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Feb 28


Sono passati sedici anni dalla morte di Domenico Carpanini e la sua immagine di grande lavoratore e di politico resterà sempre ben impressa nei cuori e nelle teste di chi lo ha conosciuto e frequentato.
Questa mattina al cimitero monumentale la sindaca Chiara Appendino ha voluto ricordare così l’ex vice sindaco della Città e presidente del Consiglio Comunale: “Domenico Carpanini ha dato tanto alla città e insegnato molto a chi ha lavorato con lui negli anni in cui era a Palazzo Civico. Per noi, giovani amministratori, deve essere preso a esempio per la sua passione, il senso di dedizione e il grande attaccamento alla città. Per lui i torinesi venivano prima di tutti e con loro ha stabilito un legame forte”. Anche l’ex sindaco Valentino Castellani ha voluto tracciare un ritratto del suo vice tra il 1993 e il 2001: “Di lui ricordo che è stato il creatore del regolamento del Consiglio Comunale che, ancora oggi, è in vigore. Era un uomo sempre disponibile che voleva vedere i problemi da vicino. Ha sempre posto molta attenzione nei confronti delle persone più bisognose. Ha servito la città con disciplina e onore. Man mano che passa il tempo il dolore per sua scomparsa si addolcisce, ma la ferita resta”.
Alla commemorazione erano presenti la compagna Fulvia, Piero Fassino, l’assessore comunale Marco Giusta, il presidente degli ex consiglieri comunali emeriti della Città di Torino Giancarlo Quagliotti e tanti rappresentanti delle istituzioni pubbliche e private.

[fonte: TorinoClick]

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Feb 14


Progettare e sperimentare nuovi modelli organizzativi per utilizzare al meglio le risorse, umane e finanziarie, a disposizione dell’ente, aumentando la qualità dei servizi forniti a cittadini e imprese e, al contempo, valorizzando il lavoro dei dipendenti comunali.

Un obiettivo a cui l’Amministrazione comunale sta già lavorando e al cui raggiungimento potrà contribuire la convenzione tra Città di Torino e Università degli Studi, le cui modalità sono state messe nero su bianco in un documento firmato questa mattina, nella Sala delle Colonne di Palazzo Civico, dalla sindaca Chiara Appendino e dal rettore dell’Ateneo del capoluogo piemontese, Gianmaria Ajani.

L’intesa tra le due istituzioni prevede, in tema di innovazione tecnologica e di riorganizzazione gestionale e contabile, l’avvio di una collaborazione scientifica e didattica allo scopo di studiare e sperimentare forme organizzative che assicurino ai servizi della Città maggiore efficacia ed efficienza, anche coinvolgendo i dipendenti nell’ottica di condividerne l’impegno e migliorarne la qualificazione professionale. Il processo riorganizzativo, insieme ai ricercatori universitari, coinvolgerà operatori, impiegati, funzionari e dirigenti e darà vita a esperienze pilota che, nel corso del mandato, saranno replicate nei vari settori della macchina comunale torinese.

Con la convenzione tra Città e Università, il Dipartimento di Management offre ai propri studenti anche la possibilità di partecipare a stage finalizzati alla redazione di tesi di laurea magistrale in ambiti operativi della pubblica amministrazione.

“La macchina comunale è una struttura complessa – ha ricordato la Sindaca Chiara Appendino – che, attraverso il lavoro dei suoi diecimila dipendenti, è quotidianamente chiamata a svolgere un gran numero di attività per cittadini e imprese. Un impegno via via sempre più difficile da assolvere perché, a fronte della crescente e articolata domanda di servizi, sono progressivamente diminuite le risorse umane e finanziare a disposizione dell’ente. Oggi quindi, per assicurare una risposta adeguata alle richieste dei cittadini, risulta un atto necessario e indifferibile quello di procedere alla riorganizzazione di uffici e servizi comunali, puntano sull’innovazione, la digitalizzazione, la semplificazione delle procedure amministrative e la valorizzazione del personale”.

La prima cittadina ha aggiunto che “docenti, ricercatori e studenti della Scuola di Management ed Economia, grazie alla convenzione firmata questa mattina, porteranno idee, metodologie e competenze in materia di organizzazione gestionale e contabile. Insieme a loro, lavoreranno allo studio e alla sperimentazione di nuovi modelli organizzativi gli stessi dipendenti comunali, che in questo modo non saranno semplici spettatori, ma protagonisti del cambiamento”.

