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ott 29


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Arrivata a Palazzo Civico verso mezzogiorno, dopo una colazione istituzionale in Sala Colonne, Aung San Suu Kyi, premio nobel per la Pace nel 1991 e cittadina onoraria torinese, nel pomeriggio è stata accolta in Sala Rossa in una seduta solenne del Consiglio Comunale, alla presenza di numerose autorità civili e militari e dei Gonfaloni della Città di Torino, della Provincia di Torino e della Regione Piemonte.

Il Consiglio comunale di Torino le aveva conferito la cittadinanza onoraria, con una mozione approvata il 14 giugno 2010, per l’impegno politico in Birmania volto all’affermazione dei principi di democrazia, pace e tutela dei diritti umani e al perseguimento di un governo basato sulle virtù di verità, giustizia e gentilezza.

Ha aperto la cerimonia il presidente del Consiglio comunale Giovanni Maria Ferraris, che ha ricordato l’operato di Aung San Suu Kyi e il suo ruolo da protagonista nella lunga e pacifica battaglia per la democrazia nel suo Paese: la Birmania. Ha quindi elogiato “la sua forza e la sua convinzione che l’hanno aiutata a resistere alle ingiustizie e alle privazioni, soprattutto quelle affettive, sorretta dall’incrollabile fede nei propri ideali ispirati alla dottrina gandhiana della non violenza”.
“Torino – ha concluso Ferraris – apprezza il suo impegno politico volto all’affermazione delle idee di democrazia, pace e rispetto dei diritti umani. Ha dimostrato che un gruppo di opposizione può diventare il catalizzatore di un cambiamento virtuoso, creando le condizioni perché un potere autoritario accetti di negoziare progressive concessioni. Averla come concittadina è un onore per ciascuno di noi. Come cantano gli U2: Walk on, Suu! Vai avanti, Suu! Siamo tutti con te”.

È poi intervenuta la consigliera Domenica Genisio, presidente della Commissione Diritti e Pari Opportunità: “È con grande emozione e gioia che accogliamo nella nostra città San Suu Kyi, una donna che incarna la democrazia del suo Paese. Una donna che propugna l’impegno per un Governo fondato sulle virtù di verità, giustizia e gentilezza, che non subordina i diritti alla crescita economica fine a se stessa.
Nell’operare della Commissione Diritti e Pari Opportunità della Città di Torino ci siamo sempre ispirati ai principi di eguaglianza, rispetto del diritto e lotta all’omofobia promossi dal premio Nobel per la Pace. Lei ha chiesto alle democrazie occidentali di aiutarla a portare la democrazia nel suo Paese e noi dobbiamo ringraziarla perché con il suo impegno ci sta aiutando a rafforzare il nostro impegno di cittadini e amministratori pubblici per la nostra comunità.
Torino è considerata la città dei diritti e la città delle bambine e dei bambini e si impegna per le nuove generazioni, affinché non debbano sempre condannare il passato, ma guardare con sempre più fiducia al futuro. Come ha detto San Suu Kyi in occasione della consegna del premio Nobel per la Pace nel 1991, dobbiamo ricordarci che l’umanità è sempre una sola”.

Ha quindi preso la parola il sindaco Piero Fassino: “È con vera emozione che le porgo il benvenuto della Città. La mia emozione è tanto più grande perché per quattro anni, dal 2007 al 2011, ho ricoperto il ruolo di Inviato speciale dell’Unione Europea per la Birmania. Anni duri nei quali la sua tenace e coraggiosa resistenza al regime militare è stato un punto di riferimento costante per la mia azione, come per tutti coloro che nel mondo intero le hanno espresso solidarietà e vicinanza.
Lei, infatti, è divenuto simbolo della lotta per i diritti, per la democrazia, per la libertà. E la sua scelta di condurre questa battaglia con la non violenza ha accresciuto ancora di più l’ammirazione del mondo intero. Il conferimento del Premio Nobel per la pace ha assunto così il valore di un riconoscimento morale e politico.
Oggi la accogliamo qui nel Consiglio Comunale di Torino, di questa città che nel 2010 le ha conferito la cittadinanza onoraria e dove nel corso dell’800 trovarono asilo e rifugio coloro che si battevano in tutta Europa per l’indipendenza della loro nazione. E nel ’900 Torino è stata una delle città che più ha lottato contro il fascismo, per la riconquista della libertà.
Abbiamo voluto che fosse una nostra concittadina per manifestarle la nostra solidarietà, per esserle vicini nella sofferenza, per sostenerla nella sua lotta per la libertà.
E ricordo con emozione il nostro incontro, un anno fa, quando le consegnai il diploma di cittadina onoraria di Torino proprio in quella casa di Rangoon in cui il regime l’ha costretta per anni a un ingiusto e duro isolamento.
Dal giorno della sua liberazione, nel novembre di tre anni fa, molte cose stanno cambiando in Birmania. Grazie alla sua lotta, si è aperta una transizione democratica con la formazione di un Governo civile e un Parlamento che – anche se eletto con una legge elettorale censurata dalla comunità internazionale – sta assumendo gradualmente un profilo autonomo.
Nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile senza il suo coraggio, la sua tenacia, la sua passione.
Certo, abbiamo consapevolezza che la battaglia per la democrazia in Birmania ha ancora molto cammino davanti a sé.

