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Mar 21


GUERCINO. Il mestiere del pittore
Torino, Musei Reali – Sale Chiablese (piazzetta Reale)
23 marzo – 28 luglio 2024

Oltre 100 opere di Guercino e di artisti coevi, provenienti da più di 30 importanti musei e collezioni – tra cui il Prado e il Monastero dell’Escorial – per presentare la grande arte del Maestro emiliano e insieme raccontare il mestiere e la vita dei pittori del Seicento, in un affascinante, grande affresco del sistema dell’arte.

Dall’importante nucleo delle collezioni sabaude a molti altri raffinati e monumentali capolavori di Guercino, una mostra sorprendente che, tra le novità, per la prima volta dopo 400 anni, riunifica anche il ciclo di dipinti commissionati a Bologna da Alessandro Ludovisi, futuro papa Gregorio XV.

«…gran disegnatore e felicissimo coloritore: è mostro di natura e miracolo da far stupire chi vede le sue opere. Non dico nulla: ei fa rimaner stupidi li primi pittori»
(Ludovico Carracci a Don Ferrante Carli , riferendosi a Guercino – 25 ottobre 1617)

In un periodo di grande attenzione e di rinnovati studi sull’opera e la figura di Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino (Cento 1591 – Bologna 1666) e all’indomani della riapertura della Pinacoteca Civica di Cento, spicca la ricchissima esposizione che i Musei Reali di Torino – con Direttore avocante Mario Turetta, Segretario Generale del Ministero della Cultura – presentano nelle Sale Chiablese dal 23 marzo al 28 luglio 2024prodotta da CoopCulture con Villaggio Globale International. Un evento spettacolare e di grande originalità curato da Annamaria Bava dei Musei Reali e da Gelsomina Spione dell’Università di Torino, con un comitato scientifico di prestigio, cui partecipano: Daniele Benati, David García Cueto, Barbara Ghelfi, Francesco Gonzales, Fausto Gozzi, Alessandro Morandotti, Raffaella Morselli, Sofia Villano.

Al centro dell’esposizione è il mestiere del pittore nel Seicento esemplificato sulla figura di uno dei maggiori protagonisti della scena artistica dell’epoca. Ripercorrendo temi e aspetti che attraversano tutta la carriera del Maestrograzie a capolavori di primo piano, la mostra intende dare conto più in generale della professione del pittore a quel tempo: le sfide del mestiere, i sistemi di produzione, l’organizzazione della bottega, le dinamiche del mercato e delle committenze, i soggetti più richiesti.

A partire dal significativo nucleo di dipinti e disegni appartenenti alle collezioni della Galleria Sabauda e della Biblioteca Realeoltre cento opere del Maestro emiliano e di artisti coevi come i Carracci, Guido Reni e Domenichino – provenienti da più di 30 importanti musei e collezioni, compresi il Museo del Prado di Madrid e il Monastero di San Lorenzo a El Escorial – daranno vita a un grande affresco del sistema dell’arte nel Seicento, guidati dal talento di quel “mostro di natura e miracolo da far stupir” che fu Guercino, secondo la definizione che ne diede Ludovico Carracci, impressionato dal suo talento.

Guercino, grazie a una strutturata bottega e alla ricchissima documentazione lasciata, alla rete di mentori e intermediari, ai rapporti con tanti e diversi committenti – richiesto come fu da borghesi, nobili, pontefici e prelati, ma anche dalle più prestigiose corti europee – diventa l’exemplum perfetto della vita, dell’iter creativo e del mestiere di ogni pittore.

Le importanti opere riunite a Torino nell’occasione – inclusi due dipinti inediti di collezioni private e le tele che permettono lo straordinario ricongiungimento dopo 400 anni del ciclo Ludovisi – sono dunque particolarmente significative per questo racconto, sviluppato in 10 sezioni tematiche tra confronti, parallelismi, testimonianze.

IL PERCORSO

Si parte dalla presentazione dell’artista.

Guercino ci appare, circa quarantenne, e con gli strumenti del mestiere, nel raro Autoritratto della Schoeppler Collection di Londra che ben introduce al percorso: un’opera intima e privata che proprio per questo non risulta nel suo famoso “Libro dei conti”, ma che testimonia il carattere di un uomo fiero e semplice ad un tempo. La fase della formazione è debitrice, come per tutti i pittori, dello studio di opere di grandi maestri e dell’incontro con personalità che incidono nella maturazione di un artista: per Guercino punti di riferimento furono in particolare Ludovico Carracci, ammirato a Bologna ma anche a Cento – di cui si espone in mostra il prezioso olio su rame con l’Annunciazione dai Musei di Strada Nuova di Genova – e sul versante ferrarese (prima del viaggio a Venezia) lo Scarsellino Carlo Bononi. Entrambi gli autori sono presenti nel percorso, accanto a due importanti lavori giovanili di Guercino: la piccola tavola con Il matrimonio mistico di santa Caterina in prestito dalla Collezione d’arte Credem e la suggestiva pala della chiesa parrocchiale di Renazzo con Un miracolo di san Carlo Borromeo.

