Questa mattina nella sala del Consiglio Regionale, in via Alfieri 15, alla presenza delle autorità Regionali e del Sindaco Piero Fassino, è stata consegnata una medaglia in ricordo della Resistenza a un gruppo di ex partigiani torinesi.
Nel suo intervento Fassino ha sottolineato il significato profondo di tale cerimonia: “il mio saluto a tutti voi è tanto più affettuoso perché sono io stesso figlio di un partigiano, cresciuto nel culto della memoria della Resistenzaâ€.
Il Sindaco ha evidenziato come in Piemonte la lotta di liberazione sia stata una sollevazione popolare che ha coinvolto tutte le classi sociali e, a tal proposito, ha citato lo scrittore Giorgio Bocca che, in un suo celebre libro, ha scritto:“il Piemonte fu la regione in cui la Resistenza ebbe il carattere più unitario. Qui si videro uomini e donne di diversa appartenenza sociale combattere insiemeâ€.
“Essere qui e rendere onore a coloro che hanno combattuto contribuendo a liberare l’Italia dal nazi-fascismo – ha concluso Fassino – non è solo un atto di giusto omaggio nei confronti dei presenti e di quanti non ci sono più. È anche la riconferma del nostro impegno a far rivivere ogni giorno i valori in difesa della libertà , della democrazia e della giustizia nati sessantasei anni faâ€.
Accolgono gli ospiti, servono il tè, lanciano frecce, suonano strumenti con grazia da oltre quattrocento anni.
Sono le Karakuri Ningyo, le bambole meccaniche giapponesi in mostra per la prima volta in Italia fino a domenica 18 dicembre nei sotterranei di Palazzo Barolo (via Corte d’Appello 20/ C). Due pezzi della collezione, invece, sono ospitati al Museo d’Arte Orientale (via San Domenico 11).
L’allestimento Karakuri. Bambole dal Giappone – Atto Secondo è giunto in Italia grazie all’Associazione Yoshin Ryu, in collaborazione con Japan Foundation e con l’Artcraft Museum di Inuyama nella prefettura di Aichi-Nagoya.
In Giappone le bambole da sempre sono un must have per bambine e adulti: sono le protagoniste dei giochi infantili, dei carri animati, ma anche oggetti di devozione e da collezione, tant’è che è possibile individuare decine di categorie diverse. Sono vere e proprie opere d’arte, molto amate dagli appassionati. Dai burattini antropomorfi, agli animali, all’oggettistica: per secoli gli artigiani giapponesi hanno sempre di più affinato le loro abilità creando veri capolavori per stupire il pubblico.
“Raffinate, quasi magiche, sono la sintesi perfetta di gusto estetico e ingegno meccanico del Sol Levante” sostengono gli organizzatori. La diffusione delle karakuri ningyo risale al 17° secolo (periodo Edo 1603-1868), quando la creazione di sofisticati ingranaggi in legno, molle, contrappesi in sabbia, mercurio o acqua ha consentito di realizzare capolavori di ingegneria con le sembianze di bambole, la cui naturale evoluzione e continuità è sfociata nella robotica nipponica.
Una mostra sulla meccanica, dunque, che si apre al futuro con i robot. Un esempio di questa arte moderna è il Wakamaru, il ritratto contemporaneo di un antico servitore di tè Karakuri, che si può ammirare nelle sale espositive di Palazzo Barolo (dal 4 all’11 dicembre i robot saranno in movimento).
Al rapporto bambole e robotica saranno dedicate alcune iniziative con esperti del Politecnico. A raccontare com’è stata tramandata nei secoli questa tradizione artistica e artigianale sarà , domenica 6 novembre alle 17, Shobei Tamaya IX, ultimo erede di una lunga tradizione familiare risalente al 1734.
L’allestimento propone percorsi didattici dedicati agli allievi delle scuole elementari, medie e superiori sugli usi e costumi del popolo giapponese. Un nuovo approccio per conoscere e confrontarsi con una cultura profondamente diversa da quella occidentale. È possibile prenotare una visita con dimostrazioni sul funzionamento (si potrà azionarne direttamente il movimento) di una Karakuri e del robot Wakamuru, telefonando al numero verde 800.911.549. Una quota dell’incasso sarà devoluta alla Croce Rossa giapponese per la sua attività a favore della popolazione colpita dal terremoto e dallo tsunami.
Informazioni mostra: www.bambolegiappone.it
A Porta Palazzo in via Genè 12 inaugurati i rinnovati spazi delle Associazioni ASAI e Cantiere S.O.S.
Accolti da Sergio Durando, Presidente dell’Associazione ASAI erano presenti all’inaugurazione Ilda Curti, Assessore all’Urbanistica, Periferie, Integrazione; Giovanni Maria Ferraris, Presidente del Consiglio Comunale e Emanuele Durante, Presidente della Circoscrizione 7.
Le Associazioni Asai e Cantiere S.O.S. operano da alcuni anni, in rete con altre realtà , sul territorio di Porta Palazzo con attività di doposcuola, corsi di italiano L2 e laboratori.
Nel corso dell’estate gli ambienti sono stati totalmente rinnovati con la convinzione che uno spazio accogliente, bello, aperto ad una pluralità di attività e di persone possa rafforzare i processi di formazione dei singoli ed il senso di appartenenza alla comunità locale.
In occasione dell’inaugurazione dei nuovi spazi è stata, inoltre, allestita la mostra – “facce da cantiereâ€: la gente di Porta Palazzo lungo le strade del suo quartiere – con foto di Nicola Nurra e di Fabio D’Errico, Michelangelo Ferragatta, Cosmina Lefanto, Elena Scarparo, Alessandro Taricco.
La ristrutturazione degli spazi è stata possibile grazie al contributo volontario di istituzioni e singoli cittadini.
Hanno inoltre partecipato all’inaugurazione i rapper di Porta Palazzo, le ballerine di danza africana coordinate da Paola Fatima Casetta e gli artisti del Circo sociale del laboratorio Circostanza (Fondazione UCI Uniti per Crescere e Viviamo in Positivo).
La merenda per tutti è stata preparata dalle Mamme di via Genè.



