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Feb 08


Cerimonia questa mattina a Palazzo civico, in Sala Rossa, per la consegna della cittadinanza onoraria a Tawakul Karman, premio nobel per la Pace 2011.

A dare il benvenuto alla trentatreenne yemenita che si è battuta contro il regime del Presidente Ali Abdullah Saleh il Sindaco Piero Fassino e il presidente del Consiglio comunale Giovanni Maria Ferraris.

“Consegnarle la cittadinanza onoraria, – ha detto Ferraris – vuol dire per tutti noi sottolineare i valori di libertà di pensiero e di espressione, che ha perseguito e strenuamente difeso, valori che in lei si esprimono nella scelta della non violenza come metodo per la soluzione dei problemi, nella scelta del dialogo come unico strumento per costruire la pace, ma anche nella difesa e affermazione dei diritti umani e delle donne in particolare”.

“Torino, ha aggiunto Ferraris, “da sempre in lotta per la difesa dei diritti, come ha dimostrato nel corso della Resistenza, vuole allora condividere con Tawakul Karman il senso profondo della sua battaglia, volta ad eliminare le cause dell’estremismo e a combattere qualunque autoritarismo mediante il rafforzamento della società civile e l’incoraggiamento dello sviluppo e della stabilità del suo Paese”.

Dopo il presidente è intervenuta l’assessore alle Pari opportunità, Maria Cristina Spinosa: “Avere qui tra noi Tawakul Karman è un onore per tutti coloro che si battono per i diritti delle donne in Italia e nel mondo.
Per affermare una cultura di pace c’è bisogno di donne come Tawakul Karman. La sua lotta non violenta è stata determinante per la costruzione del processo di pace e l’affermazione della figura della donna nel momento storico particolarmente delicato che sta attraversando il suo Paese. Il suo volto e la sua lotta sono diventati simbolo della primavera araba.
Ha promosso la cultura della non violenza nello Yemen, paese in cui i diritti civili vengono ancora violati, scendendo in piazza con coraggio e diventando un punto di riferimento per i giovani e le donne arabe e la loro volontà di partecipazione alla vita pubblica e politica.
La lotta di Tawakul Karman, che incarna i valori di solidarietà e giustizia, ci insegna che il lento cammino verso la democrazia passa soprattutto attraverso la lotta pacifica ed il riconoscimento della figura della donna”.

Quindi è intervenuta la consigliera Lucia Centillo che ha sottolineato come “Tawakul Karman, piccola, grande donna, madre di tre figli, sia un grande esempio di emancipazione che ha reso partecipe gran parte della nostra comunità, che si rispecchia nella sua battaglia per i diritti delle donne e i diritti umani.
Anche grazie alla globalizzazione della comunicazione è stato possibile portare autonomia nei paesi in cui la donna è sottovalutata.
L’esperienza di Tawakul si forma in un paese piegato dalla violenza e dalle guerre civili. Ha conosciuto il rigore del carcere, è stata minacciata di morte, ma non si è mai piegata di fronte agli estremismi della stessa religione in cui lei crede, è un incredibile esempio di forza.
La vittoria delle donne è la sconfitta del regime e delle sue intimidazioni. La Città di Torino riconosce a tutta la sua comunità interculturale un valore straordinario attraverso la cittadinanza conferita a Tawakul.
Le azioni come quelle intraprese da Tawakul portano ad un mondo più libero, più civile, più sicuro. La posizione femminile va difesa anche in Europa e la forza di Tawakul deve essere sempre un monito per la lotta in direzione di questo obiettivo”.

