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Mar 03


Taglio del nastro per il rinnovato viale alberato di corso Siccardi e la nuova piazza Arbarello, restituiti ai torinesi in una veste completamente rinnovata dopo l’intervento di riqualificazione voluto dalla Città di Torino e realizzato con il contributo della Fondazione Compagnia di San Paolo e di Reale Foundation.

Le due importanti realtà torinesi – che nella zona hanno operato significativi investimenti immobiliari realizzando la nuova sede del Collegio Carlo Alberto, nell’edificio che ospitava la facoltà̀ di Economia e Commercio, e dove c’era l’ex palazzina Iren la nuova sede di Reale Group, oltre alla sede storica in via Corte d’Appello – hanno garantito la completa copertura finanziaria dell’intervento, costato oltre un milione di euro.

La riqualificazione migliora la vivibilità, l’accessibilità e la qualità ambientale dei due spazi pubblici.

Liberata dalla sosta delle auto nella sua parte centrale, e leggermente rialzata per proteggere meglio i pedoni dal traffico veicolare, piazza Arbarello ha recuperato la sua dimensione di luogo di incontro e di socialità. All’ombra del grande tiglio posto al centro della piazza, dove sono stati aggiunti otto nuovi ippocastani, è stata realizzata un’isola pedonale attrezzata con panchine, arredi urbani e con un nuovo impianto di illuminazione, stilisticamente in continuità con quello già esistente sul viale centrale. Una porzione dell’area, sul fronte nord, sarà̀ riservata all’installazione di dehors da parte degli esercizi pubblici, creando in questo modo ulteriori spazi di aggregazione lungo l’intero arco della giornata.

Anche il viale alberato di corso Siccardi cambia volto, e diventa un collegamento pedonale e ciclabile che unisce piazza Arbarello, via Barbaroux – dove in prosecuzione del doppio filare sono state messe a dimora sei nuove piante – con corso Galileo Ferraris. Il viale diventa quindi una delle porte d’accesso ciclo-pedonale dalla zona ovest al centro storico, completando il percorso in parte già realizzato sull’asse di corso Galileo Ferraris.

Per quanto riguarda le pavimentazioni, in piazza Arbarello sono stati utilizzati i masselletti in pietra esistenti, rimossi e riposizionati. Lungo corso Siccardi sono stati invece posati cubetti di porfido, in parte recuperati e in parte di nuova fornitura. A ridosso dei filari alberati del viale sono state piantumate aiuole di edera (nel tratto tra le vie Cernaia e Bertola) e un tappeto erboso (tra le vie Bertola e Barbaroux). Per garantire il corretto attecchimento e per la loro manutenzione è stato realizzato un nuovo impianto di irrigazione.

Il restyling ha comportato anche importanti migliorie a livello di accessibilità, con l’adeguamento dell’impianto semaforico di via Bertola per una migliore percorrenza del viale da parte di pedoni e ciclisti, protetto e in continuità. È stato inoltre inserito un nuovo attraversamento pedonale lungo corso Siccardi, in continuità a via Santa Maria. Lungo tutti i percorsi di attraversamento sono state inoltre abbattute tutte le barriere architettoniche.

[Fonte: TorinoClick]

Mar 03


Il Torino Jazz Festival torna protagonista. L’undicesima edizione si svolgerà dal 22 al 30 aprile e vede il ritorno di Stefano Zenni alla direzione artistica.

Oltre ai concerti ‘Main Events’ (in prevendita dal 6 marzo) e a quelli ‘Jazz Cl(h)ub’ (il cui cartellone definitivo sarà disponibile nei primi giorni di aprile), il Festival quest’anno ha in programma numerosi altri appuntamenti tra cui Jazz Talks (incontri, conferenze), Jazz Blitz, Jazz Meeting e Jazz Special.

Nove giorni di programmazione durante i quali sono previsti 93 appuntamenti (di cui 49 concerti) organizzati in 62 luoghi sparsi in tutta la città. Il ‘main program’ di quest’anno non avrà un’unica sede ma sarà diffuso sul territorio. Ospiteranno i concerti: OGR Torino, il Teatro Vittoria, Hiroshima Mon Amour, il Teatro Alfieri, il Teatro Monterosa, l’Aula Magna del Politecnico, la Casa Teatro Ragazzi e Giovani, il Conservatorio di Torino Giuseppe Verdi, il Bunker, l’Auditorium Giovanni Agnelli e la Sala500 del Lingotto.

L’undicesima edizione vedrà il coinvolgimento di 234 artisti, nazionali e internazionali, dai musicisti emergenti alle grandi figure della scena mondiale. I concerti si terranno in ambienti, spazi, teatri e club distribuiti sul territorio urbano, senza un centro di riferimento, ma risuonando nei diversi ambiti della città. Lo spettro stilistico toccherà tutti gli ambiti del jazz e promuoverà la conoscenza delle grandi figure storiche (Kenny Barron, Roberto Ottaviano, Steve Coleman ecc), la scoperta dei migliori innovatori attuali (Nilssen-Love, Shabaka Hutchings, Risser, Diodati, Korwar) e nomi di ampio richiamo (Peppe Servillo, Stefano Bollani) secondo una logica, affine ad altre iniziative europee, aperta a nuove produzioni ed esclusive.