Anche oggi l’impegno della comunità internazionale è necessario per difendere la transizione democratica. Vanno in questa direzione atti concreti come la decisione di Stati Uniti e Unione Europea di sospendere le sanzioni, le visite di ministri di molti Stati e la scelta di conferire a Myanmar la Presidenza di turno 2014.
Anche oggi il nostro Paese deve fare la propria parte. E confermo l’impegno della Città di Torino nel sostenere in modo concreto ogni azione utile a promuovere democratic institution building, cooperazione sociale, sviluppo economico, scambi culturali con la Birmania e le sue città. E proprio per dare corso a questo impegno sarò a fine novembre in visita in Birmania.
Sappia che Torino è e sarà al suo fianco e ogni suo impegno sarà anche il nostro impegno.Può contare su di noi, sulla nostra amicizia, sulla nostra solidarietà”.

Infine, è intervenuta Aung San Suu Kyi: “È un grande onore essere accolta come cittadina di Torino perchè condividiamo tutti uno spirito di generosità e lo sforzo nella lotta contro le ingiustizie e per promuovere i valori in cui crediamo.
Sono ormai trent’anni che il mio partito lotta per la democrazia e la libertà nel Paese, ma l’obiettivo non è ancora raggiunto.
La non violenza rimane però l’unico modo per lottare contro valori negativi. Non è con l’odio che si raggiunge il successo, ma comprendendo le differenze e cercando la condivisione dei valori. Civiltà italiana e civiltà birmana sono profondamente diverse, ma ci sono legami inaspettati: mi ricordo di un monaco che veniva da Torino e che sarebbe contento oggi di sapermi cittadina torinese.
Dobbiamo continuare insieme a promuovere lo spirito di amicizia, per il bene di tutto il mondo. Dobbiamo parlare dei diritti umani, dei diritti che fanno la dignità dell’uomo. Il mio popolo vuole solo vivere in un Paese libero dove poter condurre una vita dignitosa, basata sull’uguaglianza, non materiale, ma in termini di valori umani.
Bisogna accettare e condividere le differenze. La democrazia non è perfetta, ma è quanto di meglio può raggiungere la natura umana e può fare la differenza, promuovendo il dialogo e il compromesso. Democrazia però non significa solo diritti, ma anche responsabilità. E dobbiamo ancora impegnarci, anche con l’aiuto internazionale, per migliorare la Costituzione, per una maggiore democrazia.
Dobbiamo avere saggezza e compassione – come dicono i buddisti – per promuovere una società più forte, progredita e pacifica. Ringrazio la Città di Torino e tutta l’Italia per avermi fatto capire che questi valori superano le frontiere nazionali. Ci avete aiutato moltissimo e sono orgogliosa dell’onorificenza, non soltanto per il nostro popolo, ma per tutto il mondo”.

La cerimonia si è poi conclusa con la consegna della targa e della pergamena della Città ad Aung San Suu Kyi da parte del sindaco Fassino e del presidente Ferraris e con la firma del Libro d’Oro dei cittadini onorari torinesi.

[fonte CittAgora]

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feb 08

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Cerimonia questa mattina a Palazzo civico, in Sala Rossa, per la consegna della cittadinanza onoraria a Tawakul Karman, premio nobel per la Pace 2011.

