Stamani è stata inaugurata nella sua veste definitiva ed “high tech” la stazione ferroviaria per l’Alta Velocità di Porta Susa, uno degli interventi più importanti del processo di trasformazione della città e tassello centrale non solo di collegamenti nazionali ed internazionali ma anche del nuovo sistema di trasporto ferroviario metropolitano varato il 9 dicembre scorso: la stazione è adiacente alle nuove gallerie sotterranee del passante ferroviario tra corso Inghilterra e corso Bolzano, sulle quali si realizzerà un altro tratto del viale della Spina.
La grande struttura vetrata di copertura, lunga 385 metri e larga 30 e con una superficie di circa 15 mila metri quadrati, è quasi interamente equipaggiata tra le due lastre di vetro che la compongono con cellule fotovoltaiche, con una produzione di energia di circa 680 mila kW. La modernissima stazione, nella quale transitano quasi 300 treni al giorno, è strutturata come polo di scambio tra varie modalità di trasporto ed i livelli sono connessi tra loro con collegamenti pedonali che consentono il trasferimento dall’alta velocità ai treni regionali, alla metro (che ha una sua stazione all’interno della struttura, inaugurata nel settembre del 2011) ed ai mezzi di superficie. La costruzione è stata oggetto di un concorso internazionale avviato nel 2001, che si è concluso qualche mese dopo con la proclamazione del progetto vincitore, presentato dalla società AREP di Parigi.
La stazione è dotata di 10 ascensori, 19 scale mobili, quattro sovrappassi pedonali e tre passaggi “a raso” che mettono in comunicazione le banchine con i servizi per i viaggiatori: alcuni altri collegamenti pedonali sul lato di corso Inghilterra saranno realizzati nei prossimi mesi grazie alla riduzione delle aree di cantiere. I posti auto per ora sono 189, ma sono in previsione altri parcheggi. L’investimento complessivo di RFI per la nuova Porta Susa è stato di 79 milioni di euro.
Dopo l’intervento introduttivo dell’Amministratore Delegato delle Ferrovie Mauro Moretti e del progettista Bruno d’Ascia, che hanno illustrato le caratteristiche dell’opera, il Sindaco dopo i ringraziamenti di rito ha messo in rilievo come queste importantissime infrastrutture si inseriscano nella trasformazione urbana di una città manifatturiera come Torino, ed in particolare dell’area di Spina 2 che oltre alla nuova stazione ospita le ex OGR, le carceri Nuove di futura trasformazione, il grattacielo San Paolo, il Politecnico che ha raddoppiato le sue dimensioni ed altre aree ex industriali destinate al riutilizzo. Un ringraziamento particolare è poi andato ai lavoratori che hanno contribuito alla realizzazione della stazione e del passante ferroviario ed alla città, che ha retto i cantieri ed il disagio che ne è derivato con la consapevolezza dell’utilità delle opere in costruzione. Il Presidente del Consiglio Monti in chiusura ha ripercorso l’importanza storica e di sviluppo delle infrastrutture ed il valore simbolico da questo punto di vista delle strade ferrate, non risparmiando una critica e chi si oppone a nuovi collegamenti strategici come il TAV.
A conclusione della mattinata la scopertura di una stele su cui è riportato il “Decreto Fondamentale” del re Carlo Alberto, che nel febbraio del 1848 fu alla base dello Statuto Albertino.
«Per Antonelli la Mole ha rappresentato l’opera della vita, il compendio del suo genio e l’esempio ultimo della sua modalità progettuale, dai burrascosi rapporti con i committenti alle continue modifiche dei disegni; una vita arsa dall’insaziabile bramosia di una perfezione più alta. Tanto che la Mole, nel tempo, ha superato lo stato di semplice edificio, per assumere quasi le sembianze di un essere animato, dotato di vita propria. e pertanto in costante divenire.» (da AA,A. Il diario fantastico di Alessandro Antonelli, Architetto, di Fabio Geda, Marco Magnone, Ilaria Urbinati, Espress 2012)
La Città di Torino in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema e Espress Edizioni, ha organizzato una scalata vertiginosa sulla Mole Antonelliana per festeggiare l’anno Antonelliano nel 150° anniversario della firma del contratto per la costruzione dell’edificio simbolo di Torino. Alle ore 19, gli alpinisti Maurizio Puato e Renzo Luzi hanno iniziato la scalata dell’edificio simbolo della città, da terra fino alla stella sulla guglia della cupola. L’ arrampicata fino a quota 167 metri è durata 57 minuti, ripresa in soggettiva da actioncam frontali, è stata trasmessa sui maxischermo disposti in via Montebello e in piazza Castello, consentendo di ammirare in diretta il percorso degli scalatori e la bellezza dell’architettura della Mole. L’evento è stato accompagnato – per tutta la sua durata – da musiche e immagini proiettate sulla cupola (riproposte sugli schermi e sui palazzi di via Montebello), oltre che da disegni dell’artista Ilaria Urbinati, suggestive immagini di Puato e Luzi che scalano in vetta e fotografie dei partecipanti del workshop “Tutt’intorno alla Mole, la gente, Torino” (in mostra nella galleria del sito dedicato all’evento, www. espressedizioni.it).