Quindi l’incontro con la realtà e la spiccata vocazione per il quotidiano, che nei primi anni apre alle opere di paesaggio in analogia con quanto proposto da altri artisti come Annibale Carracci, Domenichino e Agostino Tassi di cui la mostra dà testimonianza insieme a importanti disegni di Guercino della Biblioteca Reale di Torino e alle pitture murali di Casa Pannini, che il giovane pittore realizza a Cento tra il 1615 e il 1617 insieme a collaboratori.

“L’ Accademia del nudo” sarà la fase successiva: Guercino ormai famoso in patria, apre la sua Accademia nel 1616 – così come era uso per i migliori -, facendone un punto di riferimento per molti giovani artisti.

In mostra – oltre all’interessante nucleo di 22 incisioni di Oliviero Gatti, tratte dai disegni di Guercino per farne dono al duca di Mantova (Pinacoteca Nazionale di Bologna), restaurate per questa speciale occasione, e accanto alle opere di Annibale e Agostino Carracci -, intenso e suggestivo è il dialogo tra i disegni di nudo del Maestro e il San Sebastiano curato da Irene (1619) proveniente dalla Pinacoteca di Bologna.

Richiesto da Jacopo Serra, cardinale legato di Ferrara e raffinato mecenate di Guercino, il dipinto è di qualità straordinaria, per il vivace e intenso naturalismo tipico della poetica del Maestro, che riesce a tradurre la vicenda sacra in vita quotidiana.

Prima di affrontare il tema della bottega e delle sue dinamiche, la mostra ricorda le fasi dell’affermazione del pittore e la geografia delle committenze, che sempre nella carriera di un artista rivestono un ruolo centrale.

In questo contesto, fondamentale risulta la figura di Alessandro Ludovisi, arcivescovo di Bologna e dal 1621 papa Gregorio XV. Questi aveva già conosciuto Guercino grazie alla mediazione di padre Mirandolagrande promotore dell’artista di Cento, e all’apprezzamento di Ludovico Carracci folgorato, come sappiamo, dalla pittura del giovane artista e chiamato dall’arcivescovo Ludovisi a valutare il costo delle opere da lui commissionate.

Tra il 1617 e il 1618 Guercino realizza infatti per Alessandro Ludovisi e il nipote Ludovicoquattro grandi teleeccezionalmente riunite dopo quattro secoli nella mostra di TorinoLot e le figlie proveniente da San Lorenzo a El Escorial, Susanna e i vecchioni prestata dal Museo del Prado, la Resurrezione di Tabita dalle Gallerie degli Uffizi- Palazzo Pitti e Il Ritorno del figliol prodigo dei Musei Reali .

Un dipinto quest’ultimo che non compare nell’inventario di Alessandro Ludovisi del 1623, ma che nel 1631 è già descritto nelle collezioni sabaude: forse un dono mirato al duca Carlo Emanuele I da parte del Ludovisi, nominato nel 1616 nunzio apostolico presso la corte di Torino per dirimere le controversie tra la casata dei Savoia e la Spagna.

Il ciclo di tele Ludovisi segna una svolta: con la salita al soglio pontificio di Gregorio XV, Guercino si trasferirà per alcuni anni a Roma, ricevendo nella capitale pontificia importantissimi incarichi.

A mostrare la varietà delle committenze che sugellano la fama di un artista, troviamo altri dipinti significativi, sia frutto di incarichi locali che di richieste dalle più prestigiose corti.

Tra questi: la splendida tela con Venere, Marte e Amore (1633) delle Gallerie Estensi, acquistata per Francesco I d’Este e inclusa nelle decorazioni della «Camera dei Sogni» nel Palazzo Ducale di SassuoloApollo scortica Marsia (1618) di Palazzo Pitti, opera intensa che il Malvasia ricorda eseguita per il granduca di Toscana; e ancora l’Assunta (1620), un tempo nella chiesa del Rosario a Cento, alla quale il pittore era particolarmente legato.

La bottega diretta da Guercino, frutto del connubio tra i Barbieri e i Gennari – prima a Cento e dal 1642 a Bologna – era organizzatissima, con ruoli e metodi esemplari del sistema del tempo.

Il fratello di Guercino , Paolo Antonio Barbieri, ad esempio era specializzato nei dipinti con soggetti “di ferma”, come evidenziano la Natura morta con bottiglia, frutta e ortaggi di collezione privata e la Natura morta con paramenti vescovili e argenti dalla Pinacoteca di Cento; così all’interno di un’opera gli elementi naturali erano spesso già predisposti e Guercino interveniva aggiungendo all’ultimo le figure, come nell’affascinante Ortolana, che Giovanni Francesco termina nel 1655, sei anni dopo la morte del fratello, autore dei bellissimi cesti di frutta e ortaggi.

A rendere evidente, invece, la prassi della riproposizione dei modelli e il ricorso a un repertorio di invenzioni, la mostra offre alcuni accostamenti di grande efficacia: dalle due versioni di Dio Padre della Galleria Sabauda e della Pinacoteca Nazionale di Bologna (entrambe del 1646) poste accanto all’Immacolata Concezione dalla Pinacoteca Civica di Ancona (1656) – con in cielo un’analoga figura dell’Eterno – al suggestivo confronto tra il San Matteo e l’angelo, capolavoro dei Musei Capitolini (1622), e il coevo San Pietro liberato da un angelouno dei prestigiosi prestiti del Museo del Prado.

