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Nov 05



In una Sala Rossa nella quale oltre al Sindaco Fassino, al Vice Sindaco e ad alcuni assessori c’erano rappresentanti della politica cittadina degli ultimi 40 anni, è stato festeggiato l’80esimo compleanno di Giovanni Picco, primo cittadino di Torino dal 1973 al 1975. Nella sua introduzione il presidente del Consiglio Comunale Ferraris ha tracciato la storia politica di Picco, dai suoi esordi nella DC a poco più di 20 anni all’attività di consigliere comunale nel 1964, dal ruolo di assessore all’urbanistica (con l’elaborazione della “variante 17” al piano regolatore con la quale si era vincolato più del 10 % del territorio a servizi di carattere sociale) fino all’elezione del 197- 3, ultimo sindaco democristiano della città prima della vittoria di Diego Novelli, ed all’attività politica svolta per vent’anni in Consiglio Regionale. Nel marzo 1978 l’ex sindaco fu colpito ad una spalla ed alle gambe in un attentato delle brigate rosse. I successivi interventi di Dante Notaristefano e Michele Vietti si sono soffermati su qualità umane e politiche come la coerenza, la correttezza e la serietà: da parte di Notaristefano, presidente dell’associazione Vittime del Terrorismo, in omaggio a Picco un logo dell’associazione ed una copia della rivista dell’Ordine Torinese degli Avvocati con una fotografia che lo ritrae con il presidente dell’ordine Fulvio Croce, ucciso dalle Br nel 1977. Al termine il Sindaco Fassino ha messo l’accento sulla vicenda politica ed umana di un primo cittadino che guidò la città in un periodo particolarmente complesso, caratterizzato dallo sviluppo conseguente al boom economico degli anni precedenti e da momenti difficili come la crisi energetica, e con grandi cambiamenti come la legge sul divorzio e la vittoria della sinistra alle amministrative del 1975. Prima di concludere con un augurio affettuoso per l’80esimo compleanno di Picco (che tra non molto festeggerà anche 50 anni di matrimonio) e la consegna di una targa ricordo Fassino si è ancora soffermato sulle decisioni urbanistiche di quegli anni e sullo sviluppo della città ed ha posto in particolare l’accento su qualità politiche come la mediazione, la capacità di ascolto, la volontà di dialogo e la disponibilità al confronto che hanno caratterizzato l’attività amministrativa di Picco, sindaco di una città che ha servito perché profondamente amata.

[foto: CittAgorà]

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Ott 16


Sono state scoperte dal sindaco Piero Fassino e dai soci della Consulta, le statue dell’ingresso di Palazzo Civico (le statue di Eugenio e Ferdinando di Savoia). I lavori, realizzati direttamente dalla Consulta, sono donati alla Città dai Soci in occasione del 25° anniversario della Fondazione. Durante la cerimonia, in Sala Rossa a Palazzo Civico, Fassino ha consegnato ai vertici delle aziende e degli Enti Soci della Consulta una targa in riconoscimento per l’impegno dimostrato negli anni a favore del patrimonio storico-artistico cittadino. Tra i presenti premiati c’erano per Burgo Group, Giuseppe Lignana, per Fiat, John Elkann, per la Compagnia di San Paolo, Luca Remmert, per l’Unione Industriale di Torino, Giuseppe Gherzi, per Lavazza, Marco Lavazza e per Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Torino, Alessandro Barberis. “Ringrazio tutti e in particolare Lodovico Passerin d’Entrèves – ha detto il Sindaco durante la cerimonia –. Questo vostro contributo concorre a ridare luce a una parte di patrimonio culturale della città. Vedo tra voi molti esponenti dell’industria – ha continuato il sindaco -, comparto che ha permesso a Torino di diventare una grande città. Sappiamo però che negli ultimi venti anni il profilo di Torino si è allargato ad altri settori quali il bancario, l’universitario, lo scientifico, il tecnologico e il turistico culturale . Torino è diventata una grande capitale di cultura poiché abbiamo giustamente creduto fosse importante investire in questo campo. Viviamo nell’era della globalizzazione economica dove vincono i territori che sono più accoglienti e accattivanti. Investire in cultura – ha sottolineato – significa investire in un motore di sviluppo della città, leva strategica di crescita. Per fare questo serve un grosso impiego di risorse che oggi non può essere affidato solo alle amministrazioni pubbliche. Dobbiamo aumentare il perimetro degli investimenti ed è essenziale che esista un ‘mecenatismo’ come quello reso possibile dalla Consulta, alla quale esprimo la mia gratitudine e quella di tutta la città e dico che siamo felici di continuare a lavorare insieme”. A conclusione della cerimonia, dalla balcone del Municipio, il Sindaco insieme ai presenti alla cerimonia, ha sciolto i nastri del telo che le copriva le statue.