Il sindaco Piero Fassino ha iniziato il suo intervento spiegando il significato della scelta di conferire la cittadinanza a tre donne (Tawakul Karman, Leymah Gbowee ed Ellen Johnson Sirleaf) di Paesi così lontani dal nostro: “In un mondo globalizzato e interdipendente, la libertà, la democrazia, i diritti delle persone e la dignità delle donne sono valori universali che vanno rispettati ovunque. Quando questi valori vengono negati, noi che viviamo in democrazia abbiamo il dovere di sostenere coloro che, nei rispettivi Paesi, si battono per ottenerne il rispetto. Torino – ha proseguito il sindaco – ha nel suo DNA i valori dell’antifascismo, della Costituzione, della Repubblica: per questo ha riconosciuto come propri cittadini tanti combattenti per la libertà, da Lech Walesa a Rigoberta Menchù e molti altri”.

La cittadinanza onoraria a Tawakul Karman in particolare, ha specificato Fassino, è indice della “simpatia e speranza con le quali guardiamo alla Primavera Araba, che coinvolge un’area fondamentale per la pace e la stabilità mondiali. E proprio la forte presenza e il protagonismo, nei movimenti, dei giovani e delle donne, rafforza la nostra fiducia nello sbocco democratico della Primavera Araba. Ci sono certamente elementi contradditori, quelle rivoluzioni e quei processi politici sono aperti a più esiti, ma il segno di quei movimenti, l’ampia partecipazione democratica, devono avere la nostra simpatia, così come coloro che propugnano soluzioni democratiche fondate sul rispetto delle persone devono avere il nostro appoggio”.
Il primo cittadino ha quindi concluso: “Sono tanti i torinesi che provengono dal mondo arabo e che sono parte integrante, con le altre comunità di stranieri, della nuova dimensione multietnica, multiculturale e multireligiosa della nostra città. La cittadinanza onoraria a Tawakul Karman è un riconoscimento anche per loro, che hanno scelto Torino come una nuova patria dove lavorare e far crescere i propri figli”.

In conclusione il ringraziamento della neocittadina torinese, Tawakul Karman: “Ringrazio tutti per questa sorpresa, per questa onorificenza, resa più bella perchè imprevista. Sono sempre stata convinta che il mondo sia un solo Paese e che il futuro sia nella cooperazione e non nella distinzione tra i popoli. Ho sempre lavorato per la comprensione reciproca tra i Paesi a prescindere dalla religione, dal ceto sociale e dal colore della pelle. Ho sempre avuto la sensazione di essere una cittadina del mondo.

Sono la rappresentante di un movimento che lotterà pacificamente sempre contro le dittature presenti nel mondo. Sono molto fortunata, perché cerco la libertà con mezzi non violenti. Non sono straniera per nessun popolo e lavoriamo per un mondo migliore. Siamo una nazione, non dirò mai noi e voi ma solo noi.

Adesso arriva la prima cittadinanza, grazie al principio della libertà, e grazie a ciò divento cittadina di Torino. Sono onorata per questo riconoscimento e lavorerò ancora di più. Sono felice di far parte di questa città, che è stata la prima capitale d’Italia”.

[fonte: Comunicati Stampa Città di Torino]