Un’ infilata di preziosi disegni del centese racconta dell’iter creativo e del momento fondamentale dell’invenzione tramite l’opera grafica: emblematico il “caso” della Vestizione di San Guglielmo ricordato grazie a tre degli oltre venti disegni preparatori originali.

Le logiche del mercato non erano estranee a Guercino e alla sua impresa e il “listino prezzi” variava in base alla tipologia delle figure, alle dimensioni della tela e all’uso dei preziosi pigmenti. Principale concorrente di Guercino sul mercato bolognese era Guido Reni, di cui viene esposto il San Giovanni Battista della Galleria Sabauda, mentre a testimoniare il costo elevato delle opere realizzate da Giovanni Francesco Barbieri con il prezioso lapislazzuli e il maggior prezzo dei dipinti con figure intere o a più figure vi sono il San Francesco riceve le stimmate (1633) concesso dalla diocesi di Novara, o alcune delle importanti opere presenti nelle collezioni sabaude come le Sante Gertrude e Lucrezia (1645) e la Madonna benedicente (1651).

Le ultime tre sezioni della mostra sono dedicate ad alcuni dei temi e dei soggetti più aderenti alla realtà del tempo o di particolare successo e dunque maggiormente indagati dal pittore e dalla bottega.

E’ il caso delle novità scientifiche legate al rivoluzionario pensiero galileiano, che accendono l’interesse di committenti, intellettuali e artisti compreso Guercino, il quale su richiesta dei Medici dipinge il famoso Atlante che regge il globo (Museo Bardini di Firenze) e con sguardo disincantato disegna invece il Mago Brumiotestimonianza delle credenze popolari ancora diffuse.

Quindi, il “gran teatro della pittura barocca” con altri capolavori, tra cui Il ritorno del figliol prodigo (1627-28) della Galleria Borghese proveniente dalla collezione romana dei Lancellotti, o Amnon e Tamar dalla Galleria Estense di Modena.

Il Seicento porta all’estremo il gusto per la rappresentazione degli affetti, la gestualità accesa, la visione ravvicinata e coinvolgente degli eventi e Guercino è un vero maestro in questo, sia nelle resa delle figure che nel dipingere l’apparato scenico ricco di particolari.

La resa teatrale delle tensioni e delle psicologie, dei drammi e delle passioni si coglie anche in uno dei soggetti più amati e di successo dell’arte del tempo e della produzione guerciniana.

Una carrellata sorprendente di grandi eroine del mito e della storia – “femmes fortes” che trasmettono coraggio, dignità, intelligenza – chiude la mostra con grande impatto emotivo.

Sono personaggi che Guercino ha contribuito ad eternare nell’iconografia e nell’immaginario: le Sibille – con un confronto suggestivo tra quattro differenti raffigurazioni – Diana, Lucrezia Cleopatra, quest’ultima protagonista di un’opera dei Musei di Strada Nuova a Genova, imponente per dimensioni, e di coinvolgente sensualità e modernità.

Guercino – scrivono le curatrici – mette magistralmente in scena l’ultimo atto della tragedia, rendendo partecipe lo spettatore e trasportandolo nella sublime emozione dello spettacolo barocco”.

Maggiori informazioni su museireali.beniculturali.it

Mar 13


Il mondo sottomarino, il mondo terrestre e i popoli tribali sono i tre grandi temi della mostra “Cristina Mittermeier. La grande saggezza” inaugurata questa mattina alle Gallerie d’Italia.

Attraverso il suo lavoro, la fotografa ci offre la testimonianza di tradizioni, rituali e saperi tramandati di generazione in generazione e ci invita a riflettere su una “grande saggezza”.

Le fotografie di Cristina Mittermeier ci ricordano che gli esseri umani non sono creature isolate, ma membri di una società interconnessa. Utilizzare con saggezza le risorse limitate del nostro pianeta è fondamentale per il nostro futuro. Dobbiamo capire che la salute degli oceani ha un impatto diretto sul nostro clima, sull’aria che respiriamo e sul cibo che consumiamo. 

Nel portare il saluto della Città la vicesindaca Michela Favaro ha sottolineato come “abbiamo bisogno di questa grande saggezza e visione di una donna che con i suoi scatti ci consente di ammirare le bellezze della natura ma nello stesso tempo ci permette di riflettere sulla necessità di preservare il nostro ecosistema”.

Maggiori informazioni nelle pagine di Gallerie d’Italia

Mar 07


TORINO JAZZ FESTIVAL – XII EDIZIONE

20/30 aprile 2024

www.torinojazzfestival.it

 

11 giorni di programmazione

104 appuntamenti di cui 57 concerti

280 musicisti

73 luoghi coinvolti in tutta la città

Il Torino Jazz Festival 2024, con la direzione artistica di Stefano Zenni, è un progetto della Città di Torino realizzato dalla Fondazione per la Cultura Torino con il sostegno del Ministero della Cultura e di Fondazione CRT, Main Partner Intesa Sanpaolo e Iren, con il contributo di ANCoS e Confartigianato Imprese Torino e in collaborazione con Turismo Torino e Provincia. 

