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Ott 25


Gli antefatti, la nascita e la stagione iniziale e più felice della pittura macchiaiola, ossia il periodo che va dalla sperimentazione degli anni Cinquanta dell’Ottocento ai capolavori degli anni Sessanta, saranno i protagonisti della mostra che per la prima volta alla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino valorizzerà il dialogo artistico tra Toscana, Piemonte e Liguria nella ricerca sul vero.

I macchiaioli. Arte italiana verso la modernità”, organizzata e promossa da Fondazione Torino MuseiGAM Torino e 24 ORE Cultura– Gruppo 24 ORE, a cura di Cristina Acidini e Virginia Bertone, con il coordinamento tecnico-scientifico di Silvestra Bietoletti e Francesca Petrucci, vede la collaborazione dell’Istituto Matteucci di Viareggio e presenta circa 80 opere provenienti dai più importanti musei italianienti e collezioni private, in un ricco racconto artistico sulla storia del movimento, dalle origini al 1870, con affascinanti confronti con i loro contemporanei italiani.

L’esperienza dei pittori macchiaioli ha costituito uno dei momenti più alti e significativi della volontà di rinnovamento dei linguaggi figurativi, divenuta prioritaria alla metà dell’Ottocento. Fu a Firenze che i giovani frequentatori del Caffè Michelangiolo misero a punto la ‘macchia’. Questa coraggiosa sperimentazione porterà a un’arte italiana “moderna”, che ebbe proprio a Torino, nel maggio del 1861, la sua prima affermazione alla Promotrice delle Belle Arti. Negli anni della sua proclamazione a capitale del Regno d’Italia, Torino visse una stagione di particolare fermento culturale. È proprio a questo periodo, e precisamente nel 1863, che risale la nascita della collezione civica d’arte moderna – l’attuale GAM – che aveva il compito di documentare l’arte allora contemporanea.

A intessere un proficuo dialogo con la pittura macchiaiola è la prestigiosa collezione ottocentesca della GAM, che favorisce un’inedita occasione di studio. In questa prospettiva un’attenzione particolare viene restituita ad Antonio Fontanesi, nel bicentenario della nascita, agli artisti piemontesi della Scuola di Rivara (Carlo Pittara, Ernesto Bertea, Federico Pastoris e Alfredo D’Andrade) e ai liguri della Scuola dei Grigi(Serafino De Avendaño, Ernesto Rayper), individuando nuovi e originali elementi di confronto con la pittura di Cristiano BantiGiovanni Fattori, Telemaco SignoriniOdoardo Borrani,protagonisti di questa cruciale stagione artistica.

Il percorso

Il percorso prenderà il via con il racconto della formazione dei protagonisti, necessario per far apprezzare a pieno il contributo innovativo dei macchiaioli all’interno della storia dell’arte. Dalle opere di pittori e maestri accademici di gusto romantico o purista, come Giuseppe BezzuoliLuigi MussiniEnrico PollastriniAntonio CiseriStefano Ussi, ai giovani futuri macchiaioli come Silvestro LegaGiovanni FattoriCristiano BantiOdoardo Borrani: attraverso il confronto delle opere sarà evidenziata la loro educazione tradizionale, rispettosa dei grandi esempi rinascimentali.

A punteggiare la mostra è la partecipazione delle opere scelte alle prime Promotrici di Belle Arti e alla prima Esposizione nazionale di Firenze del 1861; sullo sfondo è la visita all’Esposizione Internazionale di Parigi del 1855, che fu un avvenimento decisivo per i giovani macchiaioli, suscitando grande curiosità ed emulazione nei confronti della nuova visione “oggettiva” e diretta. In questa cornice, sarà presentato al pubblico il dialogo che sospinse alcuni artisti tra Piemonte, Liguria e Toscana a condurre le ricerche “sul vero”. Furono anni di sperimentazione in cui le ricerche sul colore-luce, condotte en plein air, crearono un comune denominatore tra pittori legati in gruppi e cenacoli, di cui l’esempio più noto fu quello dei macchiaioli toscani.

Si affronta quindi la sperimentazione della macchia applicata al rinnovamento dei soggetti storici e di paesaggio, con opere degli anni Cinquanta e dei primi Sessanta, durante i quali talvolta gli amici si trovavano vicini a dipingere lo stesso soggetto da angolature di poco variate, così da evidenziare il loro percorso comune e il proficuo dialogo intessuto in quegli anni di profondi mutamenti non solo artistici, ma politici e culturali in senso ampio.

A seguire si propongono le scelte figurative dei macchiaioli dall’Unità d’Italia a Firenze capitale e gli ambienti in cui maturò il linguaggio macchiaiolo: dalle movimentate estati trascorse a Castiglioncello, nella tenuta di Martelli, ai più pacati pomeriggi autunnali e primaverili a Piagentina, nell’immediata periferia fiorentina, ove gli artisti si erano ritirati a lavorare al riparo dalle trasformazioni della Firenze moderna, accentuate dal 1865 dal suo ruolo di capitale dell’Italia unita.

