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Mar 23


Dal 23 marzo 2023, nella Manica Nuova del Palazzo Reale, i Musei Reali di Torino accolgono l’installazione Nuvola Rossa (1975) di Leonardo Mosso (1926-2020), preziosa donazione degli eredi dell’architetto, artista, fotografo, ricercatore, semiologo, professore torinese. Un omaggio all’alto valore della complessa identità dell’autore e un’occasione per avvicinare e conoscere la poetica di uno dei protagonisti della Torino del Novecento.

Leonardo Mosso, uomo di cultura e attivista per la conservazione del patrimonio architettonico del XX secolo, tra i promotori con Maria Adriana Prolo dell’Associazione Museo Nazionale del Cinema di Torino nel 1953 e fondatore nel 1979 dell’Istituto Alvar Aalto, poi Museo dell’Architettura Arti Applicate e Design, è stato un protagonista assoluto dell’applicazione dell’ingegno trasversale alle arti.

Nuvola Rossaè una struttura costituita da listelli in legno di tiglio con sezione di 3 millimetri, lunghi 35 cm, dipinti di rosso e uniti da giunti elastici in neoprene. Ideata per il Museo del Risorgimento di Torino, fu realizzata in parti piane nei primi mesi del 1975 alla Ca’ Bianca, l’atelier dell’artista a villa Nuytz Antonielli di Pino Torinese, e successivamente trasportata a Palazzo Carignano dove si realizzò l’unione dei pezzi e il completamento spaziale. L’opera, inserita nel Salone del Parlamento italiano, aveva uno sviluppo complessivo di circa 400 metri quadrati e la realizzazione fu organizzata e coordinata dall’arch. Gianfranco Cavaglià, con la collaborazione di un gruppo di studenti vicini al professor Mosso e, dagli appunti d’archivio, risulta che per il montaggio furono necessarie oltre 1.500 ore.

La nascita di Nuvola Rossa avviene in occasione del trentesimo Anniversario della Liberazione, quando il Museo Nazionale del Risorgimento di Torino dedica alcune stanze all’allestimento del Museo della Resistenza. Il progetto è affidato a Leonardo Mosso e al “Centro Studi Alvar Aalto”: le prime tavole sono datate settembre 1974 e il museo fu aperto al pubblico il 25 aprile 1975. Il progetto assume da subito un valore fortemente simbolico. Nella parte introduttiva dedicata alla Resistenza e all’antifascismo, Mosso immagina una soluzione “a due componenti integrati”: una struttura costruttiva formata da due grandi piastre nere e, su questa, una grande “cinetettura” rossa, che prese poi il nome di Nuvola Rossa. Come scrive lo stesso Mosso nell’articolo pubblicato sul numero 55 di “Nuova Società” (1° maggio 1975), l’installazione è: «Una grande “cinetettura” rossa, o struttura cinetica ad elementi rigidi e giunto universale elastico, di metri venti di lato; sospesa nel vuoto della grande aula – quasi un cortile aperto – e librantesi su parte di essa, come una bandiera. In questo ambiente immenso, rispettato e utilizzato con un intervento critico perché semiologicamente estraneo a tutti i livelli – come faceva notare Franco Antonicelli in una preziosa lettura critica di questo progetto – con i contenuti del nuovo museo e con la loro traduzione in forme costruite, la filigrana costruttiva della “cinetettura” – con l’ausilio a terra di quinte bianche di modesta altezza – permetterà di cogliere ancora appieno lo spazio della sala e gli elementi decorativi e pittorici, ma in trasparenza, come un cielo di teatro, senza esserne pesantemente coinvolti; mentre sarà nello stesso tempo sufficiente per evitare al visitatore una dissipazione concettuale e visiva e per introdurlo all’“altro” museo».

Nuvola Rossa fu smontata e rimossa in maniera inadeguata nel 1984 e i frammenti sono oggi conservati presso la Ca’ Bianca. L’attenzione verso il suo significato simbolico e civile riemerge nel 1997 grazie al “Comitato spontaneo per la salvaguardia delle opere d’arte e delle architetture del contemporaneo”, composto da artisti, architetti, intellettuali e politici non solo italiani, a ridosso dell’inaugurazione dei restauri dell’Aula del Parlamento Italiano a Palazzo Carignano – gli stessi spazi occupati in precedenza dalle installazioni museali di Mosso – con il fine di sollecitare il salvataggio, il restauro e la ricomposizione delle installazioni di Mosso nei loro spazi originali.