Il Festival, giunto alla dodicesima edizione, si svolgerà dal 20 al 30 aprile e si presenta come una delle più ricche di sempre, una carrellata di eventi in cui si susseguono grandi concerti sui palchi e nei club, conferenze, presentazioni di libri, proiezioni cinematografiche, marching band e molto altro ancora.

Per il Sindaco di Torino Stefano Lo Russo “Il Torino Jazz Festival, giunto alla sua dodicesima edizione, ha registrato in questi anni un crescente successo confermandosi come una tra le più riuscite iniziative culturali della Città, grazie alla sua capacità di diffondersi sul territorio, coinvolgendo tutta la comunità e conquistando il calore e l’affetto del pubblico. Anche quest’anno l’offerta di eventi in cartellone è ricchissima e di elevata qualità artistica, con un’attenzione particolare per i più giovani, con eventi speciali e biglietti al prezzo simbolico di 1 euro per invitarli a scoprire la magia della musica dal vivo, e un grande concerto per celebrare la Festa della Liberazione. Siamo pronti a dare il via a questa nuova edizione e ringraziamo gli artisti, lo staff del Festival e la direzione artistica per il grande lavoro che la rende possibile”.

Il programma del “main”, non avrà un’unica sede ma sarà diffuso sul territorio. Ospiteranno i concerti: il Teatro Regio, il Piccolo Regio, il Teatro Vittoria, Hiroshima Mon Amour, il Teatro Alfieri, il Teatro Monterosa, il Teatro Colosseo, la Casa Teatro Ragazzi e Giovani, il Bunker, l’Auditorium Giovanni Agnelli e la Sala 500 del Lingotto, il CAP 10100. Il Torino Jazz Festival 2024 celebra Duke Ellington, a 50 anni dalla scomparsa, e il ritorno in città di John Zorn dopo molti anni di assenza. TJF 2024 si apre alle tante forme del jazz: accoglie i grandi musicisti che celebrano la tradizione più alta e vitale, lascia spazio alle ibridazioni con i generi più disparati – dal rap all’elettronica, dal soul al folk, dalla classica al rock – che da tempo ravvivano la parola “jazz” in senso autenticamente contemporaneo, invita alla scoperta di artisti ancora poco conosciuti, promuove la creazione di musica che si avvia verso un nuovo pubblico, festeggia la gioia di ritrovare i maestri che sanno rinnovarsi. 

“Un festival oltre le categorie, come direbbe Ellington – sottolinea il direttore artistico Stefano Zenni – , ma anche oltre i confini (non solo geografici), dove le persone si ritrovano nel nome di una musica – il jazz – nata per celebrare una comunità libera”. 

Nuove produzioni ed esclusive, dai musicisti emergenti alle grandi figure della scena mondiale, tra i quali Dave Holland, Christian McBride, Gonzalo Rubalcaba, John Zorn e Roscoe Mitchell, Paolo Fresu, Fatoumata Diawara, Mats Gustafsson, Steve Lehman, Marta Warelis, Sakina Abdou, Alexander Hawkins, Matthew Wright, Roberto Gatto, Francesco Bearzatti e tanti altri.

Alle nuove generazioni è dedicata un’attenzione particolare. Nell’ambito del progetto Torino Futura, il TJF accoglierà gruppi di studenti delle scuole secondarie superiori, che potranno conoscere i meccanismi di un grande evento dal vivo, negli aspetti sia organizzativi sia artistici. E avvicinarsi alla magia del jazz con biglietti a portata delle loro tasche, perché per gli under 14 i biglietti del Festival hanno il costo simbolico di 1 euro. 

Il programma abbraccia quest’anno anche la celebrazione della Festa della Liberazione, il 25 aprile, con uno speciale concerto della cantante maliana Fatoumata Diawara, e come sempre non manca di omaggiare il 30 aprile, “Giornata Internazionale del Jazz” Unesco, con eventi speciali.

Le giornate di sabato 20 e domenica 21 aprile saranno dedicate ad anteprime del Torino Jazz Festival con vari appuntamenti. Sabato 20 aprile la JST Jazz Parade, accompagnata dall’animazione Lindy Hop a cura de ‘La Bicicleta’, si esibirà nei quartieri e nel centro cittadino per far rivivere la tradizione delle band itineranti. Partenza dal mercato di Porta Palazzo con tappa in piazza Palazzo di Città per l’inaugurazione della mostra Suspended Groove, a cura del Collettivo Fotografi Jazz Torino e dedicata alle passate edizioni del Torino Jazz Festival. Al termine, tappa alle Gallerie d’Italia – Torino  in Piazza San Carlo.

Sempre sabato 20 aprile, inaugura la mostra dei fotografi Patrizio Gianquintieri e Massimo Novo dal titolo  Teranga… Mon Amour. Souvenirs du Sénégal. La mostra è la sintesi di un viaggio a Saint Louis, antica città alla foce del fiume Senegal, per assistere al Jazz Festival. Domenica 21 aprile si rinnova la collaborazione con il Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea, con il concerto di Valeria Sturba con il suo set onirico e colorato, dove pizzica corde, spinge pulsanti, gira manopole, aggiunge o moltiplica suoni, crea piccoli mondi paralleli in cui voci soavi si confondono con theremin e canzoni dolci e malinconiche sprofondano in abissi di noise.