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Feb 07


L’idea è partita da Torino circa un anno e mezzo fa, da Mohamed Aden Sheikh (scomparso nell’ottobre del 2010), medico somalo, Presidente dell’Associazione Soomaaliya Onlus ed ex consigliere comunale. Si tratta della progettazione e raccolta fondi per la costruzione dell’ospedale pediatrico di Hargeisa in Somalia, promossa dall’Associazione Soomaaliya Onlus. Con la posa del primo mattone, domenica 29 gennaio, si è dato il via alla realizzazione di un reparto – intitolato proprio a Mohamed Aden Sheikh – dell’ospedale nella zona nord della Somalia in Hargeisa, nel Somaliland regione più idonea per la stabilità politica e la sicurezza che offre.
Il progetto, voluto con grande determinazione da Felicita Torrielli Aden (che ha raccolto il testimone del marito dopo la sua scomparsa) è promosso da Soomaaliya Onlus con il sostegno della Fondazione La Stampa – Specchio dei Tempi (500mila euro raccolti in poco tempo tra i lettori) e della Marco Berry Onlus Magic for Children che ha attivato una raccolta di fondi attraverso la vendita virtuale di ognuno dei 53.334 mattoni che comporranno l’ospedale. Al progetto si è affiancata anche l’Associazione NutriAid Onlus che finanzierà un ambulatorio per combattere la malnutrizione infantile.
“Penso che sia un obbligo dare questa possibilità alla Somalia – ha dichiarato, in conferenza, la iena Marco Berry –. Durante il mio viaggio nel paese ho scoperto la presenza di sale operatorie invivibili. Non ci porterei nemmeno la mia auto! – ha sottolineato –. Sono piene di pattume e vi accedono persino le capre”. La situazione nello stato del Corno d’Africa non è per nulla semplice. “Nelle sale operatorie, in totale 4, non ci sono nemmeno gli strumenti necessari per realizzare gli interventi – ha continuato – e oltre la metà dei pazienti che si stende sui lettini probabilmente muore”. Berry ha raccontato anche delle difficoltà finanziarie dei genitori che non riescono a far curare i propri piccoli (in pediatria il solo ingresso costa 3 dollari, mentre la paga mensile è di 40 $), ai quali scompaiono, per malattia, uno o due bambini sui 5 o 6 posseduti in media. “Il nostro progetto è una goccia nell’oceano – ha terminato – ma intende dare la speranza e il sorriso ai più piccini: un bambino che non ride è una perdita per tutti!”.
Il prossimo appuntamento per la raccolta fondi è il 19 febbraio a Bardonecchia. La Marco Berry Onlus Magic for Children realizzerà una “Staffetta del cuore”. Chi parteciperà potrà sfidare tre squadre delle Iene e, tutto il pubblico presente, con 10 euro, potrà acquistare il suo mattone certificato per partecipare alla realizzazione del nuovo nosocomio. Il costo totale dell’edificio sarà di 1milione e mezzo di euro. Cinquecentosedicimila euro per lo stabile senza arredi, attrezzature mediche e la parte energetica. A questi andranno aggiunte le spese di organizzazione in loco e le gestionali per due anni, utilizzate per rendere l’ospedale pubblico e gratuito.

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Gen 27


La commemorazione in Sala Rossa di questa mattina è stata una tra le più emozionanti delle tante iniziative legate alla Giornata della Memoria. La Sala era affollata con esponenti della Comunità ebraica torinese, ex deportati e associazioni della Resistenza, con una numerosa presenza di ragazzi a testimonianza della grande importanza di sensibilizzare le nuove generazioni sull’olocausto. Era presente anche Thomas Geve, autore dei disegni presentati nella mostra Qui non ci sono Bambini. Infanzia e deportazione, ospitata nel Museo Diffuso della Resistenza in corso Valdocco 4/a.

“La Giornata delle Memoria – ha dichiarato il Sindaco Piero Fassino – è stata istituita per ricordare e trasmettere la memoria della più grande tragedia che la storia dell’Umanità abbia conosciuto. Trasmettere la storia è essenziale perché ogni fenomeno, anche il più drammatico e più tragico come la Shoah, è esposto al decorrere del tempo, cioè al rischio dell’oblio, della dimenticanza, e noi non vogliamo dimenticare. Ricordare perché nessuno e nulla sia dimenticato, perché l’ebraismo, la sua cultura, è parte integrante della nostra storia e della cultura di questo Continente”.

“Le molte iniziative in programma per la Giornata della Memoria – ha sottolineato il Presidente del Consiglio comunale, Giovanni Maria Ferraris – sono occasioni per conservare il ricordo di questi orrendi e abominevoli fatti, offrendo spunti e testimonianze che ci aiutano a ricordare. Questa giornata vuole essere una presa di coscienza collettiva del fatto che l’uomo è stato capace di compiere questi crimini efferati contro l’umanità”.

Alla celebrazione, che ha avuto un prologo in mattinata al Cimitero monumentale, sono anche intervenuti Roberto Placido, Sergio Bisacca, Ferruccio Maruffi, Claudia De Benedetti e Thomas Geve.

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