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Mar 23


“Questo giardino, che vuole essere il regalo dei torinesi ad un Padre della Chiesa, possa diventare un luogo di incontro e di raccoglimento, un simbolo dell’amore di un Vescovo portatore di speranza, di accoglienza e di rinascita”.
Questo l’auspicio del presidente del Consiglio comunale, Giovanni Maria Ferraris, che questa mattina è intervenuto alla cerimonia di intitolazione del giardino di piazza Borgo Dora al cardinale Michele Pellegrino, vescovo di Torino dal 1965 al 1977.
Il presidente, ripercorrendo la vita di Pellegrino, ne ha ricordato il suo essere “semplice e schietto”.
Ricordando la lettera pastorale “Camminare insieme” del 1971, ha sottolineato come per il cardinale il vescovo non fosse “chi sta davanti”, bensì colui che “cammina in mezzo agli altri”.
Davanti a molti cittadini presenti all’iniziativa, ha preso la parola don Roberto Gottardo che, portando il saluto del vescovo Cesare Nosiglia, si è soffermato sul significativo contributo che Pellegrino ha dato nel far camminare insieme una città che, già in quegli anni, si manifestava nella sua pluralità.
Ernesto Olivero, fondatore del Sermig, ha espresso ancora una volta gratitudine al cardinale, responsabile di aver dato fiducia a un gruppo di giovani, concedendo una sede per il Sermig. “Se abbiamo fatto qualcosa di buono a Torino e nel mondo, lo dobbiamo a lui”, ha detto Olivero che, in relazione alla presenza dell’Arsenale della Pace, proprio davanti al giardino ha affermato: “Faremo di Porta Palazzo una porta di pace e una porta di rispetto, continuando a dare fiducia ai giovani, così come Pellegrino aveva fatto con noi”.
Prima dello scoprimento della targa, il presidente della Circoscrizione 7, Emanuele Durante ha manifestato il desiderio che da un luogo di incontro e confronto, come è un giardino, possano nascere idee tra i cittadini per il futuro sviluppo del quartiere.

[F.D’A. – Ufficio stampa Consiglio comunale]

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Mar 09


A ricordare Mario Molinari, artista torinese geniale quanto originale, si sono ritrovati in tanti questa mattina davanti al portone della sua casa-studio di via Saluzzo 56, in occasione dello scoprimento di una targa commemorativa che il Comune di Torino ha installato in sua memoria.

C’erano la moglie Pia Balducci e i figli William e Jacopo, il presidente del Consiglio comunale Giovanni Maria Ferraris, l’assessore alle Attività e manifestazioni culturali Maurizio Braccialarghe, il presidente della Circoscrizione 8 Mario Cornelio Levi, il sindaco di Coazze Paolo Allais, mentre il sindaco di Napoli Luigi de Magistris ha inviato un messaggio letto durante la cerimonia dal presidente della Fondazione Mediterraneo Michele Capasso.

“Oggi ricordiamo un uomo, un artista capace di regalare, con le sue opere e le sue emozioni, un messaggio di vita, di amore e di pace a tutti noi”, ha dichiarato Ferraris nel suo intervento. “La Città di Torino – ha continuato il presidente del Consiglio comunale – da Molinari definita una matrice dell’arte surreale e fantastica vuole, con l’apposizione di questa targa, celebrare un artista eclettico che, con le sue geniali creazioni, si è fatto apprezzare dal mondo intero”.

“E’ importante avere il coraggio di ricordare le persone importanti, significative del nostro passato – ha sottolineato Braccialarghe – e Molinari va ringraziato per aver rappresentato la sua modalità artistica e la nostra città nel mondo e per la sua capacità di portare l’arte tra la gente per la gente”.

Artista di riconosciuta personalità, Molinari (nato a Coazze il 9 marzo 1930 e morto a Torino il 27 novembre 2000) era di scuola surrealista ma non rinunciò mai ad una lettura assolutamente originale della scultura, della pittura e delle arti visive in genere. Portò le sue installazioni nelle piazze, convinto della necessità dell’incontro diretto con il pubblico, ma espose anche nei grandi musei, nelle gallerie e nelle più importanti fondazioni europee e del mondo.

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Mar 11



Mario Soldati torna all’attenzione della cronaca.
L’11 marzo non erano in pochi ai Murazzi per vedere lo scoprimento della targa in onore del celebre intellettuale torinese, scomparso nel 1999. Posta su iniziativa del centro Pannunzio (del quale Soldati fu anche presidente), la targa ricorda un vero e proprio atto di eroismo ormai dimenticato.
Il testo iscritto, approvato a suo tempo dalla Commissione Toponomastica del Comune di Torino, ricorda il fatto: “Qui il 17 marzo 1922 un giovanissimo Mario Soldati (1906 – 1922) esempio di coraggio ed altruismo ai giovani di ogni tempo trasse in salvo dalle acque del fiume Po un coetaneo in pericolo di vita meritando la medaglia d’argento al merito civile”.
La vicenda, ormai dimenticata, all’epoca fece scalpore. Nel marzo del ’22, all’età di 15 anni Soldati salvò dalle acque gelide del Po (all’altezza dei Murazzi) il coetaneo Lello Richelmy che stava per annegare.
Il salvato apparteneva a una famiglia importante in città: Lello era il nipote dell’arcivescovo di Torino e fratello del futuro poeta e giornalista Tino Richelmy.
Pochi mesi dopo, fu conferita a Soldati la medaglia d’argento al valor civile. Il diploma, controfirmato dal Re, fu firmato da Paolino Taddei (ministro degli Interni del governo Facta), ed è datato 28 ottobre 1922. Il giorno della marcia fascista su Roma! Qualcuno dice sia stato l’ultimo atto dell’Italia liberale.
Oggi ai Murazzi si è rivisto anche il figlio Michele Soldati accompagnato dalla consorte. Quel gesto non lo ha mai sorpreso, Michele ricorda bene ancora oggi la generosità e l’altruismo del padre.
Sullo stesso tema l’intervento di Beppe Castronovo: “Di questi tempi il gesto generoso di quel grande torinese è un esempio per le nuove generazioni, un modello di comportamento al quale i giovani dovrebbero ispirarsi. E non sarebbe male che tutti leggessero e facessero tesoro dei concetti espressi in un libro fondamentale: ‘Avere o Essere’ di Erich Fromm.”
Il direttore del centro Pannunzio, Pier Franco Quaglieni, ha posto l’accento sui troppi individualismi della società contemporanea. Ha ricordato il 18 luglio del 1997. In quella nefasta data Abdellah Doumi, un marocchino di 26 anni, cadde nell’acqua del Po davanti ai Murazzi durante una rissa. Ma non fu salvato, anzi. Venne bersagliato con bottiglie, oggetti contundenti. Qualcuno gli gettò pure un’aspirapolvere. Un linciaggio. Abdellah Doumi annegò.
“Quando Doumi morì – ha detto Quaglieni – ci venne l’idea di ricordare l’eroismo di Soldati. E siamo felici che oggi l’iniziativa sia andata a buon fine.”

[fonte foto e testo: CittAgorà]

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