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Jan 27


Oggi è la Giornata della Memoria. Celebrazioni ufficiali, letture, incontri, spettacoli riportano l’attenzione sui giorni dello sterminio, per mantenere viva l’attenzione sugli insegnamenti della storia e scongiurare il ritorno delle condizioni per il sorgere di sentimenti razzisti nella società. La Città di Torino ha ricordato le vittime dell’Olocausto al Cimitero Monumentale, dove è stato reso omaggio a tutti i deportati nei campi nazisti. Alla Stazione Porta Nuova il ricordo dei deportati e la deposizione di una corona presso la lapide Aned, di fronte al binario 17.
Alle 10,15 in Sala Rossa la celebrazione ufficiale. Presenti la sindaca Chiara Appendino, il Presidente del Consiglio Comunale Fabio Versaci e le autorità cittadine. Tra gli interventi, quelli di Barbara Berruti, vicedirettore dell’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea, e Franco Segre della Comunità Ebraica di Torino.
Altre iniziative animeranno il fine settimana e poi ancora fino a giovedì 2 febbraio.
Qui si può scaricare il programma completo.

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Jan 27


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Il 27 gennaio ricorre il Giorno della Memoria, commemorazione delle vittime del nazismo, dell’olocausto e celebrazione in onore di chi ha protetto i perseguitati a rischio della propria vita.
La Città omaggia le lapidi dei caduti al Cimitero Monumentale e a seguire celebra il Giorno della Memoria con una commemorazione nella Sala Rossa di Palazzo Civico.
In Sala Rossa erano presenti i rappresentanti delle associazioni Perseguitati politici italiani antifasscisti, Ex Internati, Ex Deportati e della Resistenza, oltre ad un nutrito gruppo di studenti del Convitto “Umberto I”.
La cerimonia è stata introdotta dal presidente del Consiglio comunale, Giovanni Maria Ferraris che ha sottolineato come questa giornata sia un’occasione di riflessione comune su quanto è accaduto, perché ciascuno si impegni nella vita quotidianamente nella costruzione di “una società che sia degna di definirsi civile”.
Bruno Segre Presidente dell’Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani antifascisti, ha tenuto l’orazione ufficiale.
All’età di 95 anni resta uno dei pochi testimoni diretti di una tragedia umanitaria, la Shoah che, ha sottolineato, non ha precedenti nella storia.
Tra la rievocazione dei tragici eventi, ha ricordato i sei milioni di ebrei scomparsi, al termine della guerra, evidenziando la responsabilità del popolo tedesco, che non poteva non sapere ma che riteneva la deportazione utile ad un intero sistema economico e produttivo.
Si è soffermato sul silenzio del Papa, negli anni delle deportazioni ma ha ricordato l’impegno della “Chiesa di base” nel salvare migliaia di vite umane.
Ha ricordato i 600 mila militari italiani internati, per i quali era stata violata la convenzione di Ginevra, non essendo stati considerati prigionieri di guerra.
Si è quindi soffermato sul fenomeno del negazionismo che, ha affermato, è un reato e va punito.
“Ricordare gli eventi della Shoah, ha affermato, è una presa di coscienza, uno strumento per aiutare a capire e prevenire, perché non succeda più quanto avvenuto ieri. Onoriamo le vittime traendone una lezione morale, ha concluso, per un nuovo umanesimo per una nuova identità dell’Europa libera da fantasmi e desiderosa di giustizia e di pace”.
L’attrice Rosanna Sfragara ha quindi letti brani tratti dal libro Spettri, i miei compagni di Charlotte Delbo, scrittrice francese di origine piemontese, nei quali l’autrice racconta la sua esperienza della deportazione e del ritorno a casa, affrontando nel contempo tematiche universali quali la memoria, l’amore, l’amicizia, l’arte ed il teatro.
Infine l’intervento del sindaco Piero Fassino per il quale il 27 gennaio 1945 segna uno spartiacque, poiché da quel giorno “nessuno ha potuto dire di non sapere”.
Da quel giorno, ha affermato, il mondo ha avuto la consapevolezza dell’orrore dei campi di sterminio,.
Per questo, ha sottolineato la celebrazione del Giorno della Memoria è stata voluta perché non si smarrisse il senso della tragedia e ci si battesse perché quegli orrori non si dovessero ripetere.
Rinnovare ogni anno il ricordo, ha continuato il sindaco, rinnova il dolore di chi subì la tragedia e l’oblio può essere un modo per continuare a vivere, “ma non sarebbe atto responsabile che l’oblio riguardi anche noi che abbiamo il dovere di non dimenticare per rendere onore a chi, innocente, ha pagato con la vita per la propria identità, la propria storia, la propria cultura i propri valori”.
Occorre non dimenticare e serve trasmettere memoria perché “nello scorrere del tempo e nell’oblio non smarrisca l’abisso di quella tragedia e si possano riproporre eventi luttuosi e drammatici che produrrebbero altre vittime”.
In riferimento ai recenti episodi accaduti a Roma, Fassino ha affermato come sdegno e indignazione debbano andare oltre, “poiché sappiamo come sia ricorrente il tentativo di riscrivere la storia per come non è stata, i tentativi di legittimazione e di giustificazione del nazismo e del fascismo e delle tragedie che quelle dittature provocarono”.
Infine ha sottolineato come ricordare significhi riportare alla memoria anche “la vergogna di tanti italiani che non vollero vedere e non vollero sapere e che addirittura denunciarono dietro una vile taglia di 5 milia lire, ma vuol dire anche ricordare donne e uomini che non si piegarono e che agirono per salvare vite umane, a rischio della propria”.
“La conoscenza di quel tempo, ha concluso il sindaco, e l’impegno quotidiano costante e continuo vuole essere volto ad affermare ogni forma di antisemitismo, di razzismo, di intolleranza, di xenofobia, vogliamo mantenere vivi gli anticorpi che impediscano a questi orrori di turbare la convivenza civile della nostra società”.

