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Dic 21


‘La Città delle Immagini’ è un sito promosso dall’Archivio Storico del Comune di Torino, per illustrare, nel suo complesso, il patrimonio fotografico storico cittadino. Curato da Pierangelo Cavanna, uno dei massimi esperti di storia della fotografia in Italia e da Antonella Russo, allieva di Beaumont Newhall (fondatore degli studi sulla fotografia) e specializzata in Storia e teoria della fotografia negli Stati Uniti.
Il progetto – che ha l’ambizione di diventare con il tempo un vero e proprio portale – contiene schede e letture critiche relative ai fondi e alle collezioni dell’Archivio e degli altri istituti di conservazione torinesi.
“La Città delle Immagini – dichiara il Sindaco di Torino Piero Fassino – vuole essere una porta d’accesso attraverso cui il cittadino, lo studioso e il semplice curioso possono gettare uno sguardo su uno straordinario patrimonio torinese: le raccolte fotografiche storiche di una città che, anche in questo campo, ha svolto un ruolo d’avanguardia. Oggi con il sito forniamo una panoramica che consente di apprezzare la ricchezza e la varietà delle immagini fotografiche raccolte dall’Archivio Storico della Città e dal complesso degli istituti di conservazione di Torino. Lo sviluppo culturale e turistico di questi anni – continua il Sindaco – non può prescindere dal continuo lavoro di studio, valorizzazione e comunicazione del suo patrimonio storico a cui, nonostante le difficoltà, vogliamo continuare a garantire sostegno. Un esempio di aiuto è dato dalle campagne di digitalizzazione che consentono di ampliare e facilitare l’accesso al capitale culturale grazie alle possibilità della rete”.
Il sito è articolato in cinque sezioni: le prime due sono dedicate all’Archivio Storico della Città e ai suoi fondi e raccolte: Collezione Simeom, Giuseppe Ratti, Aldo Bubbio, Dall’Armi Cagliero, La Gazzetta del Popolo, Armando Dupont, Fondi diversi, Ufficio Protezione Antiaerea, Circolo Ricreativo Dipendenti Comunali, Foto Studio Carlo Pozzo, via Roma anni Trenta.
La terza contiene due letture critiche dedicate rispettivamente al celebre dagherrotipo dell’elefante di Torino “L’elefante indiano Fritz nella menageria di Stupinigi” o “L’elefante di Torino che poi morì pazzo” ovvero esotismo e fotografia italiana di metà Ottocento e alla Gazzetta del Popolo (Oltre la notizia. Tracce del secolo breve)
Nella quarta compaiono le schede di 28 fondi fotografici torinesi, ciascuna corredata di informazioni su natura e consistenza del patrimonio e di riferimenti e contatti.
La quinta e ultima, infine, intitolata ‘Grandi mostre’, tratteggia quarant’anni di attività espositiva fotografica a Torino e include analisi e ricezione critica di alcune mostre fotografiche ritenute di grande importanza per lo sviluppo della cultura fotografica italiana (The Family of Man 1959, Steichen il fotografo 1965, Combattimento per un’immagine 1973, I platini di Irving Penn 1975, Fotografi del Piemonte 1977, Cultura figurativa e architettonica 1773-1861, Mario Giacomelli 1992, Mario Gabino. Dal paesaggio alla forma 1996).
“Il senso del progetto della sezione dedicata alle collezioni dell’Archivio Storico della Città sta nella sua doppia intenzione comunicativa – spiega Pierangelo Cavanna – e nello sforzo, che crediamo riuscito, di coniugare la scientificità delle descrizioni degli importanti fondi fotografici considerati con una esplicita funzione didattica, per ricordare anche al più ampio pubblico dei non specialisti quanto la fotografia sia stata e sia ancora una delle fondamentali forme della memoria della società contemporanea e, di conseguenza, di come le fotografie storiche nella loro materialità di oggetti analogici facciano parte a pieno titolo del patrimonio da conservare e conoscere, in particolare in un luogo come Torino, che ha svolto un ruolo fondamentale nella storia della cultura fotografica italiana. Per raggiungere questi obiettivi è stato determinante il mutamento di logica del progetto editoriale: dalla materialità del libro alla virtualità del sito, aperto a una estensione potenzialmente infinita dei destinatari.”
“Il sito web è nato da una serie di conferenze su fondi fotografici conservati nell’Archivio Storico della Città di Torino e dalla constatazione emersa durante quegli incontri della necessità di dotare studenti, studiosi e appassionati di fotografia di uno strumento atto a orientare sul patrimonio, la consistenza e la storia delle collezioni fotografiche pubbliche raccolte a Torino – sottolinea Antonella Russo -. Il progetto colma un vuoto. È insieme un censimento dei fondi fotografici dell’ASCT e delle collezioni fotografiche dei maggiori musei, biblioteche e istituti di conservazione torinesi ma tratteggia anche la storiografia dell’attività espositiva fotografica che ha visto impegnati eminenti direttori di musei e critici d’arte torinesi a partire da metà anni cinquanta del secolo scorso. L’intento è quello di offrire non solo un repertorio, una mera raccolta di dati e immagini, ma anche di fornire esempi di analisi storica sulla fotografia, completi di una serie di approfondimenti pensati sotto forma di schede: “L’elefante indiano Fritz” 1850c proveniente dalla Collezione Simenon e il fondo fotografico de “La Gazzetta del Popolo”. Un glossario istruisce il lettore sull’apprendimento della terminologia e sui vari procedimenti fotografici, mentre una bibliografia guida il ricercatore in eventuali e ulteriori approfondimenti”.