Particolare rilievo assume la collaborazione tra il Museo del Cinema e il Torino Jazz Festival, riannodando i fili che legano il cinema e la musica jazz. Saranno proiettati tre documentari, realizzati dal 2010 al 2022 da Mathieu Amalric su John Zorn, intraprendendo con lui un viaggio musicale senza fine. Ma la collaborazione tra il Museo del Cinema e il TJF si inserisce ancora di più nel ricco programma di concerti, partecipando all’omaggio a Duke Ellington con la proiezione di tre film la cui colonna sonora è stata curata dal maestro, tra i quali Paris Blues di Martin Ritt. Il terzo appuntamento è dedicato all’incontro straordinario tra Franco Maresco e Steve Lacy che suona i brani del Duca. Nel 1999, in occasione del centenario della nascita di Ellington, Franco Maresco commissionò a Steve Lacy l’esecuzione di dieci brani del Duca, che vennero registrati e filmati a Palermo. Oggi, a vent’anni dalla morte di Lacy e a cinquanta da quella di Ellington, quel materiale inedito riemerge dall’archivio del grande regista siciliano. 

 

MAIN EVENTS

Ad aprire i concerti del “main”, lunedì 22 aprile, al Teatro Alfieri (ore 21), Dave Holland con Kevin Eubanks e Eric Harland. Gruppo perfetto, con maestri indiscussi del proprio strumento. Il jazz sapientemente dosato nel concerto da questo power trio ci riporta al Dave Holland degli esordi, quello che veniva chiamato da Miles Davis a suonare in capolavori assoluti del jazz-rock come In a Silent Way e Bitches Brew, prima di avviare una importante carriera solista in qualità di gigante del contrabbasso, compositore e didatta. Martedì 23 aprile, al Teatro Colosseo (ore 21), Christian McBride. Otto volte vincitore di Grammy, contrabbassista, compositore e bandleader Christian McBride da qualche anno è anche il direttore artistico dello storico Newport Jazz Festival Nei suoi primi anni di attività ha lavorato al fianco di leggende del jazz come Freddie Hubbard o Benny Golson. Mercoledì 24 aprile, Gonzalo Rubalcaba Trio. (Teatro Colosseo, ore 21) Rubalcaba oggi è uno dei pianisti jazz più celebrati al mondo. La carriera, iniziata alla fine degli anni Ottanta grazie a mentori quali Dizzy Gillespie e Charlie Haden, è costellata di premi e riconoscimenti. A Torino Rubalcaba suonerà con due storici collaboratori, il bassista Matt Brewer e il talentuoso batterista cubano Ernesto Simpson, per un concerto che coniuga groove latino e passione jazz. Prima del concerto consegna della borsa di studio voluta da AICS Torino APS “Memorial Sergio Ramella” a un studente del terzo anno del Dipartimento Jazz del Conservatorio di Torino

Giovedì 25 aprile In mattinata alle 11.30, al Teatro Vittoria, la pianista Marta Warelis. Warelis è certamente debitrice degli insegnamenti di maestri come Cecil Taylor ma si dimostra capace di esprimersi in maniera personale, ora con foga ora con delicatezza, preparando il pianoforte con sonorità inconsuete e suggestive. Alle 18, a Hiroshima Mon Amour, Sélébéyone, gruppo in cui spicca la figura di Steve Lehman. Sélébéyone è una parola wolof che si può tradurre con il termine “intersezione”. Combinando insieme jazz sperimentale e liriche rap, sia in inglese sia in wolof (idioma parlato tra Senegal, Gambia e Mauritania), Sélébéyone non si limita a un superficiale lavoro di unione tra linguaggi ma trova nuove strade per le diverse qualità ritmiche armoniche e melodiche dei generi, fondendo l’improvvisazione del jazz contemporaneo con l’immediatezza contagiosa dell’hip hop. Il risultato è un discorso che esplora nel profondo misticismo e spiritualità attraverso la lente della musica sperimentale.

Alle 21, al Teatro Regio, nell’ambito del calendario delle celebrazioni istituzionali per l’anno 2024, promosse dalla Città di Torino, dal Comitato Resistenza e Costituzione della Regione Piemonte, con Fondazione Polo del ‘900 e Fondazione per la Cultura Torino, il festival si unirà alle celebrazioni con il concerto della cantante Fatoumata Diawara, in uno spettacolo idealmente dedicato alla gioventù resistente e in particolar modo a Dante di Nanni, a ottant’anni dalla morte. La presenza di Fatoumata Diawara vuole ricordare la centralità della musica d’oggi nell’esaltazione dei valori storici e attuali della Resistenza. La grande cantante del Mali, paladina dei diritti delle donne, maestra nella fusione di stili e suggestioni senza confini, chiuderà la giornata di appuntamenti per l’Anniversario della Liberazione in un clima di festa, danza e comunione sociale, aperto a tutta la cittadinanza. L’artista porta in tour un concerto largamente basato sul suo ultimo disco London Ko, con il quale reinventa la musica africana tradizionale, unendo le proprie radici mandinka a suggestioni afrofuturistiche e a influenze afrobeat, jazz e pop. Spiega Diawara: «Per me, London Ko significa aprire la mente» e si inventa uno spazio e un tempo alternativi dove la musica diventa messaggio di speranza, di gioia di vivere, di umanità.  Il concerto è a ingresso gratuito, con prenotazione obbligatoria dal 17 aprile (ore 10) sul sito www.torinojazzfestival.it

