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apr 11


Nel giorno del 25° anniversario della sua scomparsa, la Sala Rossa ha reso omaggio a Primo Levi con un incontro introdotto dal vicepresidente Giulio Cesare Rattazzi, nel corso del quale sono intervenuti il sindaco Piero Fassino, il vicepresidente del Centro studi “Primo Levi” Ernesto Ferrero, il presidente della Comunità ebraica di Torino, Beppe Segre e il professor Oscar Chiantore, della Facoltà di Chimica.

Il vicepresidente Rattazzi, dopo aver letto un messaggio di saluto del presidente Giovanni Maria Ferraris, assente per motivi di salute, ha aperto l’incontro ringraziando i convenuti e sottolineando come ”Primo Levi abbia descritto come una creatura umana perda la dignità per il totalitarismo e la distruzione di massa. Levi ha avuto il coraggio di raccontare ciò che ha vissuto”. Per il Centro internazionale di studi “Primo Levi” ha quindi preso la parola Ernesto Ferrero: “Se siamo qui a testimoniare per Primo Levi, grande torinese, è perché è uno dei non molti scrittori che crescono sempre più alla distanza degli anni. Con il suo racconto – ha concluso Ferrero – non vuole commuoverci e non si atteggia a vittima, vuole farci capire, ci chiede di essere accompagnato nel viaggio che lo porterà all’opera “Sommersi e salvati”.

Beppe Segre, intervenendo a nome della Comunità ebraica torinese, ha affermato: “Primo Levi lo portiamo nel cuore, quanto ha scritto ci ha plasmato e forse non sappiamo quanto. Solo grazie a “Se questo è un uomo” conosciamo il dramma di persone altresì sconosciute. Lui è lo scrittore di tutto il mondo, ma radicato nel mondo piemontese.

Il professor Chiantore ha quindi rievocato la traiettoria del Primo Levi chimico, alla luce delle varie iniziative con le quali la Facoltà di Chimica, nella sua sede di corso Massimo d’Azeglio, ha reso omaggio al suo prestigioso allievo, al quale è dedicata l’aula magna.

E’ poi stato il sindaco Piero Fassino a concludere la cerimonia, tracciando il ritratto di “un uomo che ha segnato di sé la vita di questa città, di questo Paese, che ha lasciato un segno nella cultura mondiale”. Ricordando il ruolo di Primo Levi quale testimone dell’immane tragedia dei campi di sterminio, il primo cittadino ha sottolineato come il tempo faccia correre ai fatti il rischio dell’oblio. “Dobbiamo trasmettere alle nuove generazioni la testimonianza di quanto accadde allora, contrastando il revisionismo che cerca di negare quella catena di orrori” ha sostenuto Fassino, ribadendo la necessità di “affermare i valori della democrazia, della solidarietà, della libertà, fondamento di una società in cui ciascuno possa sentirsi libero”. Primo Levi, “uomo poliedrico nella sua umanità straordinaria, orgoglioso della sua torinesità, partecipe della comunità ebraica” ci ha fornito con le sue opere “uno strumento straordinario per questo impegno nel perpetuare la memoria”. Opere nelle quali Levi ha saputo “fondere intellettualmente professione, cittadinanza, identità, rapporto con il proprio Paese”. “I 25 anni trascorsi dalla sua scomparsa non hanno offuscato il valore delle sue opere, che restano fondamentali per interpretare il presente e il futuro stesso”.