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Set 05


Oggi, Venerdì 5 settembre, si è svolta la cerimonia di intitolazione del giardino compreso tra via Ternengo/via Pacini e via Bioglio/via Leoncavallo a ricordo di Giuseppe Saragat, già Presidente della Repubblica.
La cerimonia ha avuto inizio con l’ingresso del gonfalone della Città di Torino, decorato di medaglia d’oro al valor militare, e la bandiera dell’Associazione Nazionale Polizia di Stato, sezione di Torino, accompagnati dall’Inno Nazionale.
Presso la sala Polivalente di via Leoncavallo 23 si sono tenuti i discorsi ufficiali. Sono intervenuti:
Giovanni Porcino, Presidente del Consiglio Comunale e Presidente della Commissione Toponomastica; Nadia Conticelli, Presidente della Circoscrizione 6; Danilo De Masi, Presidente della Fondazione Saragat e Rubèn Mainardi, Responsabile di Casa Acmos.
Infine l’evento si è concluso con la cerimonia di scoprimento della targa.

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Lug 01


Con creatività e abilità, i giardinieri, falegnami e fabbri del Servizio Verde Gestione della Città di Torino rendono il verde pubblico più accogliente e bello, dando una nuova vita a rifiuti e materiali di scarto.
In tempi di forti ristrettezze economiche per le amministrazioni locali, pur patendo tale perdurante situazione, occorre ricercare soluzioni, le più economiche possibili, che consentano di ottenere un effetto piacevole per rendere parchi, giardini, piazze sempre più presentabili e accoglienti.
Significativa a tal riguardo l’esperienza del Servizio Verde Gestione del Comune di Torino. Oltre alle aiuole fiorite, possono abbellire il verde anche arredi costruiti con materiali di recupero, come quelli realizzati per diverse manifestazioni torinesi e ora presenti in diversi giardini pubblici.
Chi opera nella manutenzione del verde dispone di svariati materiali: legno, ferro, materiali edili, vetro, cortecce, cartoni, porzioni di piante, radici, rami, foglie, fiori. Riutilizzati con creatività e fantasia, tali materiali possono trasformarsi in opere di pregio, significato e bellezza. Tutto a “costo zero”, aspetto non trascurabile . I giardinieri del Comune di Torino sono da sempre particolarmente abili nel riutilizzare tutto quanto è disponibile per inventare arredi e composizioni, sia per gli ambienti esterni che per gli uffici che per mostre e manifestazioni. Così, una panchina storica, ma fatiscente, viene rimessa a nuovo, pezzi di ferro o lamiera arrugginiti, ripuliti e lavorati, acquistano una nuova forma, un cestino portarifiuti vandalizzato diventa contenitore pervasi, un palo dell’illuminazione pubblica e dissuasori in ferro danneggiati possono acquistare nuove forme. Ugualmente, frammenti di corteccia sono un ottimo rivestimento per vari tipi di arredi, il tronco di piante abbattute viene scolpito a mano per acquistare forme diverse da posizionare ad hoc nell’ambito di un arredo di pregio.
Tali trasformazioni avvengono grazie all’abilità di giardinieri ricchi di fantasia, supportati da falegnami e fabbri del Servizio Verde Gestione che, di volta in volta, in base alle diverse esigenze, inventano e costruiscono opere di valore estetico, fatte per durare, che racchiudono una professionalità storica, risalente al 1870 con la costituzione della prima Giardineria comunale.

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Mar 28


E’ stato intitolato alla “Vittime delle foibe” il giardino che si trova tra i corsi Molise, Grosseto e strada delle Vallette, nel lato adiacente via Ambrosini, per conservarne e rinnovarne la memoria vittime dei massacri delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata.
La cerimonia si è svolta questa mattina alla presenza di autorità politiche, civili e militari, con il Gonfalone della Città di Torino.
Le foibe sono cavità di origine naturale presenti sul Carso (altipiano alle spalle di Trieste e dell’Istria). Alla fine della seconda guerra mondiale le truppe del regime di Tito vi gettarono migliaia di persone, alcune dopo averle fucilate, alcune ancora vive, “colpevoli” di essere italiane o contrarie al regime comunista. Gli infoibati erano prevalentemente italiani, ma tra loro vi erano anche sloveni e croati.
Una Legge italiana istituì il Giorno del Ricordo per conservare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe e dell’esodo di 350.000 italiani dalle terre istriane, fiumane e dalmate che dopo il Trattato di pace purtroppo passarono alla Jugoslavia.

Terra di vento e cicale
Nel chiuso e silenzioso clamore
del mio febbrile pensare,
ricerco una irraggiungibile meta,
una ragione per tanta tenebra d’affanni
e per i sogni abbandonati
lungo i binari del destino.
Al tempo trascorso
ed alla mia natia terra
di rocce, vento e cicale,
molti fili ancora mi legano.
Vorrei essere vela,
o forse nube
per andare là,
ed immedesimarmi nel morire del giorno,
nella terra che s’oscura
e nel tenero abbraccio della sera.
Eleonora Manzin, poetessa, esule da Valle d’Istria

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