La storia
La Mole Antonelliana, costruita nel 1863 su progetto di Alessandro Antonelli, era destinata a diventare il tempio della Comunità Israelita torinese. Il progetto originario subì numerose modifiche promosse dallo stesso Antonelli che, con l’inserimento della grande volta sormontata dall’elegantissima guglia, volle caratterizzare il monumento portandolo dagli originari 47 metri agli attuali 167 metri di altezza. La comunità Israelita cedette nel 1877 l’edificio, ancora in fase di costruzione, al Comune di Torino, che ne completò la realizzazione nel 1900, ponendone alla sommità una statua alta 4 metri, il Genio Alato; abbattuto da un violento nubifragio l’11 agosto 1904, venne sostituito con una stella di pari diametro. Nel corso degli anni si resero necessari possenti rinforzi di calcestruzzo armato realizzati, a partire dal 1931, dagli Ingegneri Pozzo, Gilberti e Albenga. Nel 1953 un altro violento nubifragio abbatté più della metà della guglia. I lavori di ricostruzione della cuspide si conclusero nel 1961 per le celebrazioni del centenario dell’Unità d’Italia, in occasione del quale fu inserito all’interno della grande aula un ascensore panoramico con dispositivo di sollevamento a funi. Sede un tempo del Museo Nazionale del Risorgimento e poi di mostre temporanee, è stato avviato nel maggio del 1996, per volontà della Città di Torino, il cantiere di recupero funzionale e di restauro dell’edificio per destinarlo a sede del Museo Nazionale del Cinema. Dal 20 luglio 2000 è sede del Museo Nazionale del Cinema.
Il restauro
Le scelte architettoniche connesse alla nuova destinazione dell’edificio a sede del Museo Nazionale del Cinema, si sono sviluppate avendo come finalità prioritaria il restauro conservativo della struttura antonelliana; i lavori sono stati finanziati dalla Città di Torino e dalla Regione Piemonte. In particolare, gli interventi effettuati nella Mole Antonelliana, edificio monumentale tecnologicamente tra i più complessi in Italia, hanno riguardato principalmente: il restauro architettonico e l’adeguamento funzionale della grande fabbrica antonelliana, dalla zona basamentale alla base della guglia; l’adeguamento dell’edificio alle leggi vigenti in materia di sicurezza antincendio e realizzazione di complesse opere impiantistiche e tecnologiche, indispensabili per una fruizione dei diversi livelli del monumento; la realizzazione di nuove ed importanti opere architettoniche e di collegamento interne (blocco scala, ascensori, rampa elicoidale sospesa all’interno della grande aula, nuovi livelli espositivi) necessarie per rendere agibili al pubblico i molteplici ambienti in cui si articola l’edificio e nei quali si distribuisce l’assetto museale; il restauro delle decorazioni ottocentesche interne e dell’impianto architettonico e decorativo che caratterizza la cupola e i prospetti esterni. Un ulteriore intervento di restauro e di messa in sicurezza del manto di copertura della cupola della Mole Antonelliana è stato eseguito dalla Città di Torino tra il 2009 e il 2011.
Aperta la la trentesima edizione del Torino Film Festival.
Claudia Gerini, nella veste di “madrina”, ha condotto insieme al direttore, Gianni Amelio, la serata di apertura del 30°Torino Film Festival all’Auditorium “Giovanni Agnelli”.
Molti gli attori, i registi e gli addetti ai lavori che hanno accettato l’invito di Gianni Amelio a partecipare alla serata tra cui: Dame Gwyneth Jones, una delle protagoniste di Quartet, Remo Girone e Claudio Bisio con Katia Smutniak a Torino per le riprese di «Benvenuto Presidente!» ultimo film del regista Riccardo Milani.
Ad aprire il festival Quartet di Dustin Hoffman, interpretato da Maggie Smith, Tom Courtney, Billy Connolly, Pauline Collins e Dame Gwyneth Jones. Esordio alla regia di Dustin Hoffman, scritto da Ronald Harwood (Il Servo di Scena, Il Pianista, Lo Scafandro e la Farfalla), Quartet è una commedia piena di humor, rimpianti, battibecchi, ambientata in una casa di riposo per cantanti lirici e musicisti dove si ritrovano amici, ex colleghi, ex rivali, ex coniugi.
Il programma completo del 30° Torino Film Festival (23 novembre – 1 dicembre 2012) è online all’indirizzo www.torinofilmfest.org



