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Gen 26


In occasione del Giorno della Memoria 2017, gli spazi del Polo del ‘900 ospiteranno Ricordi futuri 2.0 una mostra organizzata dal Museo Diffuso della Resistenza, a cura di Ermanno Tedeschi, sulla memoria della Shoah e sulla sua rielaborazione nell’arte contemporanea.

L’oggetto principale dell’esposizione è la memoria della tragedia della Shoah così come la memoria che lega ogni uomo alle proprie origini e tradizioni. Questi due livelli si incontrano all’interno del percorso espositivo che offre allo spettatore una doppia chiave di lettura: la testimonianza di chi ha vissuto direttamente la deportazione (attraverso interviste, documenti dell’epoca, filmati, fotografie e oggetti originali) e la rielaborazione della memoria, la sua attualizzazione, da parte di chi l’ha vissuta indirettamente, attraverso opere d’arte contemporanea.

Una mostra di racconto e di riflessione, che si sviluppa attraverso un linguaggio tecnologico immersivo e l’esposizione di opere di artisti italiani e internazionali che attraverso la pittura, la scultura e la fotografia rappresentano momenti ed episodi legati alla memoria. Interviste a figli di sopravvissuti, come quella a Daniel Libeskind, opere di artisti israeliani che raccontano la storia della loro famiglia reduce della Shoah, come quelle di Vardi Khana, Yuri Dojc, Tobia Ravà, Sher Avner, e Sharon Rashbam Prop,così come le opere di chi non ha legami diretti con la storia del popolo ebraico ma che ha scelto di lavorare sulla memoria e sulla sua rielaborazione (Bruna Biamino, Valerio Berruti, Francesca Duscià, Francesca Leone, Paolo Amico, Riccardo Cordero, Moshe Gordon, Brigita Huemer Limentani, Menashe Kadishman, Eugene Lemay, Antonio Meneghetti, Barbara Nejrotti, Benjamin Renoir, Max Tommasinelli, Greta Schodl): tutte rappresentano, in questa esposizione, il ponte tra il testimone diretto e il visitatore.

La parte centrale della mostra presenta un’installazione multimediale costituita da due binari sui quali scorrono documenti e immagini che raccontano la vita delle famiglie prima della Shoah; parallelamente in un’altra video-installazione sono proiettate le immagini della realtà della vita quotidiana.

La mostra affronta inoltre il tema della musica, simbolicamente rappresentata da un piccolo violino ritrovato in un campo di sterminio, attraverso l’esplorazione del lavoro del maestro Francesco Lotoro, autore dell’Enciclopedia KZ Musik. In essa si raccoglie tutta la produzione musicale creata tra il 1933 e il 1945 da musicisti di ogni estrazione e provenienza nei campi di prigionia, di concentramento e di sterminio del Terzo Reich e di altri Paesi.

È infine presente una video intervista a Liliana Segre, una delle poche sopravvissute alla Shoah ancora viventi. Deportata ad Auschwitz – Birkenau all’età di tredici anni, ha perso nel Lager il padre e i nonni paterni e solo nel 1990 ha incominciato a raccontare la sua esperienza di sopravvissuta.

Maggiori informazioni sul sito del Museo Diffuso della Resistenza

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Gen 27


Oggi, 27 gennaio, Giornata della memoria, istituita per non dimenticare quell’immane tragedia dell’umanità che è stato l’Olocausto. Nella ricorrenza del 27 gennaio 1945, data in cui vennero liberati i prigionieri del campo di concentramento di Auschwitz e il mondo comprese la ferocia di cui era stato capace il genere umano.
Le vittime dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi di concentramento sono state commemorate al Cimitero Monumentale in corso Novara con l’omaggio ai cippi della deportazione e degli ex internati e al Sacrario dei caduti della Resistenza e la preghiera alla Lapide in memoria degli Ebrei.
Presenti il vice sindaco Elide Tisi, le autorità civili e militari, i rappresentanti delle associazioni combattentistiche e della Resistenza.
Alle 11.00 nella sala del Consiglio Comunale a Palazzo Civico si è svolta la celebrazione ufficiale con gli interventi di Nino Boeti, vicepresidente del consiglio regionale; Guido Vaglio, direttore del Museo Diffuso della Resistenza; Dario Disegni, presidente della Comunità ebraica torinese. La cerimonia si è conclusa con le letture degli alunni della scuola media Foscolo ospiti d’onore della cerimonia per il Giorno della Memoria e l’intervento del Sindaco Piero Fassino.

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Mar 27


Straordinaria raccolta cerimonia, ieri pomeriggio, nella porzione di Parco Colonnetti che si affaccia su via Emanuele Artom. Testimonianze e canti del coro diretto da Roberto Beccarla hanno fatto da contorno all’inaugurazione del Giardino dei Giusti, in ricordo delle persone che hanno salvato la vita agli ebrei perseguitati dalle leggi razziali. Fortemente voluta dalla Città e dalla comunità ebraica, intorno alla pietra erratica Val Pellice, da cui è stato ricavato il cippo in mezzo al prato in cui sono state messe a dimora 36 piante (come i 36 Giusti del Talmud che salveranno il mondo), si sono dati appuntamento i sopravvissuti alla Shoah, ormai molto anziani e i residenti di questo angolo verde di Mirafiori. Tutti convinti della valenza di questo omaggio che onora insieme la memoria degli scomparsi nel genocidio, i salvati e i loro benefattori. Dopo la lettura da parte di Sarah Kaminski del messaggio del sindaco, dolente per l’assenza dovuta a impegni istituzionali nella capitale, i saluti di Marco Novello (presidente della Circoscrizione) e di Ilda Curti. A Emanuele Segre Amar è toccato il ricordo dei salvatori di tante vite: di chi, invece di denunciare e incassare un compenso di cinque mila lire (alla fine degli anni 30 una cifra ragguardevole), ha nascosto in casa i perseguitati e chi, semplice ufficiale d’anagrafe, falsificò l’identità delle persone in fuga da nazisti e che, a settanta anni di distanza, si schermisce e, un po’ alla Gino Bartali (che nascose il ruolo di Giusto) giustifica il comportamento con parole che si scolpiscono nei cuori:”Non merito, ma dovere”.

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