La Città della immagini costituisce uno strumento innovativo nel campo della conservazione e catalogazione dei beni culturali, un modello a cui potrebbero in futuro misurarsi archivi fotografici di altre città italiane. La vera sfida che si pone ai curatori di questo importante esperimento è di procedere a ulteriori evoluzioni del progetto che consentano, oltre che di continuare nel lavoro di conservazione e promozione attiva degli ingenti fondi fotografici, di pensare anche nuovi modi di condivisione attraverso le molteplici ramificazioni del web.

Il sito è inoltre corredato da un glossario di termini fotografici e da una ricca bibliografia.
cittadelleimmagini.comune.torino.it

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Nov 24


A Palazzo Reale, fino al 26 febbraio 2012, si potrà visitare la grande mostra fotografica “l’Italia e gli Italiani”, frutto del lavoro di nove fotografi della Magnum, una delle maggiori agenzie del mondo.
La missione fotografica, che si è articolata nel corso di sei mesi, è stata affidata a Christopher Anderson, Harry Gruyaert, Mark Power, Mikhael Subotzky, Donovan Wylie, Richard Kalvar, Bruce Gilden, Alex Majoli, Paolo Pellegrin.
L’esposizione, di oltre 400 scatti selezionati, non intende riproporre la ricostruzione nostalgica dei paesaggi, delle prospettive e delle vedute oramai inesorabilmente perdute, ma dare immagine alla vita dell’Italia e degli italiani nel 2011, offrendo un’occasione di riflessione sulla contemporaneità.
Ha inoltre l’obiettivo di raccontare un Paese che si è sempre presentato come un insieme eterogeneo di molti e diversi elementi, dove la storia e la contemporaneità si intrecciano, convivono, si oppongono, dove la tradizione si confronta con l’innovazione, le strutture urbanistiche con le nuove richieste sociali, il paesaggio con l’industria in un susseguirsi continuo di coerenze e contraddizioni, armonie e dissonanze.
Il viaggio fissa nella memoria un’immagine del paesaggio naturale e di quello artificiale, di luoghi e persone. Si tratta di un racconto che si snoda attraverso quelli che potremmo definire i depositi della memoria come i borghi, le città, le piazze, le biblioteche e i nuovi luoghi d’incontro; le relazioni e le abitudini degli italiani; il presente e il divenire; le marginalità sociali e le solidarietà; la ricerca e le menti.
“La mostra realizzata in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia – ha affermato il sindaco Fassino intervenendo all’inaugurazione – contribuisce in questo fine 2011 a completare con efficacia il quadro degli eventi”. Fassino ha inoltre ricordato che quest’anno Torino è stata visitata da 7 milioni di turisti, mentre oltre mezzo milione sono stati i visitatori delle mostre alle Ogr e quasi altrettanti hanno raggiunto la Reggia di Venaria, dove peraltro sono ancora in corso due esposizioni importanti come quella per il ritratto di Leonardo da Vinci e quella sui 150 anni di moda italiana. “Sono numeri che confermano – ha sottolineato Fassino – come oggi Torino sia una città dalle molte vocazioni: industriale, certo, ma anche universitaria con gli oltre centomila studenti di cui 15 mila stranieri, finanziaria con le due più importanti fondazioni bancarie italiane, e ancora artistica e culturale”.