Venerdì 26 aprile, doppio appuntamento, alle 18, al Piccolo Regio, produzione originale, Alexander Hawkins/Matthew Wright con “Suite Duke”. Un concerto frutto di una commissione del TJF ad Hawkins che non ha mai fatto mistero di considerare Ellington come un’influenza fondamentale: un suo disco del 1929, Saturday Night Function, è uno dei suoi primi ricordi infantili musicali. Non è una novità per Hawkins affrontare brani di Duke Ellington, ma è la prima volta che gli dedica un intero concerto. Il programma entra nel mondo sonoro di Ellington, ne scompone i temi, elabora escursioni elettroniche, interagisce con l’immagine, proponendo al pubblico rarissime fotografie anni Sessanta della band del Duca. Hawkins è considerato il “futuro” del pianoforte jazz europeo, a suo agio con musicisti del calibro di Anthony Braxton, Shabaka Hutchings e con le icone del jazz africano di stanza a Londra Louis Moholo-Moholo e Mulatu Astatke. Matthew Wright è un compositore, produttore e un sound designer inglese che lavora in ambito elettronico, con il teatro e con la danza.  Alle 22, al Bunker, Ghost Horse. Ghost Horse si autodefinisce come «un ecosistema oscuro e misterioso che digerisce, scompone e ricombina elementi di free jazz, hip hop, blues e loop music su un ricco humus di poliritmie latine e africane». Il risultato è affascinante e velatamente minaccioso: «qualcosa che pulsa con le forze viscerali della natura quando riprende possesso di strutture abbandonate». Il gruppo è l’espansione di Hobby Horse, trio avant-jazz che negli ultimi dieci anni si è imposto sulla scena italiana più creativa.  Sabato 27 aprile, alle 11.30 e alle 16.00, a Casa Teatro Ragazzi e Giovani, Sakina Abdou. La ricordiamo lo scorso anno con la Red Desert Orchestra di Eve Risser. Flautista e sassofonista francese, negli ultimi anni il suo talento è esploso con tante collaborazioni diverse ma è soprattutto la dimensione del concerto “in solitudine” che le ha portato il riconoscimento internazionale. Il concerto torinese è imperniato sul disco Goodbye Ground registrato con un apparecchio casalingo e senza ausili dell’elettronica. Un lavoro quasi artigianale, proposto per pochi ascoltatori raccolti intorno alla sassofonista, in un dialogo intimo che esalta il suo suono possente ed emozionante. Alle 18.00, al CAP 10100, Down Bit Duke, “Omaggio Fantascientifico a Duke Ellington”, con un trio guidato da Francesco Bearzatti, uno dei musicisti più creativi del jazz italiano ed europeo. Anatomy of a Murder (1959) è uno dei dischi più importanti del Duke Ellington anni Cinquanta, colonna sonora dell’omonimo film di Otto Preminger e tra le prime partiture affidate da Hollywood a un musicista jazz. Down Bit Duke offre una rilettura distopica della musica del film di Preminger, che peraltro suona ancora oggi fresca. ll trio trasforma, smonta e ricompone il lavoro di Ellington in ottica contemporanea. Anche se l’ascoltatore può riconoscere spezzoni del soundtrack originale, il trio utilizza frammenti di quel repertorio come campioni per realizzare dei beat: proprio come succede nel processo creativo della musica hip hop. Alle 21, al Teatro Monterosa, Roberto Gatto, omaggia la musica di Tony Williams. Tony Williams fece il suo folgorante esordio nel 1963, appena diciassettenne, nel leggendario quintetto di Miles Davis e rimase con lui durante la svolta elettrica di fine Sessanta. A vent’anni incise Lifetime con un giovanissimo John McLaughlin; un lavoro che anticipò formazioni storiche del jazz-rock come Weather Report e Mahavishnu Orchestra. Per Roberto Gatto, il batterista italiano jazz più noto al mondo, lavorare su Williams rappresenta una sfida: «lui è stato uno dei miei punti di riferimento, un innovatore, ma soprattutto un magnifico band leader e compositore. Incarna quanto di più completo è accaduto nella scena del jazz a partire dagli anni Sessanta. Non è stato solo uno dei più originali e influenti batteristi della storia del jazz, ma un raffinato compositore e un visionario leader, una figura poliedrica».
