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giu 06


A dieci anni dalla scomparsa del critico e storico dell’arte Angelo Dragone, la Città di Torino, dedica a lui e alla moglie (e collega) Jolanda Conti una targa commemorativa. La cerimonia si è svolta al Parco del Valentino, di fronte alla via San Pio V, nel quartiere San Salvario, dove si svolse la quasi totalità della vita della coppia.
Dragone, nato nel 1921, fu critico del quotidiano «La Stampa» fino al 1992 e autore di numerosi saggi dedicati all’arte moderna in Piemonte. Nel 1954 ricevette il premio per la critica alla Biennale di Venezia. Jolanda Conti (Piacenza, 1919-Torino, 1997), nel 1950 fondò con il futuro marito il Centro piemontese di Studi d’arte moderna e contemporanea; all’attività saggistica abbinò quella di insegnante. Nel 1996 i due donarono parte della loro biblioteca alla Fondazione per l’Arte della Compagnia di San Paolo; dopo la morte del critico, i figli Piergiorgio e Alberto la completarono costituendo il Fondo Jolanda e Angelo Dragone per l’arte contemporanea in Piemonte, coservato e consultabile presso l’Archivio di Stato di Torino: si tratta di oltre 50mila volumi e di circa 3mila faldoni d’archivio.

Ha aperto la cerimonia di commemorazione il presidente del Consiglio comunale, Giovanni Maria Ferraris. Sono poi seguiti gli interventi di Albina Malerba, direttore del Centro Studi Piemontesi, Alberto Sinigaglia, presidente dell’ordine dei giornalisti del Piemonte, Rosaria Cigliano, presidente della Fondazione 1563 per l’Arte e la cultura, Cecicilia Laurora, Archivio di Stato, Guido Curto, storico dell’arte.

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giu 07


Dedicato a Giancarlo Pajetta lo spazio verde di via Tripoli all’angolo con via Boston. Nel corso di una cerimonia avvenuta questa mattina, alla quale hanno partecipato Giovanni Maria Ferraris, presidente del Consiglio Comunale, Carlo Bajardi, presidente dell’Associazione ex Consiglieri regionali, Giancarlo Quagliotti e Piero Aceto, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’Associazione ex Consiglieri comunali, è stata ricordata l’importante figura dell’uomo politico. All’ omaggio che Torino riconosce a un uomo di forte integrità morale, esponente di primo piano della Lotta di Liberazione, per tutto il secondo dopoguerra protagonista della vita politica italiana e internazionale, parlamentare della nostra città e dirigente del Partito Comunista Italiano, hanno anche preso la parola l’ex sindaco Diego Novelli e la figlia Gaspara Pajetta. A introdurre la cerimonia, alla quale erano presenti gli alunni delle V della Elementare Casalegno e della Violeta Parra, è stato il presidente Ferraris che ha voluto ricordare come Paletta preferisse essere chiamato ‘Nullo’, pseudonimo assunto durante gli anni Trenta, il periodo dell’esilio in Francia, piuttosto che ‘Ragazzo rosso.

Nato a Torino il 24 giugno 1911 in una famiglia benestante, fin da ragazzo espresse le sue idee antifasciste. Studente del Liceo d’Azeglio – insieme a Vittorio Foa, Norberto Bobbio, Leone Ginzburg – si formò leggendo i classici del movimento operaio e i pensatori contemporanei e avendo tra i suoi maestri Augusto Monti.

Con Torino aveva un legame fortissimo. La sua infanzia si svolse in Borgo San Paolo: la mamma Elvira era insegnante elementare alla Santorre di Santarosa. Per essersi iscritto al Partito Comunista fu espulso da tutte le scuole d’Italia e nel 1927, ancora minorenne, conobbe per la prima volta la durezza del carcere, esperienza che ripeterà dal 1933 al 1943, condannato dal regime fascista per “cospirazione”. Svolse un’intensa attività di scrittore e di giornalista e fu più volte direttore dell’Unità e di Rinascita, incarico che esercitava con curiosità intellettuale e passione. Uomo garbato, di grande ironia e meticoloso sul lavoro, Pajetta ha dato molto alla città di Torino e, oggi il capoluogo piemontese, gli ha reso omaggio con l’intitolazione di questo giardino di Santa Rita. Per Diego Novelli, che ha ricordato l’amico fraterno, Pajetta non fu né amendoliano, né riformista, solo “comunista”. La cerimonia si sciolta con l’intonazione di Bella Ciao, da parte del folto gruppo di bambini.

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mag 31


E’ dedicato a Simon Wiesenthal – l’uomo che ha dedicato l’esistenza a rintracciare i criminali nazisti e a portarli davanti alla giustizia – il giardino di Largo Orbassano.
All’ombra di alberi messi a dimora una decina d’anni fa, al bordo del viale ciclabile che congiunge corso Duca degli Abruzzi a corso IV Novembre, questa mattina Giovanni Maria Ferraris, presidente del Consiglio comunale, ha ‘scoperto’ la targa dedicata all’ingegnere ebreo d’origine polacca, sopravvissuto alla Shoah, scomparso nel 2005.

Conobbe la crudezza del campo di concentramento nel 1941 quando con la sua famiglia fu catturato dai nazisti Wiesenthal fu liberato dalle forze statunitensi il 5 maggio 1945 dal campo di Mauthausen. Nel 1947 insieme a trenta volontari fondò il “Centro di documentazione ebraica” a Linz, in Austria, per raccogliere le testimonianze dei sopravvissuti ai lager per futuri processi. Wiesenthal fu essenziale per la cattura di uno degli ideatori dell’Endlösung (Soluzione finale). Nel 1962 Wiesenthal riaprì in Israele il “Centro per la documentazione ebraica”, che cominciò a lavorare su nuovi casi. Tra i suoi successi vi fu la cattura di Karl Silberbauer, l’ufficiale della Gestapo responsabile dell’arresto di Anna Frank. In questo periodo Wiesenthal localizzò nove dei sedici nazisti messi sotto processo nella Germania Ovest per l’uccisione degli ebrei di Leopoli, città dove visse egli stesso. Tra gli altri criminali catturati, vi furono Franz Stangl, il comandante dei campi di concentramento di Treblinka e Sobibor, ed Hermine Braunsteiner-Ryan, una casalinga che viveva a Long Island, New York, che durante la guerra aveva supervisionato l’uccisione di centinaia di donne e bambini.
Promotore dell’intitolazione del giardino torinese, Carmine Bonino, consigliere comunale saviglianese che si è fatto interprete del riconoscimento. Insieme a Beppe Segre e a Enrico Loewenthal ha reso omaggio alla figura di Wiesenthal e alla scelta del Comune di Torino di dedicargli il giardino di Largo Orbassano, sorto in seguito alla copertura del passante ferroviario.

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