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Apr 19


I dipendenti comunali caduti per la Liberazione della città e dell’Italia sono stati ricordati in sala Rossa a Palazzo Civico. La cerimonia richiama ogni anno i cittadini che hanno vissuto quei tragici anni e quanti desiderano mantenere viva nella memoria la lotta degli italiani per la conquista della libertà.
In Sala Rossa il gonfalone della Città di Torino decorato di medaglia d’oro al valor militare alle spalle dello scranno di Fabio Versaci, Presidente del Consiglio Comunale che ha preceduto l’intervento di Mariagrazia Sestero, Presidentessa dell’Anpi Torino e infine della Sindaca Chiara Appendino.
La Cerimonia è poi proseguita con la deposizione di una corona di alloro e di un cuscino di fiori alle lapidi commemorative in piazza Palazzo di Città.

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Mar 27


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Si è svolta questa mattina, in Sala Rossa, la cerimonia per il conferimento della cittadinanza onoraria alla scrittrice e saggista Antonia Arslan. La decisione era stata assunta dal Consiglio comunale, con voto unanime, il 24 gennaio scorso.
Di origine armena, classe 1938, Antonia Arslan è stata docente di Letteratura italiana presso l’ateneo di Padova. Con i suoi romanzi La masseria delle allodole, La strada di Smirne e Il rumore delle perle di legno, la scrittrice ha grandemente contribuito a diffondere la conoscenza della tragedia vissuta dal popolo armeno nel 1914-1915. All’epoca una minoranza etnica e religiosa in territorio Ottomano, gli armeni furono vittime di un autentico genocidio – ancora oggi negato come tale da parte del governo turco – costato la vita a più di un milione di persone. Dopo il saluto iniziale del presidente del Consiglio comunale Fabio Versaci (“questa cittadinanza onoraria conferisce lustro in primo luogo alla Città di Torino”) è stata data lettura di un messaggio pervenuto dall’Ambasciata d’Armenia in Italia, con la quale il Paese caucasico si è felicitato per l’iniziativa, salutando in Antonia Arslan “un’armena e un’italiana” che “ha raccontato l’incontro dell’Oriente con l’Occidente, la memoria ed il futuro”.
Silvio Magliano, primo tra i proponenti del conferimento dell’onorificenza, ha quindi preso la parola, ricordando come già nel 2012 il Consiglio comunale, su sua proposta, si fosse pronunciato unanimemente per il riconoscimento del genocidio armeno. “Occorre rimettere all’agenda politica delle istituzioni una vicenda che non dovrà mai essere dimenticata” ha affermato Magliano, aggiungendo che “Antonia Arslan ha il merito di aver contribuito, anche come docente universitaria, alla cultura italiana, ma anche quello di continuare a raccontare alle giovani generazioni quanto accaduto, affinché la futura classe dirigente non commetta gli stessi sbagli”. Infine, il consigliere ha citato Giovanni Paolo II: “Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono e non c’è perdono senza memoria”.
Matteo Spicuglia, giornalista della sede RAI di Torino, ha ricostruito quella tragedia, distante ormai più di un secolo ma restata profondamente incisa nella memoria degli armeni sopravvissuti alla strage, in gran parte emigrati all’estero come nel caso del nonno di Antonia Arslan, il cui cognome originario era Arslanian. Il giornalista ha anche ricordato quello che ha definito “un genocidio della memoria”, che per molto tempo aveva afflitto anche gli stessi armeni della diaspora, fino a quando una terza generazione, alla quale appartiene la scrittrice, “ha saputo dare voce a quel dolore, alla nostalgia di una Patria perduta per sempre”.
Ha quindi preso la parola la sindaca Chiara Appendino, ringraziando Antonia Arslan “per tutto ciò che ha saputo fare per la nostra comunità, una comunità allargata che non è solo quella torinese”. La sindaca ha sottolineato come i romanzi della nostra nuova concittadina abbiano “dato voce ad una memoria dolorosa perché è ancora viva, restituendo dignità a milioni di persone”, tramite la narrazione “di una storia che parte da una dimensione familiare per divenire poi universale”. Appendino ha quindi ribadito che con il conferimento della cittadinanza onoraria ad Antonia Arslan, la Città riconferma la sua solidarietà con il popolo armeno e con gli altri popoli ancora oggi perseguitati.
Infine, è stata la volta di Antonia Arslan, che si è detta “commossa per il calore e l’amicizia” avvertiti intorno a sé. “Sulle mie spalle si posa, inflessibile, il popolo scomparso”, ha detto citando una frase tratta dal prologo di uno dei suoi libri, “ed oggi sento di nuovo questo peso, il peso di bambini e donne abusati, di uomini che non hanno potuto difendere le loro famiglie. Oggi li sento qui a ringraziare, per questo atto che contribuisce a rompere un silenzio iniziato nel 1923, con il Trattato di Losanna e la definitiva ascesa al potere in Turchia di Mustafà Kemal e durato decenni”. Arslan ha ricordato quelli che ha definito “gli scheletri nell’armadio della Turchia odierna, non colpevole ma complice di quanto avvenne: il genocidio degli armeni, le persecuzioni e l’espulsione di altre minoranze etniche come i greci e gli assiri”. E la scrittrice ha concluso: “D’ora in poi, Torino sarà una delle mie case preferite”.