A dare il benvenuto alla trentatreenne yemenita che si è battuta contro il regime del Presidente Ali Abdullah Saleh il Sindaco Piero Fassino e il presidente del Consiglio comunale Giovanni Maria Ferraris.

“Consegnarle la cittadinanza onoraria, – ha detto Ferraris – vuol dire per tutti noi sottolineare i valori di libertà di pensiero e di espressione, che ha perseguito e strenuamente difeso, valori che in lei si esprimono nella scelta della non violenza come metodo per la soluzione dei problemi, nella scelta del dialogo come unico strumento per costruire la pace, ma anche nella difesa e affermazione dei diritti umani e delle donne in particolare”.

“Torino, ha aggiunto Ferraris, “da sempre in lotta per la difesa dei diritti, come ha dimostrato nel corso della Resistenza, vuole allora condividere con Tawakul Karman il senso profondo della sua battaglia, volta ad eliminare le cause dell’estremismo e a combattere qualunque autoritarismo mediante il rafforzamento della società civile e l’incoraggiamento dello sviluppo e della stabilità del suo Paese”.

Dopo il presidente è intervenuta l’assessore alle Pari opportunità, Maria Cristina Spinosa: “Avere qui tra noi Tawakul Karman è un onore per tutti coloro che si battono per i diritti delle donne in Italia e nel mondo.
Per affermare una cultura di pace c’è bisogno di donne come Tawakul Karman. La sua lotta non violenta è stata determinante per la costruzione del processo di pace e l’affermazione della figura della donna nel momento storico particolarmente delicato che sta attraversando il suo Paese. Il suo volto e la sua lotta sono diventati simbolo della primavera araba.
Ha promosso la cultura della non violenza nello Yemen, paese in cui i diritti civili vengono ancora violati, scendendo in piazza con coraggio e diventando un punto di riferimento per i giovani e le donne arabe e la loro volontà di partecipazione alla vita pubblica e politica.
La lotta di Tawakul Karman, che incarna i valori di solidarietà e giustizia, ci insegna che il lento cammino verso la democrazia passa soprattutto attraverso la lotta pacifica ed il riconoscimento della figura della donna”.

Quindi è intervenuta la consigliera Lucia Centillo che ha sottolineato come “Tawakul Karman, piccola, grande donna, madre di tre figli, sia un grande esempio di emancipazione che ha reso partecipe gran parte della nostra comunità, che si rispecchia nella sua battaglia per i diritti delle donne e i diritti umani.
Anche grazie alla globalizzazione della comunicazione è stato possibile portare autonomia nei paesi in cui la donna è sottovalutata.
L’esperienza di Tawakul si forma in un paese piegato dalla violenza e dalle guerre civili. Ha conosciuto il rigore del carcere, è stata minacciata di morte, ma non si è mai piegata di fronte agli estremismi della stessa religione in cui lei crede, è un incredibile esempio di forza.
La vittoria delle donne è la sconfitta del regime e delle sue intimidazioni. La Città di Torino riconosce a tutta la sua comunità interculturale un valore straordinario attraverso la cittadinanza conferita a Tawakul.
Le azioni come quelle intraprese da Tawakul portano ad un mondo più libero, più civile, più sicuro. La posizione femminile va difesa anche in Europa e la forza di Tawakul deve essere sempre un monito per la lotta in direzione di questo obiettivo”.

Il sindaco Piero Fassino ha iniziato il suo intervento spiegando il significato della scelta di conferire la cittadinanza a tre donne (Tawakul Karman, Leymah Gbowee ed Ellen Johnson Sirleaf) di Paesi così lontani dal nostro: “In un mondo globalizzato e interdipendente, la libertà, la democrazia, i diritti delle persone e la dignità delle donne sono valori universali che vanno rispettati ovunque. Quando questi valori vengono negati, noi che viviamo in democrazia abbiamo il dovere di sostenere coloro che, nei rispettivi Paesi, si battono per ottenerne il rispetto. Torino – ha proseguito il sindaco – ha nel suo DNA i valori dell’antifascismo, della Costituzione, della Repubblica: per questo ha riconosciuto come propri cittadini tanti combattenti per la libertà, da Lech Walesa a Rigoberta Menchù e molti altri”.

