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Giu 07


Dedicato a Giancarlo Pajetta lo spazio verde di via Tripoli all’angolo con via Boston. Nel corso di una cerimonia avvenuta questa mattina, alla quale hanno partecipato Giovanni Maria Ferraris, presidente del Consiglio Comunale, Carlo Bajardi, presidente dell’Associazione ex Consiglieri regionali, Giancarlo Quagliotti e Piero Aceto, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’Associazione ex Consiglieri comunali, è stata ricordata l’importante figura dell’uomo politico. All’ omaggio che Torino riconosce a un uomo di forte integrità morale, esponente di primo piano della Lotta di Liberazione, per tutto il secondo dopoguerra protagonista della vita politica italiana e internazionale, parlamentare della nostra città e dirigente del Partito Comunista Italiano, hanno anche preso la parola l’ex sindaco Diego Novelli e la figlia Gaspara Pajetta. A introdurre la cerimonia, alla quale erano presenti gli alunni delle V della Elementare Casalegno e della Violeta Parra, è stato il presidente Ferraris che ha voluto ricordare come Paletta preferisse essere chiamato ‘Nullo’, pseudonimo assunto durante gli anni Trenta, il periodo dell’esilio in Francia, piuttosto che ‘Ragazzo rosso.

Nato a Torino il 24 giugno 1911 in una famiglia benestante, fin da ragazzo espresse le sue idee antifasciste. Studente del Liceo d’Azeglio – insieme a Vittorio Foa, Norberto Bobbio, Leone Ginzburg – si formò leggendo i classici del movimento operaio e i pensatori contemporanei e avendo tra i suoi maestri Augusto Monti.

Con Torino aveva un legame fortissimo. La sua infanzia si svolse in Borgo San Paolo: la mamma Elvira era insegnante elementare alla Santorre di Santarosa. Per essersi iscritto al Partito Comunista fu espulso da tutte le scuole d’Italia e nel 1927, ancora minorenne, conobbe per la prima volta la durezza del carcere, esperienza che ripeterà dal 1933 al 1943, condannato dal regime fascista per “cospirazioneâ€. Svolse un’intensa attività di scrittore e di giornalista e fu più volte direttore dell’Unità e di Rinascita, incarico che esercitava con curiosità intellettuale e passione. Uomo garbato, di grande ironia e meticoloso sul lavoro, Pajetta ha dato molto alla città di Torino e, oggi il capoluogo piemontese, gli ha reso omaggio con l’intitolazione di questo giardino di Santa Rita. Per Diego Novelli, che ha ricordato l’amico fraterno, Pajetta non fu né amendoliano, né riformista, solo “comunistaâ€. La cerimonia si sciolta con l’intonazione di Bella Ciao, da parte del folto gruppo di bambini.

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Giu 06


La mostra propone un percorso attraverso l’arte europea del Medioevo e del Rinascimento, con una selezione di sessanta opere, provenienti dalla collezione di Alexander Basilewsky, molte delle quali mai più esposte in Occidente da quando lasciarono la Francia nel 1885.

Dal IV secolo a metà del Cinquecento, da Bisanzio alla Spagna, dalla Francia alla regione del Reno e della Mosa, all’Italia, la collezione Basilewsky, tra le più ricche e straordinarie formatesi nel corso dell’Ottocento, offre l’opportunità unica di attraversare secoli di storia e di arte, radunando alcuni dei capolavori più alti nel campo delle arti decorative – intaglio in avorio, smalti limosini, maiolica italiana – e offrendo un ampio ventaglio di tecniche e di stili.

Per l’età Medievale, sono documentati soprattutto oggetti d’uso liturgico provenienti da chiese e monasteri: calici, reliquiari, croci, pissidi, flabelli (ventagli liturgici), piatti di legature per codici manoscritti, trittici, piccole statue; accanto a questi, anche manufatti di uso profano, come i vetri dipinti a oro di età paleocristiana, i dittici consolari, i cofanetti, e un raro corno da caccia (olifante).
Tra i capolavori presenti, la celebre cassetta reliquiario di santa Valeria, con figure policrome su fondo dorato, e la croce detta di Friburgo, mirabile creazione del gotico francese di inizio Duecento.

Le arti del Rinascimento sono rappresentate dagli smalti dipinti di Limoges, con splendidi esemplari delle botteghe di Pierre Raymond e dei Penicaud, e dalle maioliche italiane. Queste si presentano come una raccolta nella raccolta, altamente rappresentativa della produzione cinquecentesca nella penisola, con opere di Casteldurante, Deruta, Gubbio, Urbino, e con capolavori firmati dai maestri Nicola da Urbino, Giorgio da Gubbio e Xanto da Rovigo. Completano la sezione, alcuni pezzi d’eccezione della ceramica francese, di cui Basilewsky fu tra i primi collezionisti: le cosiddette “faiences de Saint-Porchaire†e le ceramiche di Bernard Palissy e della sua cerchia.

Maggiori informazioni sul sito di Palazzo Madama

[fonte: TorinoCultura]

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Giu 05


Da oggi , giovedì 6 giugno, la Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino apre, nell’Exhibition Area al primo piano del museo, una grande mostra dedicata alle opere su carta di Nicola De Maria. Si tratta di 300 lavori realizzati dagli anni Settanta fino ad oggi.

In occasione dell’esposizione l’artista realizzerà appositamente alcuni lavori site specific: un’opera muraria di dimensioni imponenti (9×4 m), due carte di grandi dimensioni (5x 2m) a dimostrazione di come anche il lavoro su carta adattato agli ambienti sia per De Maria parte fondamentale del suo percorso, ed alcune pitture parietali. “I miei disegni sono bandiere della gioia e della forza. Suonano le campane, fugge l’infelicità dal mondo. I miei disegni sono fiori magici, usignoli fatati…” afferma l’artista in un testo del 1990 per il catalogo della mostra al Saarland Museum di Saarbrucken in Germania.

La mostra sarà articolata nel rapporto tra il disegno e lo spazio dipinto, la fragilità della carta e la monumentalità della parete, in un costante dialogo dimensionale dove il canto del disegno si confonde nella musicalità della parete. Il disegno è per l’artista non solo la genesi di tutto il suo lavoro artistico, ma quasi assume vita autonoma, carico di spiritualità che scaturisce direttamente dal colore.

I lavori in mostra provengono da importanti collezioni museali e private e da gallerie internazionali. Alla GAM sarà inoltre visibile un nucleo di opere inedito proveniente dall’archivio dell’artista e una selezione di lavori da molto tempo non più esposti al pubblico o per la prima volta presentati in Italia in una istituzione museale.

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