[fonte: CittAgorà]

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Feb 10


“Una ferita mai rimarginata, un dramma per anni dimenticato”. Con queste parole il presidente del Consiglio Comunale di Torino, Fabio Versaci, ha aperto la cerimonia in Sala Rossa per il Giorno del Ricordo. Una celebrazione istituita con la legge 92 del 2004 per non dimenticare le vittime delle fobie e l’esodo di istriani, fiumani e dalmati all’indomani dei Trattati di Parigi del 1947, con cui l’Italia cedeva alla Jugoslavia la città di Fiume, il territorio di Zara, le isole di Lagosta e Pelagosa, gran parte dell’Istria, del Carso triestino e goriziano e l’alta valle dell’Isonzo.

Una carneficina, quella delle foibe, dettata dall’odio, politico e ideologico, come ha sottolineato Versaci. E un esodo che ha colpito migliaia di persone (8mila quelle arrivate a Torino), per troppi anni dimenticato, come ha evidenziato Nino Boeti, vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte e presidente del Comitato Resistenza e Costituzione.
Fu uno “sterminio ideologico, sociale e politico”, ha spiegato Boeti. Una tragedia negata per tanto tempo nel nostro Paese, relegandola a una questione regionale. E che ci invita oggi a riflettere – ha concluso Boeti –sui confini che l’Europa sta proponendo e sugli improponibili muri che si vogliono alzare.
È quindi intervenuto Antonio Vatta, presidente dell’associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia – sezione di Torino. Andato via da Zara a 10 anni, ha vissuto 12 anni in un campo profughi, per poi diventare un esule, “la cosa più brutta del mondo: si rimane senza patria tutta la vita”. La patria – ha detto – è stata matrigna con noi, E ancora oggi aspettiamo un indennizzo definitivo, che penso non ci sarà mai. Ho imparato tanto nel campo profughi, ho assimilato la nostra cultura e imparato a rispettare le Istituzioni, anche se ci hanno accolto malamente e ancora oggi subiamo offese”.

Ha quindi preso la parola la sindaca Chiara Appendino, che ricordato come il prezzo pagato dalle popolazioni italiane sia stato altissimo e si possa riassumere in tre parole: foibe, esodo, oblio. Con migliaia di persone e famiglie che hanno subito il dolore della perdita della propria terra e dell’oblio, colpiti da strumentalizzazioni ideologiche. Una diaspora umana – ha dichiarato – dimenticata per mezzo secolo, che oggi ci invita a una crescita collettiva, a fare in modo che la memoria sia più forte della violenza. In un momento in cui nel mondo le barriere crescono – ha concluso la sindaca – dobbiamo lavorare tutti insieme per costruire una comunità più coesa, in cui ciascuno contribuisca ad accrescere il benessere collettivo.

Infine, il Prefetto di Torino, Renato Saccone, ha consegnato i riconoscimenti del presidente della Repubblica Sergio Mattarella ai familiari delle vittime delle foibe e ha ricordato come le ferite siano quelle del popolo italiano – non solo degli esuli – che nel dolore deve sapere ritrovare il senso della comunità, sempre nel rispetto della verità storica. Il ricordo – ha affermato Saccone – deve diventare seme di concordia, e non di rancore, rinforzando il senso della cittadinanza europea.

[fonte: CittAgorà]

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