di 3 punti. Nell’ultimo tempo ha prevalso la miglior percentuale al tiro di Pesaro che potuto così raggiungere Brescia in semifinale.

Tabellino: Carpegna Prosciutto Pesaro – Openjobmetis Varese (29/12; 44/35; 67/64; 84/80)

[Fonte: TorinoClick]

Feb 13


In occasione del 40esimo anniversario della tragedia del cinema Statuto, la Città ha organizzato due diversi momenti ufficiali per ricordare le sessantaquattro vittime che, la sera del 13 febbraio 1983, si trovavano all’intero della sala di via Cibrario. Questa mattina presso la targa posta nel giardino di largo Cibrario e oggi pomeriggio in Sala Rossa. Ad entrambi gli eventi hanno partecipato: il sindaco Stefano Lo Russo, la vicesindaca Michela Favaro, la presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo, assessori e consiglieri comunali, rappresentanti del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco e dell’Associazione dei familiari “Vittime dello Statuto”. Due cerimonie semplici quanto sentite che hanno mescolato il dolore per il ricordo di quella tragica vicenda con la necessità di mettere in campo tutte le risorse necessarie per evitare il ripetersi di incidenti simili, aumentando la prevenzione so una maggiore e più consapevole informazione delle nuove generazioni. Se dopo la tragedia, le analisi sugli errori di gestione e sulle lacune nell’impianto della sicurezza, portarono ad un cambiamento drastico delle regole, oggi si moltiplicano le iniziative per garantire lo svolgersi in sicurezza di eventi e manifestazioni e per educare i giovani ad una maggiore attenzione alle regole e alle procedure che concernono la sicurezza nei locali.
Ne ha parlato il sindaco, sia questa mattina sia nel pomeriggio, sottolineando l’importanza di celebrare questa ricorrenza con una cerimonia non solo commemorativa ma propositiva. In una città più volte toccata da episodi gravi, in materia di sicurezza serve, per il sindaco, una nuova stagione di attenzione per la sicurezza nei luoghi dello spettacolo e del divertimento e sul posto di lavoro. E la responsabilità che compete al mondo degli adulti, deve essere quella di trasmettere una nuova cultura della sicurezza alle nuove generazioni. Una cultura fatta di norme e di investimenti, ma fatta soprattutto del buon comportamento e della capacità delle persone di comprendere in anticipo quali siano le vie di fuga, avendo il coraggio di segnalare eventuali inadempienze. Un concetto ripreso anche dalla presidente del Consiglio comunale che, nel ricordare l’allora voragine normativa sui luoghi di pubblico intrattenimento che consentì di trasformare in tragedia gli eventi del febbraio di quarant’anni fa, e pur senza essere completamente al riparo dalla possibilità che una simile tragedia possa sempre ripetersi, ha sottolineato come l’insieme delle regole, per funzionare ha bisogno di un’applicazione coerente di norme anche severe e di una forte consapevolezza sociale. Sui giovani è necessario insistere affinché capiscano l’importanza di conoscere ed osservare le regole di comportamento che riguardano la prevenzione e la capacità di reagire in modo corretto alle eventuali situazioni di pericolo anche grave che si trovassero ad affrontare.
Anche Gianna Sacchi, rappresentante dell’Associazione familiari vittime dello Statuto, questo pomeriggio in Sala Rossa, ha insistito su questo aspetto. Nel ringraziare l’Amministrazione per l’attenzione ricevuta alla richiesta di coinvolgere i giovani in questa commemorazione, ha spiegato che l’associazione ritiene da sempre che le prime nozioni sulla sicurezza si debbano insegnare già nel corso della scuola per l’infanzia, imparando da Paesi più progrediti in questo campo, dove avere coscienza civica significa, fin da piccoli, conoscere i propri diritti nell’ambito della comunità. Vorrebbe, Gianna Sacchi, ragazzi che in discoteca chiedono al gestore di sbloccare le uscite di emergenza o di limitare gli ingressi, senza curarsi dell’eventuale ironia di amici ed adulti. Un messaggio che aveva già lanciato in mattinata Alessandro Cabodi Gatti, altro rappresentante dell’associazione. “I nostri cari non torneranno, ma qualcosa di comune deve restare: un’eredità, un senso” ha dichiarato nel suo intervento, per spiegare come sia necessario avere la forza di chiedere sempre il rispetto delle norme: “rompendo le scatole al ristorante perché si lasci libera l’uscita di sicurezza, spiegando al cliente che non può stare lì, proprio lì, perché quella è una via di fuga, spiegando ai bambini a cosa serve quel cartello verde luminoso, evitando di parcheggiare bloccando una strada, rischiando di impedire il passaggio di un mezzo dei Vigili del fuoco”.
[Fonte: CittAgorà]
 
Feb 10


Il Giorno del Ricordo, che commemora le vittime delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata all’indomani della Seconda guerra mondiale, è stato celebrato dalla Città di Torino in due appuntamenti: il 9 febbraio in Sala Rossa e il 10 febbraio presso il monumento dedicato alle vittime al Cimitero Monumentale.