[fonte: Ufficio stampa Consiglio comunale]

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May 07


E’ stato celebrato oggi l’anniversario della liberazione del campo di concentramento di Mauthausen, liberazione avvenuta il 5 maggio 1945 quando le truppe americane liberavano i prigionieri del campo di sterminio.

Si sono svolte diverse celebrazioni per ricordare la ricorrenza. Al Cimitero Monumentale si è reso omaggio ai Caduti al Campo della Gloria.
In Sala Rossa a Palazzo Civico cerimonia con interventi di autorità e partecipazione commossa di studenti. A Mafalda, Marcello e Cecilia, allievi della terza B della Media Meucci, è toccato il compito di leggere le pagine più toccanti di ‘Codice Sirio’(Ramolfo editrice, Carrù, 2003). Si tratta delle testimonianze dirette del lager di Ferruccio Maruffi, classe1924, che conobbe la crudeltà di quel campo austriaco dal marzo ’44, quando vi fu imprigionato, fino al giorno della liberazione da parte delle truppe americane. Maruffi presiede in Piemonte la sezione dell’Aned, l’associazione degli ex deportati e non passa giorno che non si spenda per sottolineare l’importanza del ricordo, perché quello che ha vissuto sessantotto anni fa non avvenga ‘mai più’.
A proposito della dimenticanza e dell’oblio, “la peggiore nemica della tragedia dell’Olocausto”, Silvio Magliano, vicepresidente del Consiglio comunale, ha citato Simon Wiesenthal, il cacciatore di nazisti che assicurò alla giustizia, fino alla scomparsa nel 2005, tanti responsabili del genocidio. Ecco spiegata l’importanza di manifestazioni come quella di oggi, che mantengono vivo il ricordo degli orrori dei campi di sterminio, alimentano gli anticorpi contro i germi della violenza, contro la rimozione e il revisionismo.
A Mauthausen vennero deportati in 200mila. Uomini, donne, anziani e bambini di differenti nazionalità: oppositori politici, persone perseguitate per motivi religiosi, omosessuali, ebrei, zingari, prigionieri di guerra e anche detenuti comuni. La metà di essi fu uccisa, o morì a causa delle inumane condizioni di vita e di lavoro. Su quella collina dell’Oberdonau, sopra la piccola cittadina di Mauthausen, in Alta Austria, i deportati conobbero il martirio della prigionia, l’orrore dei forni crematori, la morte con il lavoro, nelle camere a gas e negli altri molteplici modi violenti.
“Auschwitz, Birkenau, Bergen-Belsen, Dachau, Ravensbrück insieme a Mathausen, sono alcuni dei diversi luoghi che evocano nella memoria collettiva il dolore universale per le generazioni intere del Novecento spazzate via dalla follia del nazismo – ha spiegato il sindaco Piero Fassino, pronunciando un discorso accorato. – Trasmettere conoscenza di quei fatti è non solo il doveroso omaggio a milioni di esseri umani – donne, uomini, bambini, anziani deboli e indifesi – vittime innocenti dell’agghiacciante volontà nazista di annientare il popolo ebraico, ma impegno per impedire che l’umanità possa tornare a conoscere quell’orrore aberrante”.
“Quel che è avvenuto non deve accadere mai più. La conoscenza aiuta a essere pronti a estirpare i primi segni dell’ antisemitismo, del razzismo, dell’intolleranza e della xenofobia. E’ necessario un impegno quotidiano, costante e continuo a fermarne la mano”- ha concluso il sindaco.

Nel pomeriggio alla stazione Porta Nuova, Marta Levi in rappresentanza della Città insieme a Roberto Placido e Ferruccio Maruffi hanno posto una corona sotto la targa che ricorda la partenza dei deportati politici per i campi di sterminio nazisti.

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