“Il Torino Jazz Festival si presenta rinnovato e pronto a iniziare un nuovo ciclo all’insegna della grande musica â€“ dichiara il sindaco Stefano Lo Russo -. L’undicesima edizione, particolarmente ricca, è stata attentamente pensata per offrire ai torinesi e ai turisti un ampio ventaglio di concerti, jam session, marching band, conferenze e tanto altro ancora, nelle sale musicali più prestigiose come nei club dove si suona tutto l’anno. La rassegna internazionale propone come sempre un cartellone di qualità che valorizza le realtà locali e non dimentica di celebrare con un programma speciale il 30 aprile, Giornata Internazionale del Jazz UNESCO. Affianca ai grandi musicisti una importante sezione culturale, con una serie di conferenze sui temi della contemporaneità, grazie alla capacità del jazz di essere una musica globale aperta alla diversità e al cambiamento. Un ringraziamento va a chi realizza il festival: i musicisti, i tecnici e la direzione artistica di Stefano Zenni. E’ doveroso – sottolinea infine il Sindaco â€“ festeggiare il sostegno ottenuto dal Ministero della Cultura, un riconoscimento importante, segno del lavoro svolto e della maturità raggiunta dal TJF in questi anni”.

“Il Festival  â€“ racconta il direttore artistico Stefano Zenni â€“ Ã¨ come un giro di danza tra stili e musiche diverse, perché oggi il jazz è questo, un mosaico di culture, stili, suoni, modi di esprimersi che convivono/collidono, si amalgamano o si distribuiscono in mondi sonori globali. Lo testimoniano le musiche meticce di una delle produzioni chiave del festival, il trio Hutchings/Bekkas/Drake e ancora di Sarathy Korwar, Paal Nilssen-Love, Eve Risser, che frullano musica indiana, africana, hip hop, elettronica, punk, free jazz, a volte sotto lo sguardo di quel Frank Zappa chiamato in ballo, a trent’anni dalla morte, da Furio Di Castri. L’omaggio di Hamid Drake ad Alice Coltrane si intitola “Turyia”, parola sanscrita che descrive lo stadio di coscienza ultimo della filosofia induista. E’ quello il punto di arrivo di qualsiasi improvvisatore, come Craig Taborn, che si immerge nelle iridescenze del pianoforte, o di tellKujira, che amalgama in ambito cameristico libertà elettronica e suoni acustici. Suggestioni cosmiche a cui si richiama Steve Coleman, ma in chiave afroamericana, quale incastro di ritmi e matematica, melodia e geometria, tra funk e astrazione. E sempre nella grande musica l’etica può tradursi in emozione, come nei maestri dell’”eternal love” di Roberto Ottaviano. Il TJF è anche racconto che si fa musica: la vita degli artisti più tormentati del jazz vengono evocati nei più intimi chiaroscuri interiori in ‘Natura morta con custodia di sax’, l’ormai storica raccolta di racconti di Geoff Dyer, narrati da Peppe Servillo insieme ai TJF All Stars, ovvero un sestetto di nomi di punta del jazz italiano.I confini vengono sfidati e superati da donne sperimentatrici, Federica Michisanti, Eve Risser, Anais Drago, negli spazi che Laura Betti aveva già liberato come attrice, cantante, artista poliedrica, ora omaggiata da Cristina Zavalloni e Cristiano Arcelli in un repertorio di scrittori e compositori che hanno fatto la storia culturale italiana, tra jazz, musica leggera anni Sessanta, cinema, poesia. Ai due estremi del festival, all’inizio e alla fine, ci sono Kenny Barron e Stefano Bollani, testimoni che il linguaggio classico del jazz è ancora fresco, coinvolgente e trascinante e continua a soddisfare il nostro bisogno comunitario di bellezza”.

Il TJF nell’ambito di ‘Torino Futura’ â€“ progetto culturale coordinato dagli assessorati alle Politiche culturali e alle Politiche educative e giovanili della Città di Torino per i ragazzi e le scuole, che moltiplica le occasioni di dialogo e di protagonismo civico dei futuri cittadini lungo il corso dell’anno – propone iniziative mirate al pubblico delle nuove generazioniIn quest’ottica ha deciso di portare il costo dei biglietti dei concerti a 1 euro per tutti i nati dal 2009.

Pensato quindi per un pubblico di giovani ascoltatori sarà ALEPH-ZERO/PROVA PRIMA’, una performance musicale organizzata da StudiUm – Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Torino, che consentirà agli studenti di assistere alla prova aperta del gruppo di Johnny Lapio & Arcote (21 aprile, all’Auditorium Centro Aldo Moro). L’incontro verrà coordinato da Ilario Meandri, Carlo Serra e Jacopo Tomatis (Università di Torino).

Domenica 23 aprile alle OGR, AICS consegnerà la borsa di studio dedicata a Sergio Ramella a uno studente di jazz del Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino. Il vincitore sarà invitato a suonare al TJF del prossimo anno.

Anche i Jazz Blitz, 33 brevi concerti nei luoghi di assistenza, di accoglienza e di incontro vedranno coinvolti i giovani. A esibirsi nelle RSA, nelle strutture per disabili e soggetti in difficoltà, nei luoghi di detenzione (come l’Istituto Penale Minorile Ferrante Aporti) saranno gli allievi delle scuole pubbliche e private di jazz.

Torino Jazz Festival è un progetto della Città di Torino, realizzato dalla Fondazione per la Cultura Torino con il sostegno del Ministero della Cultura, Main Partner Intesa Sanpaolo e IREN, con il contributo di ANCoS e Confartigianato Imprese Torino, e in collaborazione con Fondazione CRT e OGR Torino.

Maggiori informazioni su www.torinojazzfestival.it