Attiva dal gennaio 2006, la mostra permanente “Torino 1938 – 1948. Dalle leggi razziali alla Costituzione”, nucleo fondante del Museo, è stato il primo percorso espositivo multimediale in Italia rivolto alla storia della Seconda Guerra Mondiale e alla memoria dei valori della Resistenza.
Allestita nei suggestivi locali sotterranei del Palazzo dei Quartieri Militari, curata dall’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e progettata dallo Studio Ennezerotre, la mostra ha raccolto un considerevole successo di pubblico, con un passaggio stimato intorno alle 100.000 persone. Grazie ad esso il Museo ha
conquistato una propria nicchia nel panorama museale piemontese e nazionale, diventando un punto di riferimento per le tematiche legate ai valori della Memoria, della Storia e in generale dei Diritti civili e delle Libertà, affermandosi come uno degli esempi più interessanti e innovativi dal punto di vista delle scelte museografiche.
A sei anni dalla sua inaugurazione, si è reso indispensabile un intervento radicale di revisione e rimessa a punto dell’impianto tecnico. Grazie al generoso sostegno della Compagnia di San Paolo e a un contributo in servizi della Città di Torino, lo scorso 12 marzo sono iniziati i lavori di ristrutturazione
tecnica. Dopo un mese di chiusura, il Museo a partire dal 17 aprile potrà offrire al pubblico un allestimento maggiormente accessibile e di facile fruizione. Infatti, oltre ai lavori di aggiornamento tecnico, realizzati da Euphon Communications, di restyling illuminotecnico e di perfezionamento scenografico, si è dato molto spazio alla sezione interattiva dell’allestimento, potenziando e incrementando le didascalie interne al percorso di visita.
In aggiunta alla revisione dell’allestimento permanente il Museo ha eseguito la ristrutturazione della biglietteria, implementando sia gli spazi di accoglienza, sia quelli dedicati al bookshop. Quest’ultimo a partire dalla riapertura dell’allestimento permanente presenterà una maggiore offerta di prodotti: da un
corposo catalogo di titoli, all’oggettistica realizzata da Papily Factory (prodotti realizzati con i materiali delle mostre passate del Museo dalle donne della Casa Circondariale di Torino).
Infine il Museo con l’occasione della riapertura dell’allestimento presenterà le nuove proposte educative per le scuole e i nuovi materiali
per l’accessibilità sensoriale.
L’America, dalla fine degli Sessanta al 2006, vista attraverso gli occhi, l’intelligenza,
lo humour e l’umanità di Robert Altman: questo tenta di raccontare la mostra Robert Altman. America America, un percorso che, attraverso 100 foto dai suoi film e dai suoi set e i manifesti dei suoi film, porta in primo piano i temi, i sentimenti, i paesaggi e soprattutto i volti che proverbialmente Altman mescolava, confondeva, sovrapponeva per restituire la casualità, quasi sempre crudele, raramente confortante, della nostra vita e del nostro mondo.
La mostra parte dai volti, più o meno famosi, e dalle coppie, più o meno male assortite,
che popolano i suoi film: dall’amarezza di McCabe e Mrs. Miller (Warren Beatty
e Julie Christie in I compari) e dalla spudorata provocazione di Hawkeye e Trapper
(Donald Sutherland ed Elliott Gould in MASH) fino agli scherzi sboccati dei cowboy
canterini Dusty e Lefty (Woody Harrelson e John C. Reilly in Radio America), dalla
svampita Millie (Shelley Duvall in Tre donne) e dal nevrotico “killer sentimentale”
Tom Frank (Keith Carradine in Nashville) fino al cinico executive hollywoodiano
Griffin Mill (Tim Robbins in I protagonisti) e alla tenera, scontrosa Emma (Liv Tyler
in La fortuna di Cookie), tutti raffigurano pezzetti di un’America disorientata.
Poi, i riti, le classi, la confusione pop, l’esibizionismo, l’ingenuità, le musiche e
l’incessante rumore di fondo che hanno trasformato la vita americana in un grande
Circo: la guerra come circo, e la politica, i riti sociali, i matrimoni, le sale da gioco, le
elezioni, lo spettacolo naturalmente.
