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Mar 30


Un viaggio lungo rotte carovaniere, marittime e spirituali, un punto di riferimento per le interconnessioni tra Occidente e Oriente, una vasta e antica rete di scambi da sempre proiettata verso il futuro, una sinfonia di civiltà dove far prevalere lo spirito di dialogo e di collaborazione: è la Via della Seta. A raccontarla, al MAO Museo d’Arte Orientale di Torino, dal 31 marzo al 2 luglio 2017, “Dall’antica alla nuova Via della Seta”, mostra che raccoglie 70 antiche e preziose opere a rappresentare la storia millenaria dei rapporti tra la Cina e l’Occidente, in particolare l’Italia. Dopo il Palazzo del Quirinale la mostra trova spazio per la prima volta in un museo che offre un ampio panorama dell’arte delle antiche culture dell’Asia.

Per almeno due millenni l’Antica Via della Seta ha unito Oriente e Occidente, incoraggiando i contatti all’interno di uno spazio immenso, e ha permesso alle diverse culture di crescere, attingendo reciprocamente alle conquiste scientifiche e culturali degli uni e degli altri attraverso l’intermediazione e il dialogo. Mercanti, ambasciatori, monaci, esploratori, avventurieri e missionari di varie fedi, provenienti dai luoghi più disparati, si incontravano lungo le strade confrontando senza sosta usanze, pratiche e fedi religiose.

Grazie alle preziose opere custodite al MAO, ai prestiti concessi dalle più importanti istituzioni museali, bibliotecarie e archivistiche europee e italiane – tra gli altri il Musée du Louvre, Musée Guimet e Musée Cernuschi di Parigi, il Museum für Byzantinische di Berlino, il Museo delle Civiltà/Museo Nazionale d’Arte Orientale ‘Giuseppe Tucci’ di Roma, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, la Biblioteca Apostolica Vaticana, il Museo Nazionale del Bargello, la Biblioteca Nazionale e l’Archivio Centrale di Firenze, il Museo Civico di Bologna, il Museo del Tesoro di San Domenico e Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, la Biblioteca Marciana e la Procuratoria della Basilica di San Marco di Venezia – e a una ventina di opere moderne provenienti dalla Cina e realizzate da artisti cinesi contemporanei, l’esposizione testimonia quindi la varietà e la ricchezza degli scambi tra Oriente e Occidente, l’abilità dei maestri artigiani, la velocità di circolazione delle informazioni.

L’Italia ha avuto un ruolo fondamentale nella storia dei rapporti con la Cina: si tramanda che già Marco Aurelio, nel 166 d.C., invia un’ambasceria alla corte del Figlio del Cielo permettendo ai due imperi più grandi e longevi della storia di entrare in contatto; Marco Polo, nel Duecento, celebra lo splendore della Cina ne Il Milione, contribuendo a migliorare le conoscenze di popoli e mondi ancora poco noti in Occidente; il gesuita Matteo Ricci, accolto nel 1601 nella Città proibita come ambasciatore d’Europa, è ammesso dall’imperatore Wanli nella cerchia ristrettissima dei Mandarini e gli è concesso di fondare una chiesa a Pechino; Martino Martini, durante la sua lunga permanenza in Cina, redige il Novus Atlas Sinensis, primo atlante moderno della Cina che verrà pubblicato in Europa nel 1655. 

La mostra è promossa dalla Presidenza della Repubblica Italiana e a Torino dal MAO Museo d’Arte Orientale – Fondazione Torino Musei. 

Orario da martedì a venerdì 10-18; sabato e domenica 11-19

La biglietteria chiude un’ora prima. Chiuso normalmente il lunedì

Aperture straordinarie Pasqua, pasquetta, 24 e 25 aprile, 1 maggio, 2 e 24 giugno 2017

Tariffe

Mostra Intero €10; ridotto €8; Gratuito Abbonati Musei Torino Piemonte

Mostra + collezioni Intero €14; ridotto €11; Gratuito Abbonati Musei Torino Piemonte 

Info t. 011.4436932

mao@fondazionetorinomusei.it

www.maotorino.it

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Mar 01


La mostra espone per la prima volta in Italia 95 opere di 95 artisti calligrafi giapponesi, 62 sho – calligrafie vere e proprie – e 21 ventagli, 11 opere intagliate su legno, una grande opera di sette metri raccolta a libro. Il percorso di visita costituisce un’occasione rara per apprezzare diverse tipologie di lavori dei più autorevoli artisti giapponesi di calligrafia contemporanea.

Spicca tra i maestri Usuda Tosen insignito del premio più importante in questa forma d’arte, il “Mainichi Shodo Kensho”, e considerato un luminare soprattutto per la tecnica dell’intaglio sul legno.

Accanto a lui, Yanagisawa Kaishu, ideatore e disegnatore del logo del campionato mondiale di calcio Corea/Giappone del 2002, Nagai Oshu, maestro di calligrafia, di cerimonia del tè e di ikebana, Inoue Kyoen, importante maestra di calligrafia e tra le poche donne ad aver avuto riconoscimenti a livello nazionale, nota soprattutto per la sua opera ispirata al Monte Fuji.