“Di fatto – ha sottolineato Chiara Appendino -, nel lavoro che sarà condotto in collaborazione con l’Università degli Studi, risulterà fondamentale il coinvolgimento di ogni dipendente: per questo motivo il processo di riorganizzazione seguirà uno schema bottom-up, partendo dalle esperienze e dalle professionalità presenti nell’ente”.

“L’Università di Torino – ha affermato il Rettore Gianmaria Ajani – formalizza con questo accordo la volontà di collaborare con la Città mettendo a disposizione le competenze di ricerca che risiedono nei nostri Dipartimenti per realizzare la nostra “terza missione” ed il public engagement che si somma alla formazione, come attività di trasferimento di tecnologia e conoscenza sul territorio. UniTo riconosce la propria specifica responsabilità nei confronti del Comune di Torino per integrare le proprie attività di formazione e di ricerca applicata con i bisogni organizzativi e gestionali delle istituzioni del territorio, percorrendo quel sentiero di innovazione a servizio della comunità oggetto delle politiche locali e nazionali”.

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Feb 10


“Una ferita mai rimarginata, un dramma per anni dimenticato”. Con queste parole il presidente del Consiglio Comunale di Torino, Fabio Versaci, ha aperto la cerimonia in Sala Rossa per il Giorno del Ricordo. Una celebrazione istituita con la legge 92 del 2004 per non dimenticare le vittime delle fobie e l’esodo di istriani, fiumani e dalmati all’indomani dei Trattati di Parigi del 1947, con cui l’Italia cedeva alla Jugoslavia la città di Fiume, il territorio di Zara, le isole di Lagosta e Pelagosa, gran parte dell’Istria, del Carso triestino e goriziano e l’alta valle dell’Isonzo.

Una carneficina, quella delle foibe, dettata dall’odio, politico e ideologico, come ha sottolineato Versaci. E un esodo che ha colpito migliaia di persone (8mila quelle arrivate a Torino), per troppi anni dimenticato, come ha evidenziato Nino Boeti, vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte e presidente del Comitato Resistenza e Costituzione.
Fu uno “sterminio ideologico, sociale e politico”, ha spiegato Boeti. Una tragedia negata per tanto tempo nel nostro Paese, relegandola a una questione regionale. E che ci invita oggi a riflettere – ha concluso Boeti –sui confini che l’Europa sta proponendo e sugli improponibili muri che si vogliono alzare.
È quindi intervenuto Antonio Vatta, presidente dell’associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia – sezione di Torino. Andato via da Zara a 10 anni, ha vissuto 12 anni in un campo profughi, per poi diventare un esule, “la cosa più brutta del mondo: si rimane senza patria tutta la vita”. La patria – ha detto – è stata matrigna con noi, E ancora oggi aspettiamo un indennizzo definitivo, che penso non ci sarà mai. Ho imparato tanto nel campo profughi, ho assimilato la nostra cultura e imparato a rispettare le Istituzioni, anche se ci hanno accolto malamente e ancora oggi subiamo offese”.

Ha quindi preso la parola la sindaca Chiara Appendino, che ricordato come il prezzo pagato dalle popolazioni italiane sia stato altissimo e si possa riassumere in tre parole: foibe, esodo, oblio. Con migliaia di persone e famiglie che hanno subito il dolore della perdita della propria terra e dell’oblio, colpiti da strumentalizzazioni ideologiche. Una diaspora umana – ha dichiarato – dimenticata per mezzo secolo, che oggi ci invita a una crescita collettiva, a fare in modo che la memoria sia più forte della violenza. In un momento in cui nel mondo le barriere crescono – ha concluso la sindaca – dobbiamo lavorare tutti insieme per costruire una comunità più coesa, in cui ciascuno contribuisca ad accrescere il benessere collettivo.

Infine, il Prefetto di Torino, Renato Saccone, ha consegnato i riconoscimenti del presidente della Repubblica Sergio Mattarella ai familiari delle vittime delle foibe e ha ricordato come le ferite siano quelle del popolo italiano – non solo degli esuli – che nel dolore deve sapere ritrovare il senso della comunità, sempre nel rispetto della verità storica. Il ricordo – ha affermato Saccone – deve diventare seme di concordia, e non di rancore, rinforzando il senso della cittadinanza europea.

[fonte: CittAgorà]

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