Poi, le star, i divi che sono sempre accorsi a lavorare insieme a lui, con due piccole sezioni specifiche dedicate a due vere e proprie icone del suo cinema: Elliott Gould e Shelley Duvall. Gli attori lo adoravano perché lui adorava gli attori, li considerava artisti e creatori del film non meno del regista. Noti e meno noti, hanno materializzato insieme a lui la solitudine, la tenerezza, la stupidità, la vigliaccheria o il coraggio di un’umanità infinita.
La mostra, a cura di Emanuela Martini, è organizzata in occasione della retrospettiva completa dedicata al regista dal 29esimo Torino Film Festival (25 novembre – 3 dicembre).
È prevista la pubblicazione di un volume di saggi e testimonianze edito da Il Castoro.
Maggiori informazioni: Museo Nazionale del Cinema
[fonte: TorinoCultura]
Il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, ospitato a Palazzo Carignano, è stato presentato questa mattina alla stampa dopo cinque anni di lavori in una veste completamente rinnovata.
“L’illuminazione, i colori delle sale, la cui scelta è stata effettuata in base a codici cromatici sempre riconducibili ai temi trattati, e l’utilizzo di contributi multimediali – ha spiegato il presidente del Museo, Umberto Levra, professore ordinario di Storia del Risorgimento nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino – assicurano al visitatore un’esperienza unica nel suo genere”.
Il periodo storico risorgimentale è raccontato in chiave europea oltre che torinese, piemontese e italiana e le sale sono arricchite da filmati – visibili su schermi di grandi dimensioni – realizzati con immagini provenienti dalle più importanti collezioni europee. Grandi tavoli interattivi consentiranno inoltre al visitatore di approfondire i temi sviluppati dai filmati.
Il nuovo allestimento offre la possibilità di scegliere tra percorsi differenziati, a seconda del tempo a disposizione del visitatore e dell’interesse che ha per approfondire i temi presentati. Il pubblico avrà a disposizione delle audio e videoguide, realizzate – come spiegano gli organizzatori – con criteri di rigore scientifico e grande attenzione alla comprensione e fruibilità dei contenuti storici.
Il percorso breve dura 45’ circa e descrive tre oggetti particolarmente significativi all’interno di ciascuna delle 30 sale. Lo standard, della durata di 90’ circa, è realizzato con gli stessi criteri del precedente, ma gli oggetti su cui si sofferma sono circa sette per sala, per un totale di 210.
L’ultimo, il più approfondito, è di circa due ore nelle quali sono commentati 288 oggetti, circa dieci per sala.
In totale saranno esposti circa 2.580 pezzi, scelti tra più di 50mila, per raccontare le tappe che hanno portato all’Unità Nazionale, in Italia come nei paesi europei che, sempre nell’Ottocento, hanno combattuto per liberarsi dal dominio straniero.
Il museo si inaugurerà, alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, la massima autorità dello Stato, tra pochi giorni, il 18 marzo, in occasione delle celebrazioni per il Centocinquantenario dell’Unità d’Italia, data in cui la città potrà riappropriarsi di uno dei suoi più importanti gioielli museali. “ Credo di interpretare il pensiero di tutti dicendo che la Città si trova di fronte a un momento straordinario – ha sottolineato con soddisfazione Fiorenzo Alfieri –è giusto entusiasmarsi per le cose che siamo riusciti a realizzare.
Dobbiamo individuare nel Museo del Risorgimento un ruolo centrale per i festeggiamenti, è – ha continuato – il tassello fondamentale” Spiega ancora che il perché delle prossime celebrazioni è spiegato bene proprio in nelle stanze del Museo, importante luogo di memoria.
La “messa in scena” è stata affidata all’architetto Richard Peduzzi, già Direttore dell’Accademia di Francia a Roma, che ha lavorato al progetto unitamente al suo staff sia per gli aspetti scenografici che per quelli di comunicazione.
Dal 20 al 31 marzo il Museo potrà essere visitato gratuitamente.
Il sito del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano
[fonte TorinoClick del 15/03/2011]



