Oggi nella Sala Rossa di Palazzo Civico si è tenuta la cerimonia di commemorazione in ricordo della tragedia delle Foibe e dell’esodo di istriani fiumani e dalmati. Alla celebrazione, trasmessa anche in diretta streaming, hanno preso parte il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, il vicepresidente vicario del Consiglio comunale Domenico Garcea, il presidente del Comitato Resistenza e Costituzione e vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte Domenico Ravetti, il presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia-Comitato provinciale di Torino Antonio Vatta e lo storico del cinema Sergio Toffetti, a cui è stata affidata l’orazione ufficiale.
Toffetti, istriano di seconda generazione, ha intrecciato memoria personale e storia collettiva. Ha ricordato l’infanzia segnata dall’esperienza del campo profughi e l’integrazione nelle case Fiat di Borgo San Paolo, in una Torino operaia e plurale, dove piemontesi, veneti, meridionali, istriani e altri profughi condividevano lavoro e quotidianità . Nelle storie familiari si riflette la più ampia vicenda di un popolo che “si vuole italiano due volte, per nascita e per sceltaâ€, ma che ha conosciuto più volte l’esperienza dell’esilio. Toffetti ha poi sottolineato l’importanza di trasformare la memoria in storia, affidandola allo studio e al confronto. Non una memoria unica e condivisa a ogni costo, ma il riconoscimento reciproco delle diverse memorie, in una prospettiva europea capace di superare i nazionalismi. Da qui il senso della mostra “Da esuli a cittadiniâ€, che attraverso settanta autoritratti racconta come, in ottant’anni, i profughi istriani siano diventati cittadini torinesi, parte integrante della comunità .
Ricordiamo oggi le vittime delle foibe e l’esodo di centinaia di migliaia di italiani dall’Istria, da Fiume, dalla Dalmazia. Ricordiamo una violenza che colpì civili e persone inermi; un dolore che per lungo tempo ha colpevolmente faticato a trovare spazio nel racconto pubblico del Paese – ha dichiarato il Sindaco di Torino Stefano Lo Russo, nell’intervento di chiusura della cerimonia -. È anche per colmare questo silenzio che la memoria autentica non può essere selettiva e non deve temere la complessità dei contesti storici. Ciò che accadde sul confine orientale d’Italia interroga la fragilità delle società umane quando smarriscono il senso del limite. Le foibe non furono un’esplosione improvvisa di violenza irrazionale, ma l’esito di un processo in cui si intrecciarono guerra, nazionalismi radicalizzati e ideologie totalizzanti.
Torino è stata città della Resistenza, dei diritti, ma anche città dell’accoglienza per chi fuggiva proprio dai confini orientali. Torino sa che la democrazia non è un dato acquisito, ma un equilibrio delicatissimo da custodire ogni giorno con il rigore delle istituzioni. Nessuna ragione storica può giustificare la cancellazione della dignità umana. Se questa consapevolezza diventerà patrimonio comune, allora la memoria non sarà solo un rito, ma il fondamento di una democrazia più vigile, consapevole e forte.