In Sala Rossa, giovedì 9 febbraio, la cerimonia alla presenza di autorità civili e militari, rappresentanti della comunità degli esuli e di una folta rappresentanza del Consiglio comunale.

Aprendo la cerimonia, il vicepresidente vicario del Consiglio comunale, Domenico Garcea, ha definito quegli eventi quali una pagina tragica del “secolo breve”, ricordando come per molti anni fossero state rimosse o addirittura negate, per calcolo politico, le sofferenze subite dalle popolazioni di lingua italiana in fuga dal comunismo jugoslavo. Il vicario ha quindi sottolineato la necessità di impegnarsi affinché la verità dei fatti possa affermarsi al di là di ogni logica di parte, in un’Europa pacificata, in un mondo sempre più dialogante.

Ha quindi preso la parola l’assessore Maurizio Marrone, rappresentante della Regione Piemonte, ha ringraziato le comunità degli esuli per aver mantenuto viva la memoria di quei fatti durante un lungo silenzio, conservandone il ricordo che deve ora essere tramandato soprattutto ai giovani. Una popolazione inerme, ha affermato Marrone, ha dovuto sopportare le conseguenze delle tensioni geopolitiche nell’area e delle guerre, fino a convincersi di non avere più in futuro nella sua stessa terra e fuggire verso un’Italia a volte rivelatasi matrigna.

Daniele Valle, vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte, ha ricordato la spirale di violenza innescata dal nazifascismo in quelle terre ricche di cultura e storia, nel quadro della seconda guerra mondiale, con la violenza di ritorno da parte del regime autocratico titino: le foibe però non possono essere considerate semplicemente una reazione ad altre violenze, perché tutte le violenze vanno condannate. Valle ha ricordato come occorra, se non una memoria condivisa, la capacità da parte di memorie diverse di riconoscersi reciprocamente e di rendere comprensibile il passato.

Toccante la testimonianza di Antonio Vatta, presidente del comitato torinese dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, che raccogli e molti esuli e loro discendenti. In fuga da Zara all’età di dieci anni, ha ripercorso il dramma degli esuli attraverso la propria esperienza personale, specchio di tante altre. Vatta ha ricordato come gli esuli non avessero nutrito odio verso gli slavi, ma avessero scelto di loro volontà di abbandonare la loro terra per poter restare italiani quali essi sono, per cui non accettano di essere arbitrariamente etichettati in modo diverso.

Enrico Miletto, docente dell’Università di Torino, ha inquadrato storicamente il periodo tra la fine della Prima guerra mondiale, con l’annessione all’Italia di quelle terre di confine, seguita dal fascismo con l’italianizzazione forzata delle minoranze slave e dal Secondo conflitto mondiale, che vide l’aggressione italo-tedesca ai danni della Jugoslavia. Miletto ha ricordato le violenze degli slavi del 1943-45, sottolineando come il numero delle vittime possa essere solo valutato con approssimazione, tra le cinquemila e le seimila (esponenti del regime fascisti, ma anche possidenti, carabinieri e antifascisti contrari all’annessione alla Jugoslavia), mentre l’esodo, proseguito con fasi alterne fino al 1956, ha riguardato 250mila persone, il 90% della comunità di lingua italiana, spinte dalle politiche coercitive dello stato jugoslavo. Ricordati anche dal relatore i fitti coni d’ombra su queste vicende, dovuti a ragioni di politica internazionale e interna, così come l’indifferenza e persino l’ostilità di una parte dell’opinione pubblica verso quei profughi.

Il sindaco Stefano Lo Russo ha concluso la cerimonia ricordando come oggi Slovenia e Croazia siano parte integrante dell’Unione Europea, evidenziando come il Giorno del Ricordo non sia un giorno del rancore, intendendo altresì fine a ogni rimozione di quelle tragiche vicende, figlie dei totalitarismi e dei nazionalismi che hanno devastato l’Europa e sono tutt’oggi presenti e pericolosi. Va respinta l’idea degli stati omogenei etnicamente, di muri e barriere tra le nazioni: la vita di una nazione democratica è infatti fondata sul sulla pluralità e sul reciproco riconoscimento di popoli, culture e civiltà, ha sottolineato Lo Russo, citando Jacques Delors che riteneva l’Europa quale federazione di minoranze, capace di garantire rispetto dei diritti individuali e collettivi di persone e popoli. Il sindaco ha quindi ricordato l’importanza dell’integrazione in Europa dell’Ucraina, obiettivo da perseguire con tutte le energie.