Nel 1999 il Maestro Correggia, fondatore e animatore dell’Ensemble Antidogma Musica, compone il “Requiem per una Nuvola Rossa”, per quartetto d’archi e pianoforte, eseguito in prima assoluta nel giugno dello stesso anno all’Auditorium di Madrid in occasione del Festival di Musica Contemporanea. Il brano dedicato a Mosso e alla Nuvola Rossa non è da intendersi – dirĂ  Correggia – come una marcia funebre, ma come “il malinconico ricordo di un’utopia andata perduta”.

La donazione degli eredi Laura Castagno Mosso e Stefano Mosso riporta alla luce la Nuvola Rossa, ora collocata nello scalone della Manica Nuova del Palazzo Reale di Torino, un edificio realizzato tra il 1899 e il 1903 dall’architetto romano Emilio Stramucci (1845 – 1926) e ispirato alle residenze principesche del Settecento italiano e ai capolavori juvarriani.

Nel dicembre 2022, prima di arrivare ai Musei Reali, l’opera è stata sottoposta a un intervento di restauro, con una prima fase di rimozione dei depositi di sporco, coerenti e incoerenti, dalla superficie degli elementi in legno e una successiva fase di revisione dei giunti elastici tra i regoli lignei e la riparazione o sostituzione degli elementi rotti o deformati, per ripristinare la corretta funzionalità cinetica della struttura in fase di allestimento. L’intervento ha richiesto l’analisi della configurazione costruttiva delle parti per ricostituire l’unitarietà dei singoli frammenti dell’opera, nel rispetto della loro legge di formazione e per una corretta esposizione. Le sostituzioni di elementi degradati sono state effettuate utilizzando gli stessi materiali impiegati dall’artista: legno di tiglio ed elastici in gomma EPDM.

Maggiori informazioni su: museireali.beniculturali.it/

Mar 22


Al via l’ottava edizione di Biennale Democrazia che avrà luogo a Torino da mercoledì 22 a domenica 26 marzo 2023.

In piazza Carignano il Flashmob di Corpo libero #Collective ha animato la giornata inaugurale: oltre duecento giovani hanno portato in piazza l’esito di un processo formativo e creativo che li ha coinvolti nell’esplorazione dei confini tra corpo, identità e libertà. Il progetto è stato realizzato da Torinodanza Festival, Teatro Stabile di Torino, Teatro Nazionale e Fondazione per la Cultura Torino nell’ambito di Democrazia Futura, la sezione del programma di Biennale Democrazia dedicata ai giovani, che si inserisce nel quadro più ampio di Torino Futura.
Al Teatro Carignano, successivamente, dopo i saluti del presidente di Biennale Democrazia Gustavo Zagrebelsky, ha avuto luogo il dialogo “Come nasce una dittatura” tra la giornalista e attivista turca Ece Temelkuran e la reporter Francesca Mannocchi.

Con il titolo Ai confini della libertĂ , Biennale Democrazia 2023 riparte dal complesso rapporto fra libertĂ  e democrazia, dentro e fuori le frontiere della nostra societĂ .

Mar 22


E’ stato presentato questa mattina al Lingotto, alla presenza del sindaco Lo Russo, degli assessori Foglietta e Purchia, della soprintendente Lisa Accurti, del presidente di Smat Paolo Romano – il restauro di ‘Locus of Rain’, l’opera del pittore e artista giapponese Susumu Shingu, collaboratore di Renzo Piano in molti progetti.

L’opera, il cui nome è una quasi un’ evocazione in tempi in cui il pericolo siccitĂ  allarma e preoccupa, è una sorta di scultura in movimento: una sofisticata macchina ad acqua mossa dalla rotazione di quattro vasi che si riempiono catturando l’acqua diffusa dall’asta centrale in una danza fluida e leggera.

Fu proprio di Piano, incaricato a metà degli anni Ottanta della riqualificazione dell’ex stabilimento industriale e della sua trasformazione in polo polifunzionale, l’idea di inserire una fontana all’interno del Lingotto. Collocata inizialmente, nel 1995, nel cortile interno dell’edificio commerciale, nel 2001, in occasione della nuovo ampliamento, in accordo con la Soprintendenza, venne deciso di spostare la fontana all’ingresso del Lingotto sul lato di via Nizza

Il restauro da parte di Smat ha interessato anche la vasca, nella quale l’opera è alloggiata e che raccoglie l’acqua di ricircolo, e tutta l’impiantistica, dalle pompe ai sistemi di automazione elettrica, che consentono la programmazione ed il controllo da remoto.