Doppio appuntamento con due maestri assoluti dell’improvvisazione, domenica 28 aprile. Alle 18, in Sala 500, Lingotto, in anteprima il duo Roscoe Mitchell/Michele Rabbia. Un concerto nel segno dell’improvvisazione e della creatività. Roscoe Mitchell, tra i fondatori della AACM (Association for the Advancement of Creative Musicians), è uno dei musicisti che pur avendo fatto la storia del jazz si mantiene su livelli altissimi di creatività artistica anche nel nuovo millennio. Condivide con lui il palco il torinese di nascita Michele Rabbia, da anni considerato uno dei percussionisti più creativi in Europa. Alle 21, all’Auditorium Giovanni Agnelli, Lingotto, una coproduzione con Jazz is Dead in esclusiva TJF, John Zorn- New Masada Quartet. Compositore, musicista e produttore, Zorn è un’istituzione della musica americana che dal jazz all’improvvisazione radicale, dal punk hardcore al doom metal, dal klezmer al lounge, alla classica contemporanea, ha dato vita a una produzione imponente e controversa, difficilmente assimilabile in categorie accademiche. Il suo più recente ensemble è il New Masada Quartet, che vede la stretta unione di altri virtuosi affini per intenti artistici. Il talento emergente della chitarrista Julian Lage, dallo stile caldo ma intricato, il basso di Jorge Roeder e il veterano di mille imprese sonore Kenny Wollesen, con Zorn da oltre trent’anni, contribuiscono a portare l’esplosiva performance dei New Masada a un nuovo livello artistico ed emotivo. Nelle parole di Zorn essa è brulicante di interazioni «telepatiche». Lunedì 29 aprile, alle 21, al Teatro Colosseo, in collaborazione con Associazione Carlo U. Rossi, il Premio Carlo U. Rossi. L’Associazione promuove il premio a lui dedicato, primo riconoscimento in Italia alla produzione artistica. Parallelamente, ogni anno, istituisce una borsa di studio per un master di alta specializzazione in produzione musicale. L’edizione del premio 2024 è ospite del TJF. Presentati da Rocco Papaleo partecipano Caparezza, Nina Zilli, Meg, Blue Supernova, Negrita, il Quartetto di Emanuele Cisi e altri prestigiosi ospiti a sorpresa. Alle 22, al Bunker,The End featuring Mats Gustafsson. Tutti i componenti del gruppo hanno una lunga esperienza in ensemble di musica creativa operanti nei paesi dell’area scandinava. Mats Gustafsson, ad esempio, è il possente sassofonista e leader della notissima Fire! Orchestra. The End nasce nel 2018 con l’intento di convogliare tante modalità creative diverse in un nuovo esplosivo gruppo. A Gustafsson si affianca un altro sassofonista scandinavo di area free di rilievo come Kjetil Møster. Completano la formazione la cantante di origine etiope Sofia Jernberg e due solisti con esperienze in collettivi creativi come Ultralyd o Cloroform. I musicisti di The End dipingono la propria musica come «poetica e brutale».  Grande chiusura per il TJF, martedì 30 aprile, Giornata Internazionale Unesco del Jazz. Il Festival termina con un doppio appuntamento: alle 18, a Casa Teatro Ragazzi e Giovani, Eric Mingus & Silvia Bolognesi. Gil Scott-Heron, scrittore, musicista, compositore ed attivista afroamericano, è l’ispirazione che muove il progetto della formazione “Is that Jazz?” diretta da Silvia Bolognesi, bassista e compositrice di spregiudicata creatività. L’organico del gruppo (il cui nome è ripreso da un noto brano di Scott-Heron) spinge la realizzazione musicale verso uno spirito free-disco-funk. Il progetto si avvale della straordinaria partecipazione di Eric Mingus, figlio d’arte, sicuramente uno degli interpreti più autentici del repertorio di Scott-Heron. Alle 21, all’Auditorium Giovanni Agnelli, produzione originale del festival, Paolo Fresu Quintet con Torino Jazz Orchestra e la direzione e gli arrangiamenti di Paolo Silvestri “Repens”. Il Quintetto di Paolo Fresu taglia il traguardo dei quarant’anni, formato dagli stessi musicisti che lo hanno creato nel 1984. Un anniversario da record! Repens allude all’improvvisazione in senso musicale e come stile di vita. Il gruppo – spiega Fresu – ha superato «gli ostacoli dei quattro decenni trascorsi assieme e vive il presente con lo slancio di sempre». Per celebrare la ricorrenza Stefano Zenni ha chiesto a Paolo Silvestri di elaborare, a partire dalle musiche ancora inedite di Repens, una partitura da affidare al quintetto e alla Torino Jazz Orchestra. Silvestri racconta così l’ambizioso lavoro: «Con la scrittura vorrei ricostruire in maniera dettagliata molte parti nate dall’improvvisazione, ma vorrei anche che l’orchestra avesse una sua personalità, un suo mondo sonoro indipendente dal quintetto. Nello stesso tempo vorrei mantenere il più possibile gli spazi per l’improvvisazione solistica e collettiva ».  

