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May 04


Era il 4 maggio del 1949, l’aereo del Grande Torino, di ritorno da Lisbona dove aveva disputato un incontro amichevole contro il Benfica, andò a schiantarsi contro il muraglione del terrapieno posteriore della Basilica di Superga. In quel tragico incidente persero la vita trentuno persone.
La Mole si tinge di granata in ricordo dei giocatori, dirigenti, tecnici e giornalisti che persero la vita assieme ai 4 elementi dell’equipaggio, in un incidente che segnò la fine del Torino e della squadra che dominava nel campionato italiano e che costituiva la colonna portante della nazionale azzurra.
Nel 2015 la FIFA ha istituito questa data come la Giornata Mondiale del Giuoco del calcio, in memoria proprio della tragedia di Superga.

May 04


E’ stato celebrato oggi l’anniversario della liberazione del campo di concentramento di Mauthausen, liberazione avvenuta il 5 maggio 1945 quando le truppe americane liberavano i prigionieri del campo di sterminio.
Si sono svolte diverse celebrazioni per ricordare la ricorrenza. Al Cimitero Monumentale, presente il vice presidente del Consiglio Comunale, Enzo Lavolta, si è reso omaggio ai Caduti al Campo della Gloria e alla Lapide degli Ebrei.
Alla stazione Porta Nuova, Enzo Lavolta in rappresentanza della Città insieme a Nadia Conticelli e Susanna Maruffi hanno posto una corona sotto la targa che ricorda la partenza dei deportati politici per i campi di sterminio nazisti.
In Sala Rossa a Palazzo Civico la cerimonia ufficiale con gli interventi della Consigliera Regionale Nadia Conticelli, del reduce Pensiero Acutis e di Susanna Maruffi, figlia di Ferrucio deportato a Mauthausen. Giorgia e Irene Osano hanno letto alcune poesie del nonno Quinto Osano, il poeta di Mauthausen.
La cerimonia si è conclusa con l’intervento dell’Assessore Marco Giusta.
A Mauthausen vennero deportati in 200mila. Uomini, donne, anziani e bambini di differenti nazionalità: oppositori politici, persone perseguitate per motivi religiosi, omosessuali, ebrei, zingari, prigionieri di guerra e anche detenuti comuni. La metà di essi fu uccisa, o morì a causa delle inumane condizioni di vita e di lavoro. Su quella collina dell’Oberdonau, sopra la piccola cittadina di Mauthausen, in Alta Austria, i deportati conobbero il martirio della prigionia, l’orrore dei forni crematori, la morte con il lavoro, nelle camere a gas e negli altri molteplici modi violenti.