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Apr 28




La personale del poliedrico Evgen Bavcar, sloveno di nascita e francese d’adozione, è stata inaugurata al Pav- Centro Sperimentale d’Arte Contemporanea.
Laureato in filosofia alla Sorbona di Parigi, Bavcar, 49 anni, è uno degli autori più apprezzati nel campo della fotografia internazionale.
Protagonista di seminari di estetica in tutta Europa è conosciuto soprattutto per i suoi scatti provocatori: immagini realizzate da un ipovedente.
La mostra ospitata a Torino, dal titolo Il corpo che guarda, presenta una serie di fotografie – alcune stampate altre proiettate sui muri – e un video-documentario che descrive i processi di creazione ed elaborazione utilizzati dall’artista.
Per Evgen Bavcar la visione precede la vista. Il buio diventa lo scenario su cui proiettare le esperienze della quotidianità, metafore umane che prendono forma di bagliori e riflessi. Ed è proprio nell’oscurità notturna che l’artista – con l’aiuto di luci portatili per illuminare i soggetti (ritratti, nudi e paesaggi) e la descrizione di terzi per ricostruire l’immagine che egli ha in mente – realizza i suoi scatti.
Bavcar usa la macchina fotografica ricostruendo, volta per volta, la sua primitiva relazione con la luce e, allo stesso tempo, rapportandosi con i rumori e i profumi che individua negli spazi circostanti. “La dimensione propria della camera oscura è dunque per Bavcar la caverna di Platone – spiega Claudio Cravero nel testo critico che accompagna la mostra -, quel mondo in cui la fotografia esiste prima della sua stessa nascita perché dimora nelle idee”.
Esaminando la raccolta, esposta in via Giordano Bruno fino al 29 maggio, si avverte come l’artista intenda la conoscenza del mondo: un processo corporeo complesso e non una somma di sguardi, una percezione sensoriale, un’elaborazione cerebrale, filtrata dalle emozioni e in costante rapporto con la memoria. “Contrariamente a quanto è comune pensare – scrive ancora Cravero -, anche i ciechi guardano e, utilizzando un’espressione dell’artista “questo avviene attraverso l’occhio invisibile, il terzo occhio”. Poiché se l’occhio di un non-vedente corrisponde in un primo momento all’intero corpo, pensato ma soprattutto agito nello spazio, è in realtà un occhio interiore a guardare. Si tratta dello spirito, lo spirito di un corpo che guarda”.

Le opere saranno allestite nella serra e nella project room.

PAV – Parco d’Arte Vivente
Centro sperimentale d’arte contemporanea
Via Giordano Bruno, 31 – Torino
telefono: 0113182235
mail: info@parcoartevivente.it
www.parcoartevivente.it

Ingresso: da mercoledì a venerdì, ore 10–13; 15–18; sabato e domenica 12–19.
Intero 3 euro, ridotto 2 euro, gratuito per Abbonamento Torino Musei e Torino+ Piemonte Card.

[fonte: TorinoClick]

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