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Feb 10


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Una pagina di storia europea e italiana a lungo rimossa, quella delle violenze contro la comunità italiane di Venezia Giulia e Dalmazia alla fine della II Guerra mondiale. E rimossa per più ragioni, come ha illustrato lo storico Gianni Oliva nel corso della celebrazione svoltasi a Palazzo Civico oggi mercoledì 10 febbraio, Giorno del Ricordo.

Quella delle tragiche vicende del confine nordorientale storia sottomessa al silenzio della diplomazia internazionale, intenzionata a costruire buoni rapporti con la Jugoslavia di Tito in rottura con l’URSS. Rimossa dal silenzio di partito, in particolare del Partito comunista italiano; cancellata dal silenzio di uno Stato italiano che poco interesse aveva a ricordare di essere stato, di fatto, tra gli sconfitti di una guerra mondiale per anni combattuta al fianco di Hitler.

Un’Italia che aveva propri crimini di guerra da cancellare dalla memoria collettiva, tra i quali proprio quelli perpetrati dal fascismo e dal Regio Esercito nelle zone della Jugoslavia da essi occupate insieme ai tedeschi. Una somma di silenzi che ha portato ad un corale tentativo di far cadere nel dimenticatoio migliaia di morti e trecentomila esuli, molti dei quali si insediarono a Torino negli anni del dopoguerra (circa ottomila, secondo il censimento del 1958). Avvenimenti che occorre sottrarre all’oblio così come a negazionismi o strumentalizzazioni di parte, ha ribadito Oliva.

Un capitolo di una Storia ritenuta ingiustamente minore, che la Città di Torino vuole contribuire a mantenere viva: a testimoniarla direttamente, sono ormai rimasti solo un pugno di anziani che allora erano bimbi.  La cerimonia in Sala Rossa, trasmessa in streaming nel primo pomeriggio, ha visto la partecipazione della sindaca Chiara Appendino, del vicepresidente del Consiglio comunale Enzo Lavolta, di Maurizio Marrone e Stefano Allasia per Giunta e Consiglio della Regione Piemonte e infine di Antonio Vatta, presidente dell’associazione degli esuli giuliano-dalmati, che ha ricordato tra l’altro come gli indennizzi agli esuli siano stati a lungo promessi dallo Stato ma tuttora non erogati.

Al mattino, si erano già svolte una funzione religiosa in Duomo, con il consigliere Andrea Russi a rappresentare la Città, e un omaggio al monumento in ricordo dei caduti ed esuli giuliano-dalmati, presso il Cimitero Monumentale, con la sindaca e lo stesso Russi. Un prossimo appuntamento è previsto per mercoledì 17 febbraio, sempre con la partecipazione del vicepresidente Lavolta, sotto la lapide apposta dal Comune che, in corso Cincinnato, dal 2005 ricorda quei tragici eventi.

[Fonte: CittAgorà]

Feb 10


Oggi è stato effettuato il primo giro di prova del treno della Metropolitana nella tratta “Lingotto-Bengasi”.

Il cantiere si avvia alla sua conclusione con la conferma dell’inaugurazione prevista per il mese di Aprile 2021.

Massimiliano Cudia, Amministratore Unico InfraTo, insieme alla Sindaca di Torino Chiara Appendino, il Presidente della Regione Alberto Cirio, l’Assessora ai Trasporti della Città Maria Lapietra e l’Assessore al Bilancio della Regione Andrea Tronzano, nel corso dell’evento hanno visitato anche le due stazioni, “Italia 61” e “Bengasi”.

Feb 04


Ritratti d’oro e d’argento
Reliquiari medievali in Piemonte, Valle d’Aosta, Svizzera e Savoia
 

Palazzo Madama – Sala Atelier

Piazza Castello – Torino

5 febbraio – 12 luglio 2021

La mostra dossier Ritratti d’oro e d’argento, a cura di Simonetta Castronovo, allestita nella Sala Atelier di Palazzo Madama dal 5 febbraio al 12 luglio 2021, presenta una galleria di busti reliquiario dal Trecento al primo Cinquecento, provenienti da tutte le diocesi del Piemonte e raffiguranti santi legati alle devozioni del territorio e alle titolazioni di determinate chiese locali, oltre ad alcuni esemplari dalla Svizzera e dall’Alta Savoia.  

Documentati già dall’XI secolo per contenere la reliquia del cranio di certi santi, i busti sono a tutti gli effetti dei ritratti in oreficeria, solitamente in rame o in argento dorato, spesso arricchiti da pietre preziose, vetri colorati e smalti. Una produzione   specificatamente medievale, in cui convivono il gusto per il ritratto di tradizione classica – di qui la presenza di dettagli relativi all’acconciatura o all’abbigliamento – e le pratiche devozionali teorizzate da alcuni ecclesiastici e filosofi del XII secolo, secondo cui la contemplazione dell’immagine di un santo, realizzata con materiali preziosi, poteva condurre il fedele verso l’elevazione spirituale. I busti e le teste reliquiario si configurano quindi come opere di valenza doppia: sia opere d’arte sia ricettacolo delle reliquie dei santi che rappresentano e in quanto tali oggetto della venerazione dei fedeli. Il Piemonte e l’area alpina contano un numero molto elevato di queste testimonianze per il periodo XII-XVI secolo, soprattutto in rapporto alle altre regioni d’Italia. La mostra vuole documentare questa ricchezza, anche stilistica, cercando di comprendere le ragioni del successo di questa tipologia nel nostro territorio.

Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica

Piazza Castello, 10122 Torino

Orari di apertura: mercoledì e giovedì 11.00-19.00; venerdì 11.00-20.00. Chiuso lunedì, martedì, sabato e domenica. La biglietteria chiude un’ora prima.

www.palazzomadamatorino.it