L’ultimo capitolo del viaggio affianca alle opere l’esperienza cruciale di due riviste: il «Gazzettino delle Arti del Disegno», pubblicata a Firenze nel 1867, e l’«Arte in Italia», fondata due anni dopo a Torino e che accompagna le vicende artistiche italiane sino al 1873. Sulle colonne del «Gazzettino» Martelli, Signorini e altri critici presentano il loro sensibile e acuto spirito di lettura nei confronti delle espressioni contemporanee europee e la consapevolezza di una ulteriore svolta evolutiva della pittura, che si lascia alle spalle il pur glorioso linguaggio della macchia, che, a quel punto, mostrava di aver compiuto il suo ruolo innovatore. Un impegno sul fronte della critica destinato idealmente a proseguire sul mensile «L’arte in Italia», rivista che contribuì al rinnovamento dell’ambiente artistico piemontese con personalità come Giovanni Camerana, tra i più lucidi sostenitori delle ricerche sul vero condotte da Fontanesi e dalla Scuola di Rivara. Ciò che la mostra restituisce è quindi l’occasione non solo per ammirare capolavori assoluti della pittura macchiaiola, ma permetterne una migliore comprensione sottolineando il dialogo che ha unito gli artisti divarie parti d’Italia nella ricerca tesa alla modernità.

Per informazioni www.gamtorino.it

[Fonte: GAM Torino]

Ott 24


Oltre cento opere tra manifesti, disegni, contributi video, dipinti, sculture, fotografie e oggetti di design, prodotti dagli anni ’40 agli anni ’90 del Novecento. Una mostra antologica – curata da Gemma De Angelis Testa e da Gianfranco Maraniello, direttore del MART – Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto – che ripercorre la lunga carriera del pubblicitario Armando testa, uno dei più grandi creativi italiani del Novecento.

La mostra dedicata all’artista torinese, ospitata dai Musei Reali nelle Sale Chiablese dal 25 ottobre al 24 febbraio 2019, fa conoscere o ritrovare ai visitatori i soggetti pubblicitari entrati a far parte dell’immaginario collettivo di più generazioni, come Caballero e Carmencita, il simpatico ippopotamo azzurro Pippo e il Punt e Mes; Punt e Mes che, da icona pubblicitaria, nel 2015 è tornato alle origini: un’opera d’arte posta all’esterno della stazione di Porta Susa nel cuore di Torino.

Il progetto espositivo intende celebrare Armando Testa come un innovatore che ha saputo, tra i primi, riconoscere l’importanza e la forza delle immagini per l’uomo contemporaneo, favorendo il dialogo continuo e la contaminazione tra arte e pubblicità.

Informazioni:
+39 011024301
www.museireali.beniculturali.it

[Fonte: InPiemonteinTorino]

Ott 24


La nuova sede espositiva dell’Archivio Mai Visti della Città di Torino, Divisione Servizi sociali, è stata inaugurata questa mattina in corso Unione Sovietica 220 all’interno dell’antico complesso del Regio Ospizio dei Poveri.

Moltissimi i partecipanti tra i quali alcuni degli autori delle opere in mostra Gaetano Carusotto, Lorenzo Filardi, Silvio Vaudano e Gian Maria Vablais, che sono stati salutati da Sonia Schellino, assessora al Welfare.

“Queste opere sono il frutto di talenti straordinari, espressi da persone che seppure attraversate dalla sofferenza riescono a dare voce alla loro anima, alla loro sensibilità. L’arte è cultura e un artista è tale indipendentemente dalle sue difficoltà. Sono tele che dovrebbero essere ammirate in un museo”, ha sottolineato Schellino.

I nuovi spazi sono situati all’interno dell’antico complesso conosciuto come “Poveri vecchi” e ospitano la mostra collettiva Avamposto. L’esposizione è promossa e curata dal servizio Passepartout della Divisione Servizi sociali della Città di Torino, in collaborazione con l’associazione Forme in bilico, ed è stata inserita nel circuito di Torino Design of the City – Heritage. La rassegna sarà aperta al pubblico fino al 30 novembre.

La mostra, che valorizza il patrimonio storico dell’Archivio Mai Visti costituito da opere realizzate da autori irregolari per incoraggiare il processo di inclusione e divulgazione a sostegno di artisti con disabilità o disagio psichico, presenta al pubblico una selezione di opere pittoriche e di design di artisti provenienti da collezioni pubbliche e private regionali, aderenti al progetto “Mai visti altre storie” e custodite nell’archivio.

Si possono ammirare le opere di Rossella Carpino, Gaetano Carusotto, Enrico Depetris, Lorenzo Filardi, Primo Mazzon, Aldo Turco, Gian Maria Vablais, Silvio Vaudano e alcune serigrafie, a tiratura limitata, realizzate con il progetto/mai print/ a cura di Arteco con la collaborazione di Print About Me.

“Questo patrimonio artistico – ha precisato Roberto Mastroianni, filosofo e critico d’arte – rappresenta un unicum europeo in cui viene messo in risalto il valore estetico dell’opera che genera bellezza, valore oggi preso come riferimento per costituire un patrimonio al pari dell’arte contemporanea”.
L’ingresso alla mostra è gratuito. Le visite guidate si possono prenotare a artenne.artenne@gmail.com

Per informazioni
Servizio Passepartout – corso Unione Sovietica 220/d
(ingresso accessibile via San Marino 10)
tel: 011.011.28069

[Fonte: TorinoClick]