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Set 03


Nel trentesimo anniversario della sua scomparsa, anche Torino, città da tempo impegnata a promuovere e incentivare la cultura della legalità, ha voluto rendere omaggio al Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso a Palermo in un agguato mafioso insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente di scorta Domenico Russo.

Nella Sala Rossa si è svolta la commemorazione del generale dalla Chiesa. L’iniziativa scaturisce da una mozione approvata all’unanimità dal Consiglio comunale di Torino lo scorso 7 maggio, con cui è stato deliberato l’impegno della Città a mantenere viva nella memoria la figura del Generale Dalla Chiesa e a onorarne il profilo con iniziative di carattere nazionale. In mattinata il sindaco Fassino e il presidente del Consiglio comunale Ferraris, insieme al sottosegretario alla Difesa Filippo Milone, hanno deposto una corona al monumento dei Carabinieri.

Il sindaco ha ricordato come la convivenza civile sia una dimensione non solo ideale ma da conquistare giorno dopo giorno, rivolgendo un ringraziamento alle donne ed a gli uomini delle istituzioni che quotidianamente garantiscono a tutti libertà e democrazia e soffermandosi sull’importanza del ricordare sia per rendere onore che per trasmettere memoria senza lasciare che i fatti cadano nell’oblio.
“Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa va ricordato perché protagonista essenziale della lotta alla mafia – ha sottolineato Fassino – che ha contribuito con la sua intelligenza investigativa, la sua determinazione e il suo sacrificio a far sì che dal 1982 a oggi l’organizzazione criminale sia diventata meno forte e più vulnerabile”.
Il sindaco ha poi ricordato gli anni torinesi del generale, anni bui e difficili, anni di piombo: Dalla Chiesa riuscì con le sue capacità e le sue innovazioni investigative, come il nucleo speciale antiterrorismo, a portare in carcere capi storici come Curcio e Franceschini e personaggi come Patrizio Peci che contribuirono poi alla rottura del muro di omertà che rendeva il terrorismo impenetrabile.
“Ricordare Dalla Chiesa e assumere l’impegno di contrastare il terrorismo e le mafie è compito non solo delle forze dell’ordine e delle istituzioni – ha concluso Fassino – ma dell’intera società, che deve combattere per la convivenza civile difendendo i valori di legalità e giustizia e manifestando la sua solidarietà verso gli uomini dello stato che lo fanno quotidianamente”.
“I 30 anni che ci separano dalla morte del generale Dalla Chiesa – ha ricordato il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, non ci devono far dimenticare quegli eventi ma anzi devono essere come un monito per tutti per rafforzare quei valori di giustizia, di democrazia e libertà per i quali Dalla Chiesa si era battuto nel corso della sua vita. E’ di grande importanza che le nuove e future generazioni facciano proprio il suo insegnamento di onestà e rispetto delle regole quali valori imprescindibili per ogni paese democratico. Ricordiamo soprattutto un grandissimo italiano, che amava il suo paese. La sua italianità lo ha spinto a fare della lotta alla criminalità la sua missione di vita: da piemontese ha dimostrato senso dello stato di cui è stato fedele servitore”.
“Torino è stata la sede dalla quale gran parte dell’impegno contro il terrorismo è stato gestito da mio padre – ha sottolineato Nando Dalla Chiesa. E’stato un bell’atto che la Città di Torino lo abbia voluto ricordare in questo modo. Perché una parte faticosa e vittoriosa della sua vita nel dedicarsi allo Stato è passata da qui, da Torino”.
All’incontro in Municipio erano anche presenti il sottosegretario di Stato alla Difesa, Filippo Milone, il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Michele Vietti, il presidente del Consiglio Regionale del Piemonte, Valerio Cattaneo, il sancelliere arcivescovile, Mons. Giacomo Maria Martinacci, il prefetto di Torino, Alberto Di Pace, il presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta, il capo della Polizia di Stato, Antonio Manganelli, il comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, gen. Leonardo Gallitelli, il procuratore Capo della Repubblica presso il Tribunale di Torino, Gian Carlo Caselli, il comandante della Legione Carabinieri Piemonte e Valle d’Aosta, gen. Pasquale La Vacca, il presidente del Consiglio comunale, Giovanni Maria Ferraris.

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