‘Jazz Cl(h)ub’ 

La programmazione del Torino Jazz Festival, inoltre, si arricchirà di altri 34 appuntamenti in 15 club – Amen Bar, Bagni Pubblici di via Agliè, Cafè Neruda, Comala, Educatorio della Provvidenza, Folk Club, Laboratori di Barriera, L’Arteficio (Circolo della Magia), Off Topic, Osteria Rabezzana, Piazza dei Mestieri, Spazio 211, Bocciofila Vanchiglietta Rami Secchi, Circolo Familiare Fioccardo, Royal Club – collocati in tutta la città.

Il cartellone è stato realizzato coordinando le proposte di Stefano Zenni, con quelle dei gestori dei club, in una direzione artistica condivisa e orizzontale che è un tratto distintivo del TJF. Saranno rappresentate le realtà del ricchissimo panorama musicale urbano, spesso con produzioni nuove di alto profilo artistico e di rilevante significato socio-culturale accanto a grandi interpreti del jazz italiano.

Sabato 20 aprile, Tiziana Cappellino & Alberto Marsico all’Amen Bar, Mizookstra ai Bagni Pubblici di via Agliè, Daykoda allo Spazio211. Domenica 21 aprile, Cohors ai Laboratori di Barriera, Max Ionata Quartet al Circolo Familiare Fioccardo. Lunedì 22 aprile, Jazz Ladies Quintet Silver/Code alla Bocciofila Vanchiglietta Rami Secchi, Francesco Cusa Trio all’Amen Bar. Martedì 23 aprile, Magalì Sare & Manuel Fortia alla Bocciofila Vanchiglietta Rami Secchi, Gianni Virone Trio all’Osteria Rabezzana. Mercoledì 24 aprile, Giovanni Falzone “Freak Machine” all’Off Topic, Electric Franco Trio in Piazza dei Mestieri, JST al Royal Club, Satoyama all’Artificio (Circolo della Magia), Lorenzo Minguzzi Quartet all’Osteria Rabezzana. Giovedì 25 aprile, Andrea Tofanelli & Riccardo Arrighini Duo all’Educatorio della Provvidenza, Maurizio Giammarco Syncotripe Quartet all’Off Topic, Mauro Ottolini Trio al Cafè Neruda. Venerdì 26 aprile, Emanuele Sartoris & Roberto Cifarelli all’Educatorio della Provvidenza, Laura Klein Trio a Piazza dei Mestieri, Kora Beat ai Bagni Pubblici di via Agliè, Antonello Salis e Matteo Scarpettini al Folk Club, Matteo Parodi & Diego Borotti al Cafè Neruda. Sabato 27 aprile, Alessio Menconi Organ Trio al Folk Club, Carlo Atti Hammond Quartet all’Artificio (Circolo Amici della Magia), Experimantal Music Company allo Spazio 211. Domenica 28 aprile, Alessandro Sgobbio all’Educatorio della Provvidenza, Julian Pollock Trio ai Laboratori di Barriera, Nico Morelli Europe Trio al Comala. Lunedì 29 aprile, Limen Orchestra al Comala, Pasquale Innarella New Quartet al Folk Club. Martedì 30 aprile, XY al Comala, TUN Torino Unlimited Noise all’Off Topic, Lindfk allo Spazio 211.

 

SPECIAL

 

Sabato 20 aprile, CFM Big Band, Museo Nazionale dell’Automobile

L’Orchestra Jazz del Centro di Formazione Musicale di Torino – che festeggia i suoi 45 anni di attività – propone due omaggi: il primo dedicato al repertorio di Duke Ellington, il secondo alla voce di Tony Bennett, del quale verrà riproposto il celebre duetto con Lady Gaga.

In collaborazione con Centro di Formazione Musicale di Torino e con il Museo Nazionale dell’Automobile

 

Mercoledì 24 aprile, Arcote Project “The Heat Garden Sound”

Arcote Project, ensemble votato alla ricerca, propone un sound ispirato a Iren – The Heat Garden, esempio virtuoso di architettura ecosostenibile, con una sonorizzazione onirica e allo stesso tempo metropolitana collocata tra silos, ambienti naturali e suggestioni visionarie. In collaborazione con Iren

 

JAZZ BLITZ – Musica nei luoghi di assistenza, di accoglienza e di incontro. Swing e blue notes che si allargano su tutta la città. Trentatré momenti musicali dedicati principalmente a utenti e ospiti di servizi e strutture quest’anno vedranno coinvolti i giovani allievi delle scuole pubbliche e private di jazz come i Corsi di Formazione musicale della Città e del Conservatorio Giuseppe Verdi, di ArCoTe Jazz Torino e della Jazz School Torino. Saranno loro a esibirsi nelle strutture per disabili fisici e nelle case di accoglienza per persone e famiglie in difficoltà, nei luoghi di detenzione, dall’Istituto Penale Minorile Ferrante Aporti alla Casa Circondariale Lorusso e Cutugno. 

 

JAZZ TALKS – In calendario incontri, conferenze, dibattiti e presentazioni di libri realizzati in collaborazione con Gallerie d’Italia – Torino, Urban Lab, Biblioteca Civica Geisser, Biblioteca Civica Centrale e Biblioteca Civica Calvino. Scrittori e studiosi di fama raccontano i luoghi, i mondi, i personaggi del jazz di oggi e di ieri. 

 

JAZZ MEETING VII EDIZIONE, COMBO (27-28 aprile) – SETTIMA EDIZIONE DEDICATA ALLA MEMORIA DI FRANCO CARONI 

TJM è il forum piemontese di tutta la filiera del jazz, promuove l’evento la Jazz School Torino, coordina Piemonte Jazz (PJ). Soggetto ospite di questa edizione sarà ANSJ (Associazione Nazionale Scuole Jazz e musiche audiotattili).

Sponsor della 2 giorni Ancos e Confartigianato locale e nazionale.