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mar 28


Riaprono domani, venerdì 29 marzo, gli spazi rinnovati della Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino. Si tratta del terzo appuntamento di un percorso iniziato nell’ottobre del 2009, quando il museo ha modificato completamente l’allestimento delle sue collezioni permanenti abbandonando il criterio cronologico e ordinando le opere esposte in ordine tematico, secondo un metodo che prevede la rotazione del patrimonio: oltre 47mila tra dipinti, disegni, sculture, installazioni e video, con la possibilità di distribuirlo secondo modelli interpretativi trasversali e riscoprire così capolavori non esposti da tempo. I due precedenti allestimenti (nel 2009 e nel 2011) hanno coinvolto otto diversi esponenti del pensiero italiano: docenti e intellettuali chiamati a proporre un tema legato alla propria materia di ricerca, diversa dalla storia dell’arte, fornendo livelli di lettura differenti, secondo una pluralità di punti di vista. Genere, Veduta, Infanzia e Specularità; Anima, Informazione, Malinconia e Linguaggio sono gli otto temi fin qui proposti. Il museo si modifica utilizzando lo stesso schema e coinvolgendo quattro nuovi professionisti: il professore di Estetica Federico Vercellone, il presidente della Fiat John Elkann, la scrittrice e giornalista Luciana Castellina e il celebre architetto Massimiliano Fuksas. Infinito, Velocità, Natura ed Etica sono i percorsi scelti. Il primo piano del museo ospita l’Infinito, tema proposto da Federico Vercellone, professore di Estetica all’Università degli Studi di Torino, che scrive: “L’infinito si dice in molti modi. È l’immensità degli spazi celesti, è l’infinito della serie numerica, quello dell’amore, e ce ne sono ancora molti altri”. Affronta così un tema che contempla categorie di indagine quali, tra l’altro, “caos, divenire, illimitato”. Tra le opere scelte, Il diradarsi di un temporale di Giuseppe Camino, Lo Specchio della Vita di Pellizza da Volpedo, il blu di Yves Klein concepito come colore dell’assoluto, il bianco di Piero Manzoni che l’artista considera un non-colore, i tagli e i buchi di Lucio Fontana, le superfici specchianti di Michelangelo Pistoletto. Al primo piano la galleria è dedicata alla Velocità, tema proposto da John Elkann, presidente della Fiat, che sostiene: “Il rapporto tra l’uomo e la velocità è un tema moderno e al contempo assai antico”.

La partenza è affidata a Benedetto Junck e L’edera di Tranquillo Cremona, per proseguire con Hans Hartung e Karel Appel passando attraverso Andy Warhol e alla grande ruota di sedie di Marc Andrè Robinson per raggiungere la sala dedicata al ritmo, con la ripetizione dei segni astratti di Giuseppe Capogrossi e di Carla Accardi ma anche Balla, Boccioni e Scarpitta.

Il secondo piano è dedicato all’Etica, tema proposto dall’architetto Massimiliano Fuksas. In mostra i lavori di Mancini, Grosso, Maccari, Uncini, Morbelli, Sironi e Tirelli. Un respiro di ottimismo è offerto da Nicola de Maria con Regno dei fiori musicale, Universo senza bombe che si smorza con le inquietanti installazioni di Christian Boltanski. Modigliani e Canova sono allestiti accanto a una recente acquisizione di Marina Abramović. L’esposizione continua con l’etica religiosa rappresentata da La Religione di Innocenzo Spinazzi, l’Apocalisse di Scipione e Schüttbild di Hermann Nitsch e termina con il tema Natura proposto dalla scrittrice e giornalista Luciana Castellina che descrive la natura stessa come un concetto “sovrabbondante e metafisico: nella natura noi ci siamo dentro, ma non proprio. E da millenni si discute di dove siamo in rapporto a lei.” Le scelte sono andate su Antonio Fontanesi, Eduardo Chillida, José Maria Sicilia, Filippo de Pisis, Mario Mafai, Alberto Burri e Medardo Rosso, per arrivare a Mario Merz, Giuseppe Penone e Gilberto Zorio.

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ott 19


Dal 20 ottobre 2012 al 3 febbraio 2013.

La GAM presenta la più grande mostra retrospettiva dedicata a Salvatore Scarpitta (New York 1919 – 2007) sin qui ideata, allestita nella Exhibition Area al primo piano del museo e negli spazi espositivi dell’Underground Project al piano interrato, su una superficie complessiva di 2000 mq. La cura del progetto è stata affidata ad un autorevole comitato scientifico composto da: Germano Celant, Fabrizio D’Amico, Danilo Eccher, Riccardo Passoni e Luigi Sansone.

Salvatore Scarpitta, seppur nato e cresciuto negli Stati Uniti mostra un profondo legame con le proprie origini italiane muovendo la sua carriera fra America, Europa e Italia, dove instaura relazioni profonde con alcune città come Roma, Venezia e Torino. Il suo rapporto con l’Italia è consacrato nel 2005 quando proprio l’Università degli Studi di Torino conferisce all’artista la Laurea Honoris Causa in Lettere e Letterature Straniere. Con questa mostra la GAM intende proporre al pubblico un’antologia mirata di opere dell’artista, considerato tra i più importanti del panorama internazionale, attraverso un attento lavoro di documentazione che ha mosso i primi passi dallo studio di due fondamentali opere custodite nelle collezioni permanenti del museo (Straight Away del 1962 e Rajo Jack Spl del 1964).
La mostra si concentrerà in prevalenza sulle opere degli anni Cinquanta e Sessanta, con un’ampia sezione dedicata ai lavori realizzati con fasce o bende e tecnica mista, alcune tele estroflesse dipinte che testimoniano la tensione a sconfinare fuori dallo spazio pittorico a favore di una resa plastica e tridimensionale. A conclusione del percorso saranno esposte alcune opere realizzate negli Stati Uniti negli anni Ottanta, in cui torna l’apertura di Scarpitta verso l’utilizzo di nuove tecniche e materiali, con l’inclusione di legno e oggetti come slitte. L’energia e il movimento che caratterizzano la produzione di Scarpitta sono ravvisabili in parallelo nella sua passione, mai estinta, per le corse automobilistiche alle quali spesso partecipava. Un’intera sezione della mostra sarà dedicata alle autovetture da lui realizzate, opere capaci di fare rivivere l’atmosfera del mondo dei circuiti della periferia americana e di portare l’arte in un contesto nuovo, diverso ed affascinante.

GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea
Exhibition Area – Underground Project
Via Magenta 31 – Torino
Orario: martedì – domenica 10-18, chiuso lunedì
La biglietteria chiude un’ora prima
Ingressi: € 10 ridotto € 8, gratuito ragazzi fino ai 18 anni
INFO: Centralino tel. 011 4429518

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ott 10


Da venerdì 12 ottobre alla Galleria d’Arte Moderna di Torino apriranno 4 nuovi cicli espositivi: Surprise, Vitrine, Elisabeth Price in videoteca e Gigi Chessa nella Wunderkammer.

Il nuovo progetto Surprise è un ciclo annuale di appuntamenti dedicati agli aspetti specifici della ricerca artistica torinese tra gli anni Sessanta e Settanta. A curare il primo ciclo è Maria Teresa Roberto, docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Accademia Albertina di Torino. Il progetto intende sondare e mettere a fuoco aspetti e snodi di quel periodo, durante il quale sono state gettate le basi per il riconoscimento artistico di Torino a livello internazionale. Al centro dell’attenzione saranno poste, di volta in volta, singole opere, tracce di percorsi espositivi, progetti inediti, riferimenti a contesti extra-artistici; si tratterà di frammenti eterogenei ma accomunati dal senso di stupore e meraviglia e di intensificazione delle energie vitali tipico di quegli anni. Per incrementare la curiosità e il desiderio voyeuristico dello spettatore, le opere dell’artista protagonista di ogni mostra rimarranno segrete fino alla vigilia dell’inaugurazione. Il primo appuntamento, realizzato grazie al contributo di Miroglio Group, è con Ugo Nespolo in una mostra dedicata agli anni dell’Avanguardia.

Giunto alla sua seconda edizione, Vitrine – progetto originale della GAM di Torino avviato nel 2011 – offre anche quest’anno il suo spazio alla giovane ricerca artistica sviluppata in Piemonte. Il nuovo ciclo è affidato al curatore Stefano Collicelli Cagol, che ha selezionato cinque artiste Paola Anziché (1975), Helena Hladilova (1983), Sara Enrico (1979), Ludovica Carbotta (1982), Dafne Boggeri (1975), legate in modi diversi al Piemonte, nate tra gli anni Settanta e Ottanta e ancora prive di gallerie in Italia. Ognuna, per il suo lavoro, dovrà prendere spunto dalla spazialità fisica in cui ha sede il progetto (per questo si è deciso, a differenza della prima edizione, di non utilizzare l’area prospicente l’Underground Project), dal contesto architettonico del museo e sottolineare la differenza dell’esperienza artistica contemporanea rispetto all’esperienza dell’arte più classica proposta nelle collezioni del museo. Si comincia con Paola Anziché un’artista che indaga le possibilità dell’arte di relazionarsi con ambiti culturali differenti come la bio-architettura, le credenze popolari, i riti antichi e la scienza più avanzata. In occasione della sua partecipazione a Vitrine, Paola Anziché ha realizzato un’installazione che dialoga con l’architettura del museo e lo spazio dedicato al progetto.

La Videoteca GAM presenta per la prima volta al pubblico l’opera video Choir, del 2011 di Elisabeth Price, acquisitata dalla Fondazione CRT per l’Arte Moderna e Contemporanea ad Artissima 18. In Choir, 2011, Elizabeth Price traccia attraverso il linguaggio video un parallelismo tra il rapporto che lega lo spartito musicale, l’esecuzione corale da un lato e la relazione che unisce la timeline di montaggio del video con i materiali d’archivio da cui Price trae le proprie immagini. “Mescolando spezzoni di video tratti da vecchie registrazioni di musica popolare e gospel -  spiega Elena Volpato, Responsabile della Videoteca – con immagini di rilievi lignei tipici dei cori di epoca gotica e rendering digitali di antichi presbiteri, Price fa esplodere, come in un ipertesto, tutti i disparati e contraddittori significati che la storia culturale può stipare in una parola come in un’immagine mostrandocene il convoluto potere associativo, evocativo e, inevitabilmente, politico”. Il video sarà visibile fino al 2 dicembre 2012.

Infine, ma non per importanza, a partire dal 12 ottobre la Wunderkammer presenterà un’inedita mostra con una quindicina di bozzetti realizzati da Gigi Chessa per alcuni degli spettacoli che si svolsero nel Teatro di Torino -  ex Teatro Scribe, opera dell’architetto Giuseppe Bollati, collocato in via Verdi 26, nel centro della città, a pochi metri di distanza dalla Mole Antonelliana – tra cui spicca L’Italiana in Algeri di Gioachino Rossini allestita per l’inaugurazione nel 1925. 

Maggiori informazioni sul sito della GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino

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