Gen 12

In una gremita Sala Rossa, la Città di ‪‎Torino‬ ha reso omaggio alle vittime degli attentati in ‪‎Francia‬ e ha manifestato il proprio cordoglio, solidarietà e vicinanza al popolo francese. Alla presenza di numerose autorità civili, militare e religiose (tra cui, il rabbino capo di Torino Rav Ariel Di Porto, il rappresentante della Moschea Mohammed VI Abd El Ghani e Sergio Velluto, Presidente del Concistoro Valdese), sono intervenuti il vicepresidente del ‪Consiglio Comunale‬ di Torino, Silvio Magliano, il presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte, Alberto Sinigaglia, la console generale di Francia Edith Ravaux e il sindaco di Torino Piero Fassino.
[fonte: CittAgora]
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Gen 09

In piazza Castello centinaia di manifestanti sono intervenuti al presidio di solidarietĂ per la strage del settimanale satirico francese Charlie Hebdo, nella quale hanno perso la vita 12 persone.
Sotto il Gonfalone della CittĂ di Torino presenti anche il sindaco Piero Fassino e il presidente della Regione Sergio Chiamparino.
“I profondi legami storici e culturali che da sempre legano la storia di Torino alla Francia, ci fanno sentire in queste ore il dolore dei francesi come un nostro dolore. Siamo vicini alle famiglie delle vittime, al popolo francese e alle sue istituzioni in queste ore buie di sofferenza e di rabbia.
Libertà , democrazia, uguaglianza, rispetto delle persone e della loro identità sono valori irrinunciabili che devono essere riconosciuti e rispettati sotto ogni cielo e in ogni terra. Per questo ci sentiamo impegnati a contrastare ogni forma di violenza, di intimidazione, di sopruso e di intolleranza”.
Con queste parole il Sindaco di Torino Piero Fassino ha espresso il proprio cordoglio e quello della CittĂ al Console Generale di Francia Madame Edith Ravaux.
In segno di lutto Palazzo Civico ha esposto le bandiere a mezz’asta di Italia e Francia.
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Mag 09

E’ stata celebrata oggi pomeriggio nella Sala Rossa di Palazzo Civico la giornata dedicata alle Vittime del terrorismo e della stagione dello stragismo e il 35° anniversario dell’assassinio di Aldo Moro. Hanno contribuito a tratteggiare la figura dello statista Cesare Varetto, rappresentante del direttivo dell’Associazione italiana vittime del terrorismo e dell’eversione contro l’ordinamento costituzionale dello Stato e l’onorevole Guido Bodrato. Il 16 marzo 1978, le Brigate Rosse tesero ad Aldo Moro un agguato in via Fani, poco lontano dalla sua abitazione, nel corso del quale furono uccisi due carabinieri e tre poliziotti della scorta. Moro fu rapito e il suo corpo fu ritrovato 55 giorni piĂą tardi, proprio il 9 maggio, in via Caetani, nel pieno centro storico della capitale, all’interno del portabagagli di quella Renault 4 rossa, destinata a divenire tristemente famosa. Aveva 61 anni quando la furia cieca dei brigatisti mossa da una rabbia incontenibile e ingiustificabile, al termine di una lunga segregazione ne ha decretato la morte.
“Sono trascorsi 35 anni da quelle drammatiche giornate, segnando uno spartiacque nella storia dell’Italia democratica – ha esordito il sindaco Piero Fassino -. Una delle ereditĂ lasciate da Aldo Moro è stata la necessitĂ di costruire sintesi, favorire l’incontro, modernizzare il Paese. Sentiva impellente la necessitĂ di unire le forze popolare per dare un nuovo corso alla conduzione del Paese. La sua è stata una lezione di straordinaria laicità ”. Il suo resta un pensiero attuale, ha spiegato Fassino, pronunciando un discorso accorato, nel corso del quale ha ricostruito le tappe fondamentali di quel percorso che vedeva le due maggiori forze politiche, Dc e Pci impegnate a pensare alla elaborazione di un pensiero che potesse dare all’Italia stabilitĂ politica.
Moro fu un innovatore attento, serio, mai retorico. Seppe trovare un punto di equilibrio tra il suo essere uomo di fede e politico di primo piano nelle istituzioni.
Quello che la politica dovrebbe recuperare da Moro è la capacitĂ costruire il futuro: aveva intuito che c’era bisogno di una nuova integrazione, e la sua resta una lezione di metodo:
“Ripensare a quel periodo oscuro che ha coinvolto così gravemente il nostro Paese vuol dire anche riconoscere che non fu così facile reagire collettivamente alle prime intimidazioni, ai primi attentati – ha sottolineato il sindaco-. Riflettere sugli anni di piombo, come in questa occasione, ci permette di rendere onore alle vittime e trasmettere alle nuove generazioni la testimonianza di quella stagione drammatica”.
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