In Oriente come in Occidente, viviamo ormai in società dove le parole non si scrivono quasi più: si digitano. E se disgrafia o agrafia di ritorno sono in agguato per le poche lettere del nostro alfabeto, possiamo solo immaginare la dimensione del problema per lingue come il cinese e il giapponese, che richiedono di memorizzare migliaia di caratteri e di saperli scrivere tratto dopo tratto. Parlare di calligrafia nel XXI secolo assume quindi il valore inedito di una riscoperta, la riscoperta del piacere del segno scritto in un mondo che – se le tendenze degli ultimi decenni continueranno – rischia in un futuro non troppo distante di non saper più scrivere a mano.

In Oriente la calligrafia – shodō, “via della scrittura” – è considerata una forma d’arte vera e propria; anzi, è Arte per eccellenza insieme a pittura e poesia, in quanto le tre forme

espressive non possono essere completamente disgiunte l’una dalle altre. Tradizionalmente esse sono i mezzi attraverso cui l’artista (letterato, colto, elitario) dà voce al proprio sentire o – in maniera contraddittoria solo per le nostre menti occidentali – annulla il proprio io e lascia che la Natura trovi espressione sulla carta o sulla seta attraverso il suo cuore e la sua mano, il pennello e l’inchiostro. Il carattere dō viene usato in numerose occasioni per contraddistinguere la pratica di un’arte che richiede un impegno costante e che in diversi modi può assumere le caratteristiche di un “percorso” che conduce, tramite un perfezionamento tecnico, a un affinamento interiore dell’individuo.

Il MAO ha avviato da tempo un programma di mostre temporanee per approfondire tematiche che non sono presenti nelle esposizioni permanenti e per presentare al pubblico altri aspetti della straordinaria ricchezza e originalità delle culture orientali. In questo programma non poteva mancare un’esposizione sulla calligrafia giapponese.

Questa mostra rivela come la “via della scrittura” sia ancora viva e vitale in Giappone, rivisitando la tradizione in senso contemporaneo e quindi più accessibile anche a un pubblico occidentale.

Giovedì 2 marzo, ore 14.30

Workshop di calligrafia giapponese

Con i maestri Usuda Tosen e Yanagisawa Kaishu

In occasione del primo giorno di mostra SHODO – L’INCANTO DEL SEGNO, il MAO e ViaggioinGiappone presentano un workshop dedicato a neofiti ed esperti, tenuto da due dei maggiori artisti calligrafi giapponesi, un appuntamento straordinario realizzato per la prima volta in Italia.

L’appuntamento è a ingresso gratuito.

Dato il numero ristretto di posti a disposizione, la prenotazione obbligatoria. Info e prenotazioni 0114436927/8

MAO Museo d’Arte Orientale Via San Domenico 11, Torino

www.maotorino.it

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Apr 15


È stata inaugurata al MAO – Museo d’Arte Orientale (via San Domenico 11) la mostra BUSHI – Ninja e Samurai. Parte prima: la magia e l’estetica del guerriero giapponese dal manga alle guerre stellari. Presenti il Sindaco Piero Fassino, il Console Generale del Giappone Shinichi Nakatsugawa e Marco Biscione, Direttore del Mao.
Il progetto espositivo di Yoshin Ryu è un’avventura alla scoperta dei Bushi, i leggendari guerrieri giapponesi, fra magia e raffinata estetica. Un percorso a ritroso nella storia racconta l’attuale presenza dei Samurai e dei Ninja nell’immaginario collettivo, partendo dai fumetti Manga e dai cartoni animati Anime, per estendersi alla cinematografia e alle grandi produzioni americane come la saga di Star Wars e dei supereroi Marvel.
L’esposizione – da domani 16 aprile al 29 maggio – oscilla tra arte e pop con action figure, raccolte di manga, disegni, cels, art book, fotografie originali del Giappone degli Otaku, lavori di studenti dell’Accademia Albertina di Belle Arti e del Liceo Artistico Statale R. Cottini, armi e corredi antichi. Un video racconto e un accompagnamento musicale aiutano l’incontro con il mito dei guerrieri di ieri e di oggi. Il fenomeno Bushi parte dal Giappone e si estende ovunque rendendo attuali e valorizzando antichi concetti spirituali, metodologie marziali, strumenti guerrieri, manufatti artistici e costumi in grado di conquistare la fantasia di sceneggiatori, registi, costumisti e che influenza il mondo della moda e del design.
In occasione della mostra sono oganizzate diverse attività parallele: conferenze, la premiazione dei lavori realizzati dagli studenti dell’Accademia delle Belle Arti, workshop di studio e montaggio action figure robot a cura di Nicola Boccardo e Animerobot, una sfilata, una rassegna cinematografica un’esposizione dei lavori realizzati sul tema da parte di studenti del Liceo Artistico R. Cottini.
Per informazioni www.maotorino.it

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