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Oct 20


Liberamensa nasce nel 2008 dalla scommessa della cooperativa Ecosol di coniugare offerte di qualità nel campo della ristorazione con il concreto impegno sociale di offrire opportunità di reinserimento attraverso la formazione e il lavoro a persone in stato di detenzione. In questa logica sono nati servizi di catering e di gastronomia, un panificio (“Farina nel sacco” in Via San Secondo 10/F) e un vivaio dove si produce zafferano. A fianco di queste produzioni Ecosol, insieme alla Direzione della Casa Circondariale Lo russo e Cutugno (ex Carcere delle Vallette), ha deciso di aprirsi a un nuovo progetto: Liberamensa, Ristorante in carcere. Un luogo pensato e realizzato con il contributo fondamentale della Compagnia di San Paolo e dello studio di architetti U.d.A. degli architetti Andrea Marcante e Adelaide Testa promotori, a titolo gratuito, di questa iniziativa che mira a introdurre l’architettura degli interni in un luogo “debole” per antonomasia quale il carcere. Il progetto architettonico non intende cancellare l’identità dei luoghi, ma piuttosto sovrapporre ad essi un nuovo codice estetico in grado di dialogare con le preesistenze e di rendere armonioso ciò che normalmente viene trascurato, a tal fine nulla di ciò che esisteva è stato rimosso ma è stato semplicemente arricchito e migliorato. Per i materiali e gli arredi, forniti da importanti aziende italiane e straniere, ci hanno pensato le numerosi sponsorizzazioni tecniche che hanno deciso di partecipare a questo progetto.
Il ristorante offrirà un menu degustazione e vedrà impegnati direttamente i detenuti, sia nella preparazione dei piatti che nel servizio. Particolare attenzione è stata posta nella scelta delle materie prime: oltre alle produzioni interne di pane, pasta fresca, dolci, zafferano ed erbe aromatiche troveranno spazio altri prodotti di piccoli produttori locali.

Liberamensa, Ristorante in carcere.

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Sep 23


Una marcia di 7000 contadini, artigiani del cibo, pescatori, indigeni, attivisti e leader di Slow Food, semplici cittadini da 143 Paesi hanno sfilato ieri nel tardo pomeriggio per le strade del centro di una Torino che per cinque giorni, dal 22 al 26 settembre, è la capitale culturale della biodiversità alimentare mondiale, con l’undicesima edizione di Terra Madre Salone del Gusto per la prima volta realizzata all’aperto, nel centro cittadino.

Carlo Petrini, presidente di Slow Food: «Il potere delle multinazionali dell’agroindustria cresce sempre di più e le speculazioni finanziarie sul nostro cibo condizionano la vita e la sopravvivenza di milioni di contadini nel mondo. Sul fronte opposto sta emergendo con forza una moltitudine che vuole e può cambiare dal basso le regole imposte da un’economia che travolge le vite dei più deboli».

«La fusione recente tra Bayer e Monsanto è un esempio gravissimo» afferma José Bové intervenuto a una conferenza al Teatro Carignano «perché siamo di fronte alla creazione di un’azienda gigantesca che controlla allo stesso tempo semi, fertilizzanti, erbicidi, pesticidi…. e medicine per curarne le eventuali conseguenze sulla salute umana».

Slow Food lavora quotidianamente insieme a tanti contadini, piccoli produttori, associazioni, movimenti e istituzioni, in 160 Paesi proprio per rafforzare l’economia locale e l’agricoltura di piccola scala.

L’umanità di Terra Madre è scesa in piazza per affermare che il nostro cibo non può dipendere da decisioni prese nel chiuso di consigli di amministrazione interessati solo ai fatturati, ai profitti e ai dividendi.

Prima della marcia, al Teatro Carignano, si è svolta una cerimonia alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha reso omaggio ai delegati di Terra Madre.

Tra questi, la messicana Dalí Nolasco Cruz, indigena Nahua, coordinatrice del Presidio Slow Food del peperoncino serrano di Tlaola, Messico: «Abbiamo salvato questa varietà tradizionale e l’abbiamo trasformata in un’alternativa economica per le contadine indigene della nostra comunità. Contadine che da sempre hanno sofferto una tripla discriminazione: per essere donne, per essere indigene e per essere povere».

Il mondo dell’agricoltura è fatto da grandi multinazionali, ma anche da più di 500 milioni di aziende familiari che ogni giorno lottano per difendere la biodiversità, promuovere sementi autoctone, agire localmente per sviluppare economie sane e pulite.

Questa moltitudine promuove concretamente un modello alternativo, delinea futuri possibili in cui la sovranità alimentare è realizzata e diffusa, in cui il cibo non è schiavo di un mercato senza volto e senza freni.

Loro sono giganti, non c’è dubbio, ma noi siamo moltitudine!

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Sep 23


E’ iniziata l’edizione più straordinaria di sempre perché per la prima volta la kermesse si tiene all’aperto e senza biglietto di ingresso. A dare il via è stato il Ministro dei Beni e delle attività culturali Dario Franceschini che ha tagliato il nastro inaugurale insieme al presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, la sindaca della città di Torino Chiara Appendino, il presidente di Slow Food Italia Gaetano Pascale e Carlo Petrini, presidente di Slow Food.

Il ruolo di Terra Madre Salone del Gusto non solo come grande evento, ma come momento di contatto tra culture e tradizioni è sottolineato anche dal sindaco di Torino Chiara Appendino, per cui questa edizione aperta favorirà un nuovo paradigma: non un salone di cose ma di persone, in cui la città si fa sempre più protagonista.

“È tempo di prendere atto che la divisione tra agricoltura e cultura è fittizia. Chi produce cibo fa cultura, e chi consuma chiede accesso a questa cultura attraverso l’informazione: perciò dobbiamo mettere ognuno in condizione di sapere da dove viene il cibo che mangia, come è stato prodotto, quanto lavoro ha richiesto, come questo lavoro è stato retribuito”, queste le parole di Petrini che continua: “In questi vent’anni sono passati molti presidenti e molti sindaci e la collaborazione è sempre stata straordinaria. Succede perché c’è un sistema Piemonte che funziona. È un monito per chi organizza eventi guardando soltanto al ritorno economico, se pensi solo all’aspetto commerciale, prima o poi, arriva un commerciante più bravo di te. Ma nessuno può levare Terra Madre Salone del Gusto da Torino, perché è qui che operano mille volontari ed è qui che centinaia di famiglie, parrocchie, pro loco e associazioni ospitano 1500 delegati: questo è ciò che definisco un bene di relazione. Non è qualcosa che entra nei bilanci, ma che diventa coesione sociale”

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