La cittadinanza onoraria a Tawakul Karman in particolare, ha specificato Fassino, è indice della “simpatia e speranza con le quali guardiamo alla Primavera Araba, che coinvolge un’area fondamentale per la pace e la stabilità mondiali. E proprio la forte presenza e il protagonismo, nei movimenti, dei giovani e delle donne, rafforza la nostra fiducia nello sbocco democratico della Primavera Araba. Ci sono certamente elementi contradditori, quelle rivoluzioni e quei processi politici sono aperti a più esiti, ma il segno di quei movimenti, l’ampia partecipazione democratica, devono avere la nostra simpatia, così come coloro che propugnano soluzioni democratiche fondate sul rispetto delle persone devono avere il nostro appoggio”.
Il primo cittadino ha quindi concluso: “Sono tanti i torinesi che provengono dal mondo arabo e che sono parte integrante, con le altre comunità di stranieri, della nuova dimensione multietnica, multiculturale e multireligiosa della nostra città. La cittadinanza onoraria a Tawakul Karman è un riconoscimento anche per loro, che hanno scelto Torino come una nuova patria dove lavorare e far crescere i propri figli”.

In conclusione il ringraziamento della neocittadina torinese, Tawakul Karman: “Ringrazio tutti per questa sorpresa, per questa onorificenza, resa più bella perchè imprevista. Sono sempre stata convinta che il mondo sia un solo Paese e che il futuro sia nella cooperazione e non nella distinzione tra i popoli. Ho sempre lavorato per la comprensione reciproca tra i Paesi a prescindere dalla religione, dal ceto sociale e dal colore della pelle. Ho sempre avuto la sensazione di essere una cittadina del mondo.

Sono la rappresentante di un movimento che lotterà pacificamente sempre contro le dittature presenti nel mondo. Sono molto fortunata, perché cerco la libertà con mezzi non violenti. Non sono straniera per nessun popolo e lavoriamo per un mondo migliore. Siamo una nazione, non dirò mai noi e voi ma solo noi.

Adesso arriva la prima cittadinanza, grazie al principio della libertà, e grazie a ciò divento cittadina di Torino. Sono onorata per questo riconoscimento e lavorerò ancora di più. Sono felice di far parte di questa città, che è stata la prima capitale d’Italia”.

[fonte: Comunicati Stampa Città di Torino]

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feb 07


Martedì 7 febbraio alle ore 20.45 presso il Conservatorio Giuseppe Verdi – Piazza Bodoni a Torino, Lucia Goracci ha intervistato Tawakul Karman, 32enne yemenita vincitrice del Nobel della Pace 2011. Sono intervenuti Piero Fassino, Sindaco di Torino, e Mariacristina Spinosa, Assessore alle Pari Opportunità della Città.

Premio Nobel a nemmeno 33 anni.
La giovane Tawakul Karman fa parte del tris di donne, insieme alle liberiane Ellen Johnson Sirleaf e Leymah Gbowee, insignite del Nobel per la Pace 2011.
Giornalista e attivista yemenita, è figlia di un leader dei Fratelli Musulmani e ministro dello Yemen.
Dal padre ha ereditato l’impegno politico e la capacità di guidare i suoi compagni di lotta.
Ha creato il gruppo “Giornaliste senza catene”, per difendere la libertà di pensiero e d’espressione, e durante le sommosse popolari che quest’anno hanno agitato il suo Paese ha organizzato manifestazioni di piazza e raduni di studenti per protestare contro il governo.
Per questo è stata arrestata più volte. Per questo è stata premiata.
“Nelle circostanze più difficili, sia prima che durante la primavera araba, Tawakul Karman ha svolto un ruolo di primo piano nella lotta per i diritti delle donne e per la democrazia e la pace nello Yemen” afferma il Comitato svedese che le ha assegnato il Nobel. La motivazione ufficiale e concisa assegna il prestigioso riconoscimento a lei, Sirleaf e Gbowee “per la loro battaglia non violenta a favore della sicurezza delle donne e del loro diritto alla piena partecipazione nell’opera di costruzione della pace”.
“Questa è una vittoria per i giovani innanzi tutto. Un premio per le donne e per tutto lo Yemen – ha detto Karman, quando ha saputo di essere diventata un Nobel – Si tratta anche di una grande responsabilità. E’ importante perché rappresenta un supporto ufficiale alla nostra rivoluzione”. Una rivoluzione che non si fermerà finché non sarà completa, Tawakul e i giovani yemeniti l’hanno già promesso.

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